Arriva sul grande schermo la tormentata storia di Mies van der Rohe ed Edith Farnsworth

Jeff Bridges e Maggie Gyllenhaal saranno i protagonisti di un film sull’architetto Mies van der Rohe. La pellicola racconterà la storia della sua leggendaria “casa di vetro” e il rapporto tormentato con la sua committente, Edith Farnsworth

Farnsworth House, di Mies Van Der Rohe
Farnsworth House, di Mies Van Der Rohe

Un grande architetto, una casa leggendaria, una committente illuminata e il sospetto di un coinvolgimento sentimentale. Gli ingredienti per una pellicola di successo ci sono tutti. E difatti la storia del rapporto tra l’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe (1886-1969) e la nefrologa Edith Farnsworth sta per diventare un film hollywoodiano interpretato da Jeff Bridges e Maggie Gyllenhaal. Anche se la supposta liason tra i due è stata più volte smentita, la storia continua a offrire molti spunti per la costruzione di una narrazione affascinante. La dottoressa Farnsworth commissionò a van der Rohe, incontrato per caso durante una festa, una casa di villeggiatura da utilizzare nel weekend. Di tutta risposta, l’architetto realizzò per lei una delle sue opere più estreme: un’abitazione costituita da un solo ambiente e con pareti interamente di vetro.

OGGETTO DI CONTROVERSIE

L’edificio, che fu costruito tra il 1945 e il 1951, diventò però presto oggetto di controversie, prima per i costi di edificazione, lievitati rapidamente, poi per una serie di problemi pratici connessi al suo utilizzo (sembra, ad esempio, che di notte la casa si trasformasse in una specie di lanterna, attirando ogni genere di insetto, e che fosse suscettibile agli allagamenti). Edith Farnsworth, anche se continuò ad utilizzare la glass house di Plano, in Illinois, fino ai primi Anni Settanta quando decise di venderla, intraprese una lunga battaglia legale contro l’architetto tedesco, un attacco feroce che fece presto nascere il pettegolezzo che la dipingeva come un’amante rifiutata in cerca di vendetta. La notizia dell’uscita del film, la cui lavorazione sta per iniziare, è stata data nei giorni scorsi dal giornalista Roger Friedman del magazine Showbiz 411.

Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.