Muore a 88 anni Vittorio Taviani, regista insieme al fratello Paolo di Maraviglioso Boccaccio

Si è spento oggi Vittorio Taviani, fratello di Paolo, e voce viva e ribelle del migliore cinema italiano degli anni ’80 e ’90. Il suo ultimo lavoro da regista è stato Maraviglioso Boccaccio, ma accanto al fratello ha contribuito alla sceneggiatura di Una questione privata, tratto dall’omonimo libro di Fenoglio

I fratelli Taviani sul set di Maraviglioso Boccaccio
I fratelli Taviani sul set di Maraviglioso Boccaccio

Immaginiamo due giovani fratelli, all’incirca in età da liceo, che gironzolano per le strade di Pisa e in un pomeriggio come tanti entrano al Cinema Italia (che ora non esiste più) e rimangono folgorati dalla bellezza, dal realismo e dalla “semplicità classica” di Paisà. È un po’ questo l’incipit che sta dietro alla carriera cinematografica di PaoloVittorio Taviani (il primogenito). Oggi Vittorio ci lascia dopo una lunga malattia. Vola via un regista a cui la parola “maestro” cala a pennello. Era nato a San Miniato, in provincia di Pisa, il 20 settembre del 1929. Aveva 88 anni e la lucidità cinematografica lo ha accompagnato fino all’ultimo, anche se impossibilitato a stare al fianco del fratello che ha esordito alla regia da solo con Una questione privata, film presentato lo scorso ottobre alla Festa del Cinema di Roma. Vittorio era più grande di due anni di Paolo e insieme a lui ha scritto alcune tra le pagine più belle del cinema italiano. Quello ribelle, storico e contraddittorio. Quello ispirato alla nostra cultura e tradizione.

I fratelli Taviani sul set di Cesare deve morire
I fratelli Taviani sul set di Cesare deve morire

QUEL CINEMA TRAGICO ED EPICO

Vittorio Taviani era un uomo d’altri tempi. Semplice e cortese, mai sopra le righe. La sua terra amata era la Toscana, la sua casa, in cui insieme a Paolo ha girato La notte di San Lorenzo. I due fratelli in una vecchia intervista hanno detto riguardo a questo film: “In La notte di San Lorenzo ci siamo identificati nella bambina che racconta ed esprime una nostra esperienza fondamentale, vissuta nella bellezza e nella tragedia della guerra del ’44, su quelle colline, nella nostra cittadina di San Miniato al Tedesco, che è così Toscana e che i nazisti hanno fatto saltare in aria. Nel film si intrecciano memoria e fantasia”. E Vittorio Taviani resterà nella memoria di tutti noi. Memorabile è infatti la sua, la loro, vittoria nel 2012 dell’Orso d’Oro alla Berlinale con Cesare deve morire. Tra gli ultimi film insieme, ma tra i migliori. Con al suo interno il tratto distintivo del suo, del loro, cinema: tragedia ed epica. Due elementi visivi e concreti del loro modo di raccontare storie, chiaro sin dal debutto, quando i Taviani e Orsini firmarono il lungometraggio Un uomo da bruciare ,interpretato da Gian Maria Volonté e ispirato alla vita di Salvatore Carnevale, bracciante socialista di Sciara, in provincia di Palermo, e freddato da un killer nel 1955.

MARAVIGLIOSO BOCCACCIO

“Abbiamo vissuto sino in fondo il dramma di riuscire a fare un lavoro che nessuno ti vuol far fare. Era difficile ieri, lo è oggi per i giovani che lottano per il loro primo film”, raccontano i due fratelli in un’altra intervista. Perché la carriera di Vittorio è legata in modo profondissimo all’inseparabile e indivisibile Paolo. Il loro ultimo impegno comune, coraggioso e ricco di sfumature da incanto e disincanto, come piace a loro, è stato Maraviglioso Boccaccio, del 2014. Un film corale, con i migliori interpreti del cinema italiano attuale, e ambientato nel 1348: a Firenze infuria la peste e dieci giovani si riuniscono cercando riparo in una casa di campagna. Per dieci giorni si raccontano storie d’amore e di sesso, provocanti e di scherno, con un unico intento: esorcizzare la morte. Paolo e Vittorio Taviani in Maraviglioso Boccaccio scelgono di adattare cinque novelle del Decamerone di Boccaccio creando una forte connessione con il nostro tempo e i nostri giovani, in preda a paure e instabilità. Un forte impegno cinematografico che ora continua con Paolo.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.