Versilia monumentale

Gita alla Fondazione Arkad, dove vive – ed è in piena forma – l’“astratto monumentale”. Gita giustificata dalla pubblicazione di un libro monumentale anch’esso. E legittimata dal periodo estivo, che un po’ di voglia di Versilia la fa salire. Obiettivo: fare il punto su una linea di tendenza spesso dimenticata.

Fondazione Arkad

Visita lampo alla Fondazione Arkad, nel grembo delle Alpi Apuane, dove il bianco dei marmi che hanno fatto grande Michelangelo cede il passo alle piane verdeggianti, ai castagneti profumati, al lungofiume ombroso e mai così prezioso come nella calura di queste giornate estive.
Proprio davanti al Palazzo Mediceo di Seravezza dove si tengono esposizioni con una programmazione continuativa, sorge un antico complesso architettonico adibito a laboratorio e deposito blocchi, cantine sotterranee per ospitare mostre e progetti artistici di vario genere. Sarebbe un po’ riduttivo e anche tecnicamente non corretto fare dell’Arkad un laboratorio di scultura inteso come azienda. Infatti non c’è una squadra di operai esecutori arruolati nelle mansioni canoniche della lavorazione artistica della pietra. Ma nel loro grande spazio, volendo si possono eseguire opere tendenzialmente monumentali, facendo venire all’occorrenza esperti artigiani cui delegare parti del lavoro.
Ma all’Arkad non si fa solo arte. La foresteria può ospitare dai 15 ai 20 artisti per periodi di permanenza anche lunghi, e formarli nelle tecniche della scultura. Si tratta insomma di un centro culturale a 360 gradi: sede per mostre, spettacoli, simposi, conferenze e scambi, luogo di ricerca artistica sperimentale, workshop per stranieri, ma anche eremo per lo studio di importanti fonti documentarie conservate nella biblioteca.

Fondazione Arkad

Qui la linea di ricerca è per lo più quella del cosiddetto “astratto monumentale”. Perciò l’Arkad ha fortemente voluto la pubblicazione di un importante volume curato da Valentina Fogher, che ha richiesto oltre cinque anni di duro lavoro, speso nello sguinzagliare un pool di critici a spulciare negli archivi d’artisti e di luoghi produttivi d’arte, di musei e istituzioni culturali, ponendo capo a una raccolta di materiale fotografico dalla mole imponente e spesso introvabile. A mettere tutto in libreria ci ha pensato l’editore Gli Ori di Prato.
Il risultato, Astratto monumentale, riempie una lacuna che purtroppo ritroviamo in quasi tutti i manuali di storia dell’arte che raccontano il movimento astratto italiano in maniera sommaria e certamente incompleta, trascurando senz’altro la grande pagina che si è scritta nell’area apuo-versiliese, e quindi fra Carrara e Pietrasanta.  Alle origini va certamente collocato il gruppo degli astrattisti riuniti a Milano attorno alla Galleria Il Milione dei fratelli Ghiringhelli, ma rappresenta un punto di snodo di grande portata la discesa di Henry Moore in Versilia, sul finire degli anni ‘50, e di lì la volontà del gruppo Henreaux di chiamare i maggiori protagonisti in ambito internazionale a cimentarsi con i materiali nobili della scultura. Così furono attratti a marmi e bronzi, dopo Moore, Hans Jean Arp e Georges Vantongerloo e molti altri scelti e invitati personalmente dal critico Marchiori.

Fondazione Arkad

Dal libro emerge la volontà di istituzionalizzare una tendenza artistica cogliendola dagli albori sino alle sue più mature espressioni, che si ritrovano, nel contemporaneo, in lavori votati alla dimensione ambientale quando non “architettonica”. Non è un caso che una sezione speciale sia dedicata alle opere, chiaramente ispirate all’idea di un’arte ambientale, che sono state istallate in maniera permanente al Parco Padula di Carrara durante la Biennale di Carrara curata da Giuliano Gori. Fascinosissimo poi e calcato in molte direzioni, l’astratto monumentale nelle terre d’Oriente, e qui basti fra tutti ricordare i nomi di Kazuto Kuetani, Kan Yasuda, Maki Nakamura e Yoshin Ogata, perché davvero la lista di opere e di artisti risulterebbe troppo lunga.
Infine, fra gli importanti esponenti di una precisa linea stilistica i cui profili e la cui storia è sapientemente raccontata in questo libro “indispensabile per gli studiosi”, gli artisti Cinthia Sah e Nicolas Bertoux, che sono anche gli instancabili animatori del progetto artistico di lunga durata che fa capo all’Arkad.

Francesca Alix Nicoli

www.arkad.it

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Francesca Alix Nicoli
Dopo gli studi classici Francesca Alix Nicoli si laurea in Storia della Filosofia e, di seguito, in Storia e Metodologia della Critica d’Arte. Le sue prime pubblicazioni vertono sul pensiero filosofico di David Hume nella produzione storiografica più recente, ed escono su riviste specialistiche universitarie. Nel 2004 dà alle stampe il primo libro di critica d’arte su “Le giuste premonizioni di Fausto Melotti”. Interrompe gli impegni universitari come assistente di cattedra di storia della filosofia all’Università degli Studi di Bologna e fa rientro a Carrara per prendere in mano la direzione dell’azienda di famiglia, gli Studi di Scultura Nicoli che operano dal 1835 in campo internazionale. Da allora opera con i maggiori artisti contemporanei come production manager. Suoi saggi specialistici sono apparsi in cataloghi e volumi collettanei di arte contemporanea ed approfondimento critico, ed è collaboratrice di numerose riviste di settore e magazines, fra le quali Flash Art, Arte e Critica, Artribune, Segno. Presso Mimesis Editore nella collana Eterotopie è in corso di stampa il suo secondo libro “Giù le mani dalla modernità” la cui uscita è prevista per il settembre 2012.