Storia del festival internazionale che l’Italia ha regalato alla Spagna

Tre anni fa il festival di musica reggae più importante e longevo d’Europa si spostava da Osoppo a Benicássim. In Italia resta solo il ricordo di una manifestazione culturale più che funzionante, che riuscì a diventare un punto di riferimento musicale e culturale anche per l’oltreconfine. Una realtà che non ci siamo fatti scappare. Perché l’abbiamo fatta scappare.

Pubblico al Sunsplash 2012 - photo Luca Sgamellotti © Rototom 2012

La XIX edizione del Rototom Sunsplash Festival si è chiusa con un nuovo bilancio più che positivo. La stampa ha sottolineato con grande ottimismo l’impatto economico del festival, che oscillerebbe intorno ai 12 milioni di euro, e tutto questo grazie alla capacità di attirare 175mila visitatori. Un pubblico più che eterogeneo, ma che condivide interessi e temi sociali come tolleranza, non violenza, antirazzismo e antiproibizionismo delle droghe leggere. Le lodi fanno soprattutto riferimento alla componente internazionale del festival, all’impatto economico che deve comportare la presenza di un 70% di pubblico straniero in sette giorni di manifestazione.
Il main stage ha ospitato come di consueto le grandi voci della scena musicale di ieri e di oggi. In occasione dei cinquant’anni dell’indipendenza giamaicana, i figli d’arte Ky-Mani Marley e Andrew Tosh si sono uniti per omaggiare The Wailers e i rispettivi padri della cultura reggae. Sullo stesso palco non poteva mancare all’appello l’icona femminile Marcia Griffiths, meglio conosciuta come “Queen of Reggae”. Grande successo per i portoricani Calle 13 e il loro ritmo hip hop e latin rap, e per il più famoso italiano naturalizzato giamaicano Alborosie.

Alborosie – Sunsplash 2012 – photo Fernando F. Hevia © Rototom 2012

La Dub Station ha ospitato vecchie e nuove declinazioni del dub e del root, dal root africano di Alpha Blondy alla new roots di BushMan e Anthony B. A fare il grande spettacolo del mix di trip hop, soul e pop che ha segnato gli Anni Novanta ci hanno pensato i Morcheeba, e a far ballare il pubblico della dancehalle Etana e Freddie Krueger.
Il pubblico ha potuto scegliere anche in una vasta serie di attività culturali che il festival promette da sempre, e che ha rafforzato l’identità del festival consacrandolo come punto di riferimento europeo per tutta la cultura che orbita attorno alla musica reggae giamaicana. Nel 2010 il Rototom ha ottenuto l’importante riconoscimento dell’Unesco comeEvento emblematico del Decennio Internazionale per una Cultura di Pace e Non Violenza”.
Sono passati solo tre anni da quando la stampa italiana diffuse la notizia di un possibile trasferimento del Rototom in Spagna, eppure la vicenda del grande festival, in parte “scappato” ed in parte “cacciato” dall’Italia, sembra essere stata ormai dimenticata. Sicuramente non se ne sono dimenticati gli abitanti di Osoppo, il comune friulano tornato nell’anonimato perché privato della sua principale fonte economica. Allo stesso modo in Spagna non si sono dimenticati di quando giunse in regalo dall’Italia il Rototom, un festival che non smette di crescere quanto ad affluenza, ritorno economico e soprattutto capacità di creare e potenziare il network attorno a una cultura diffusa e ben definita.

Nella vicenda dell’esilio volontario del festival dovettero pesare non poco le accuse mosse al direttore e fondatore del Rototom, Filippo Giunta, che resta tuttora indagato per l’art. 79 della legge Fini-Giovanardi, “agevolazione all’uso di marijuana”, pena punibile da 3 a 10 anni di galera. E mentre resta viva la riflessione sul festival e sul suo direttore, se davvero siano la causa di questo fenomeno che si voleva abbattere e per cui Giunta resta sotto accusa, la terza edizione del Rototom in esilio in Spagna si è chiusa con un grande successo.

Enrichetta Cardinale Ciccotti

www.rototomsunsplash.com

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Enrichetta Cardinale Ciccotti
Enrichetta Cardinale Ciccotti (Napoli 1986, vive a Barcellona). Storica dell’arte, generazione erasmus. Per evitare la tanta agoniata sindrome post-erasmus ha fatto una serie di giri, ma dall'estero non è più tornata. Dopo le ricerche per tesi a Monaco di Baviera si è trasferita a Barcellona per studiare exhibition design. In Spagna ha collaborato per la galleria masART, la fiera d’arte contemporanea SWAB e l’Istituto di Cultura Italiana. Si occupa di stampa internazionale, contenuti web e social media per eventi culturali e portali. Collabora per il Sónar Advanced Music and New Media Art Festival. Scrive per Artribune dal 2012.
  • livio

    che c’entra con l’arte???????????

    • Caro Livio, ci occupiamo anche di musica su artribune. E di moda, architettura, cinema, fumetti, politica… Non è una rivista di arti visive in senso stretto.

    • E, aggiungo, di politica culturale ed economia della cultura. Il Rototom è un esempio lampante di come l’Italia, o meglio i cosiddetti decisori italiani, siano a dir poco miopi. E ciò si riflette evidentemente anche nel “comparto” dell’arte contemporanea. Esempio: aver nominato in estremo ritardo il curatore del padiglione italiano alla recente Biennale di Architettura e non averlo ancora nominato per quella di Arte del 2013 crea danni notevoli, e non solo alla nostra “immagine”. In tutti questi casi dimostri di essere un paese che usa la cultura alternativamente e schizofrenicamente come artificio retorico e ultima ruota del carro. Sul tema leggerai un bell’editoriale di Pier Luigi Sacco sul prossimo e imminente numero di Artribune Magazine. Dove parliamo di arte, fumetti, teatro, cinema, filosofia, food, architettura ecc. ecc.

  • andrea bruciati

    e dopo il trasloco del ROTOTOM, la cancellazione della FVG Film Commission, la chiusura della…

  • Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Sacco e compagnia (tipo Vettese) hanno Bruciato l’ottima intuizione del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza reiterando una sorta di contenitore di talk show solo per addetti ai lavori…

    Sacco parla di pensiero divergente e poi rimane convergente sul proprio orticello di amici e amici di amici. E questo in Italia lo fa ogni parrocchia.

    Sono tre anni che cerco di stimolare un NON sistema fatto di tante individualità compiacenti fra loro ma non collaborative.

    Quei pochi operatori attivi sono scappati all’estero.

    Vogliamo creare un progetto forte e realmente incidente? Ecco io propongo il contenitore di Kremlino come padiglione italia 2013. Ma chi mi segue?

    http://www.kremlino.blogspot.it/

    Sacco? Bruciati? Gioni? Di Pietrantonio? Tonelli? Vettese? Boh…

  • mario conti

    Cari amici,
    lasciatevi dire – da uno che vi conosce solo da pochi mesi, ma sufficienti per apprezzare taglio, qualità e diversificazione dello spettro della vostra rivista online – che fra tante imperdonabili trascuratezze o peggio, che ci fanno perdere pezzi e credibilità nel consesso internazionale, dell’incidente del festival del reggae ci consoleremo in fretta.
    A mio giudizio, a parte (eventuali) considerazioni economiche legate ad (eventuali) introiti collegati ad una tale manifestazione, nel reggae di arte ne vedo pochina. Consideratelo un’uscita peregrina e assolutamente personale ma, da decenni che l’ascolto, questo genere mi sembra statico quant’altri mai, legato a uno schema armonico e melodico quasi ridotto a nulla, specchio di nient’altro che dell’innocuo svanimento etilico di una fetta di quella società, e dei suoi epigoni in giro per il mondo che lo trovano ottimo per dondolare la testa, battere il piedino e sentirsi nel giro. Un mantra a buon mercato, un equivalente caraibico del rap, per fortuna senza la carica aggressiva; poco per un festival, secondo me.
    Nella speranza che non mi abbiate preso per il professor Aristogitone, vi mando un cordiale saluto e un augurio per la vostra bella testata.