Kapoor a Venezia. Sacro e profano, caffè e incenso

La basilica di San Giorgio si popola grazie alla performance fumogena di Kapoor. Con un’ipotesi interpretativa aperta a tutto. Da vedere fino a novembre, magari con una tazzina in mano.

Anish Kapoor - Ascension - 2003/2011

Anish Kapoor (Mumbai, 1954; vive a Londra) e la sua Ascension atterrano a Venezia, nella Basilica di San Giorgio. Qui su Artribune vevamo già parlato della frequentatissima vernice nonostante l’infausto sciopero, che ha portato la basilica palladiana-scamozziana a riempirsi di fedeli dell’arte, ma anche di tacchi a spillo e borse firmate, mentre i pochi frati apparivano un po’ spaesati.
Kapoor torna a stupire con un’opera risalente al 2003: si parla di storico o ammuffito? La discussione si fa complessa, perché proprio nella Basilica di San Giorgio l’installazione sembra trovare il suo contesto ideale. E così ci si ritrova tutti con il naso all’insù, ipnotizzati da uno sbuffo di fumo che si disfa in volute informi per ricompattarsi in una colonna luminosa ed evanescente, sorretta da quattro potenti ventilatori.

Il dialogo fra l’architettura religiosa e il misticismo emanato dall’ectoplasmatica presenza porta a individuare una forma di spiritualità superiore ed estatica; non a caso l’artista indiano – forse non tanto ingenuamente – propone un’interpretazione che si rifà alla tradizione patristica: “È presente l’idea di Mosè che seguì una colonna di fumo, una colonna di luce…”. Pier Luigi Tazzi, qualche anno fa, a proposito della stessa installazione parlava di “vari gradi di penetrazione”, nonché di “molteplicità di direzioni e possibilità”.
Sono proprio le parole di Tazzi a sottolineare come la forza di Kapoor risieda nella continua e incessante mutabilità delle sue opere, le quali forse, più che site specific, dovrebbero essere definite site generic. Nessuna polemica, solo la constatazione che i lavori dell’indiano si relazionano in modo continuamente diverso con le location in cui vengono a trovarsi, tanto da poter parlare di una pluri-identità.

Eresia? Guardando Ascension un’ultima immagine ci illumina: base candida, tonda e liscia, fumo bianco e pastoso… non vien forse voglia di caffè? Eh sì, perché la vernice veneziana è anche l’occasione per presentare al pubblico la nuova tappa dell’Illy Art Collection, serie limitata che ha portato più di 70 artisti, tra i quali lo stesso Kapoor, a reinventare la creatura di Matteo Thun. L’indicibilità del sacro e i piaceri profani non son mai stati così vicini.

Giulia De Monte

La vernice della mostra di Kapoor

Venezia // fino al 27 novembre 2011
Anish Kapoor – Ascension
(Evento collaterale della 54. Esposizione Internazionale d’Arte la Biennale di Venezia)
a cura di Lorenzo Fiaschi
www.arteallarte.org
/ www.cini.it

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Giulia De Monte
Classe 1986, studi in Storia dell’Arte Contemporanea, scorazza liberamente per tutta l’Italia, possibilmente anche per il mondo; gestisce il blog Arte Libera Tutti, che si occupa di documentare il lato B dell’arte contemporanea, fatto di associazioni, collettivi e gruppi informali, tra nuovi modelli curatoriali e fruitivi. Ha pubblicato una serie di articoli per AAA TAC, rivista edita dalla Fondazione Cini di Venezia. Dal 2010 collabora con la neonata Venice Design Week, evento collaterale alla Biennale che si occupa di promuovere e investigare le relazioni tra arte, design e artigianato.
  • Marco

    L’effetto e’ interessante peccato che sia durato scarsi due minuti!

  • “Come incenso salga a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera” (Salmo di Davide 141, 1-2). Anni e anni di turibolo ma a nulla vale se non c’è l’arte a risvegliar dal “sonno della ragione”. Bravo Kapoor.

  • Ci sono passato due volte, e non funzionava, anche altri amici si son fatti una pista fin lì e sono stati delusi, per fortuna che c’era la mostra della Fondazione Cini a consolare

  • L’incenso è il profumo dell’infinito, diceva Baudelaire. La resina di Boswellia, una pianta che cresce sugli altipiani dell’Etiopia, è il tipo di incenso utilizzato anche nelle chiese.
    E’ uno dei doni fatti al cristo ed è legato alla religiosità per il tipo di pensiero che evoca..Se avessi un terreno in Sicilia coltiverei Boswellia per ottenerne la resina.
    E’ una sostanza che ha un valore terapeutico, molto rilassante e utile per il respiro.
    “Surgeon of the night sky” di Jon Hassell con Brian Eno è il mio ascolto preferito quando brucio, da profano, questo incenso.

  • Il Lavoro concettualmente è interessante, peccato che è stato realizzato male, l’effetto avrebbe dovuto dare l’idea di un vortice ascensionale.
    Bisognava studiarlo diversamente, in ogni caso Kapoor è un artista che merita attenzione.

  • anna

    la basilica di s.giorgio è bellissima

  • Pingback: Kapoor a Venezia. Sacro e profano, caffè e incenso : Artribune : Made in India()

  • antonella

    Sono rimasta ad osservare l’opera di Kapoor per un bel pò di minuti: è vero la figura ectoplasmatica che si crea non è continua. Ci sono piccoli intervalli di tempo, durante i quali si ha l’impressione di stare davanti a nulla, ma poi pian piano si ricrea questo vortice ascensionale che ti sorprende per il suo formarsi, lento,mistico ed infinito. Se la colonna di fumo fosse sempre presente, penso che ci verrebbe negato lo stupore di quando e di come si forma. Ho notato molti visitatori che ad alta voce dicevano ” Ecco,ecco…..si sta formando….”, e oltre al naso all’insù, avevano la bocca aperta per la sorpresa!