Dopo l’Amore questa volta l’arte incontra il Divertimento, al Chiostro del Bramante di Roma. E lo fa con i nomi più importanti dell’arte del Novecento e dell’epoca attuale.

Neanche è iniziata e già tutti ne parlano. La nuova mostra dal titolo Enjoy. L’arte incontra il divertimento promette bene e si prefigge di superare i 150mila visitatori della sorella maggiore che incontrava, invece, l’amore. Con questo seguito il Chiostro del Bramante sembrava aderire a un format di mostra che punta ai grandi numeri, facendo leva sulle opere dei più importanti protagonisti del Novecento e del contemporaneo, riuniti sotto un unico filo conduttore. Un ciclo però che è arrivato al suo termine considerata l’ultima dichiarazione del Direttore Generale DART Chiostro del Bramante, Laura de Marco, che annuncia una prossima mostra di Turner in collaborazione con la Tate Gallery di Londra.
Durante la conferenza stampa il curatore della mostra, Danilo Eccher; chiarisce l’intenzione di porre in luce i temi che nella storia dell’arte sono sempre lasciati un po’ al margine perché considerati banali o troppo facili. Enjoy. L’arte incontra il divertimento vuole invitare al gioco, considerandolo la massima esaltazione del pensiero, della ricerca e dello studio.

Michael Lin al Chiostro del Bramante, Roma 2017
Michael Lin al Chiostro del Bramante, Roma 2017

GLI ARTISTI

Con Michael Lin sparisce il celebre pavimento rinascimentale del Chiostro. Il superbo portico ora deve trovare il suo equilibrio con un giardino fiorito, motivo tratto dalle stoffe tradizionali taiwanesi, che modifica completamente la percezione dello spazio classico. All’interno la mostra si apre con Grande mobile rosso di Alexander Calder. L’invito all’azione è già chiarito, come anche la certezza che un’arte così sottile e poco ingombrante possa aver rivoluzionato l’idea stessa di scultura. Catapultati sin da subito in una profondità onirica infantile, il gioco spinge lo sguardo nel buio, dove accade The Centrifugal Soul. Mat Collishow, con l’utilizzo di una tecnologia estremamente complessa e l’uso di sofisticate stampanti 3D, crea un grande “zootropio” a tema naturalistico e riproduce quello che in natura è già spettacolo: il rituale di corteggiamento degli uccelli esotici del paradiso. Accompagnata da disegni e progetti, l’opera dell’artista svizzero Jean Tinguely, uno dei più innovativi e spiazzanti scultori del XX secolo, è presente con cinque delle prime macchine cinetiche realizzate negli Anni Sessanta. Le macchine si dovrebbero attivare con un pedale, non sempre reattivo. Il percorso sembra essersi concluso di fronte a Changing Rooms di Leandro Herlich: un labirinto nascosto sotto mentite spoglie. Tre camerini estendono gli spazi oltre gli specchi. L’opera immersiva di Herlich anticipa le proiezioni di Tony Ousler che accendono con Obcura una profonda riflessione sulla società delle immagini. Occhi strumento e specchio, che riflettono a loro volta gli schermi di altre proiezioni. Con In the corner of life e Caring time Ernesto Neto invita al divertimento della non azione, dove il tempo della natura si oppone al tempo dell’uomo. Un’autentica sorpresa si rivela a pochi passi: il Prisma meccanico di Pero Fogliati, che mette alla prova le facoltà cognitive dello spettatore con un’ingegnosa invenzione composta da un proiettore luminoso, dove all’interno sono stati posti dei dischi di gelatina colorata, e quattro palette di alluminio bianco roteanti. Le ombre di Fogliati abbandonano per sempre il luogo comune dell’oscurità, realizzando l’illusione di una policroma apparizione.
La Risata Continua (D’io) di Gino De Dominicis non si accorda completamente con il grande Wall drawing di Michael Lin, che riprende ancora una volta i motivi floreali tipici della tradizione tessile taiwanese. La potente risata, originariamente esposta in una mostra invisibile presso L’Attico di Sargentini nel 1971, forse necessitava di uno spazio libero da sovrapposizioni.

Tony Ousler, Obscura, 1996 2013
Tony Ousler, Obscura, 1996 2013

IL PUBBLICO È PROTAGONISTA

La sala al primo piano è interamente dedicata a Erwin Wurm, che detiene il primato dell’azione sulla riflessione. Le opere restano inespresse se lo spettatore non interagisce con esse seguendo precise indicazioni. Oltre ai vari oggetti e agli elementi di uso comune posizionati su alcune pedane, l’artista genera un ambiente ricreativo dedicato agli “ubriachi”, composto da improbabili mobili sui quali sono appoggiati drink e bicchieri, circondati da quattro pareti ricoperte da una carta da parati che ritrae il viso e il corpo dell’artista disposto in pose ironiche e deliranti. L’audioguida descrive come una denuncia all’abuso di alcol quello che in realtà sembra un invito.
L’artista visivo, ma anche regista teatrale, drammaturgo e compositore, Hans Op de Beeck, vincitore della XX edizione del Premio Pino Pascali, occlude il passaggio con un’enorme torta di compleanno che altro nasconde oltre l’apparenza della festa. After the Gathering è il tragico epilogo di quello che resta.
La poltrona gigante di Sudio65 risveglia l’istinto ludico del gioco infantile distorcendo le proporzioni e trasferendo la realtà in una dimensione surreale. Martin Creed rende visibile l’aria attraverso lo spazio occupato da palloncini rossi. L’artista studia un ambiente ludico che invita lo spettatore a immergersi all’interno della sala, diventando intenzionalmente parte dell’installazione stessa.
L’ultima sala accoglie l’opera di Ryan Gander, che tende una sottile connessione tra la storia dell’arte (la ballerina di Degas) e i solidi geometrici nella ricerca di forme assolute. Tra ordine e caos l’artista mette in scena una danza che esorta al gioco, alla ricerca di un equilibrio. Flowers and people ‒ Dark di TeamLab chiude l’intero percorso espositivo con un ciclo di crescita e morte che si ripete senza fine. Si tratta di un’installazione digitale interattiva che risponde all’azione e alla posizione del visitatore. I fiori si animano all’interno del quadro, simulando l’alternarsi delle stagioni.
Contribuiscono ad ampliare l’esperienza del tour le audioguide progettate da Zeranta Edutainment in collaborazione con DART Chiostro del Bramante, che porterebbero il visitatore a uscire dal proprio tempo sperimentando altre età, altri spazi mentali.
Il pubblico, dunque, è il vero protagonista di questa mostra, e potrà sentirsi partecipe interagendo con lo spazio, spostandosi oltre il limite imposto dalle rigide normative generalmente applicate dai musei. Una mostra che porta il Chiostro e Bramante a vivere la contemporaneità. Dopotutto “l’arte è sempre stata contemporanea”.

Donatella Giordano

Evento correlato
Nome eventoEnjoy
Vernissage22/09/2017 ore 19 su invito
Duratadal 22/09/2017 al 25/02/2018
CuratoreDanilo Eccher
Generearte contemporanea
Spazio espositivoCHIOSTRO DEL BRAMANTE
IndirizzoVia Arco della Pace 5 - Roma - Lazio
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Donatella Giordano
Curatore indipendente. Nata in Sicilia, vive a Roma dal 2001. Nel 2006 ha conseguito il diploma di laurea all’Accademia di Belle Arti di Roma con una tesi sulla Body Art. Insegna arte in una scuola pubblica. In veste di indipendent art curator ha curato mostre a: Palazzo delle Esposizioni, Roma; Scuderie Aldobrandini, Frascati; Fondazione Romaeuropa, Roma; Farm Cultural Park, Favara, AG; MAAM Museo dell’Altro e Dell’Altrove di Metropoliz, Roma. Ha collaborato come curatrice con centoxcentoperiferia e Arion, Roma; BOCS, Catania; Parking 095, Catania. È stata assistant curator presso il Macro, Roma; Gervasuti Foundation, Venezia. Nel 2012 ha pubblicato il catalogo “Quadratonomade, opere d’arte in scatola per un museo itinerante” edito da Gangemi. Nel 2013 il progetto Quadratonomade che ha co-curato, composto da 183 opere, è stato donato al Museo Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona di Rende (CS), ora in esposizione permanente.