Tra performance e fotografia. Alla Tate Modern di Londra

Tate Modern, Londra – fino al 12 giugno 2016. Il museo britannico presenta un'audace mostra sul rapporto tra fotografia, rappresentazione del corpo e autoritratto. È “Performing for the Camera”, indagine lucida sulla relazione degli artisti con lo specchio e l'immagine fotografica. Tra grandi nomi del Novecento, outsider emergenti e profili Instagram, ogni gesto è rappresentabile. Ma non tutto è vero come sembra...

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Nadar, Adrien Tournachon Pierrot, Surpris - Album des figures d'expression du mime Deburau, Pl.6 1854. Musée d'Orsay, Parigi. Courtesy Tate Modern, Londra

Nadar, Adrien Tournachon Pierrot, Surpris – Album des figures d’expression du mime Deburau, Pl.6 1854. Musée d’Orsay, Parigi. Courtesy Tate Modern, Londra

I PERFORM, THEREFORE I AM
L’ultima temporanea alla Tate Modern è una densa passeggiata con artisti dalle più svariate poetiche, suddivisa in sei sezioni tematiche: un incredibile sforzo per accostare Nadar a Instagram, Jeff Koons a Yves Klein, autoritratti intimistici a performance in spazi pubblici. Una mostra dal titolo chiaro e, allo stesso tempo, completamente elusivo: performance può essere sia il medium artistico in senso stretto, sia qualsiasi azione nel quotidiano.

TEATRO DEL MONDO – MONDO DELL’ARTE
Ad aprire il percorso è l’emblematico Salto nel vuoto di Yves Klein, scatto in cui l’artista francese spicca un balzo da un palazzo parigino; lo fa tuttavia eliminando, nella foto finale, il supporto di diversi assistenti, pronti a raccoglierlo. L’immagine-manifesto introduce Documenting Performance, la prima sezione della mostra, dedicata a sondare la collaborazione tra artisti performer e fotografi. Da Sarah Bernhardt al mimo Charles Deburau, immortalati da Nadar, si passa ai nomi di punta della storia della danza americana: Trisha Brown, Merce Cunningham, Yvonne Rainer.
Questi ultimi sono catturati dalla regista Babette Mangolte e dal duo Harry ShunkJános Kender, già fotografi per Yves Klein. Instancabili reporter nel mondo dell’arte, tra gli Anni Cinquanta e Settanta, a Parigi e a New York, i due immortaleranno diversi artisti, allora emergenti, in movimento: Yayoi Kusama, Martial Raysse, Niki de Saint-Phalle, Dan Graham.

Eikoh Hosoe, Kamaitachi, 1969. Collezione privata © Eikoh Hosoe. Courtesy l'artista, Akio Nagasawa Gallery _ Publishing (Tokyo), Jean-Kenta Gauthier (Parigi) e Tate Modern, Londra

Eikoh Hosoe, Kamaitachi, 1969. Collezione privata © Eikoh Hosoe. Courtesy l’artista, Akio Nagasawa Gallery _ Publishing (Tokyo), Jean-Kenta Gauthier (Parigi) e Tate Modern, Londra

QUANDO SCATTARE…
Se il gesto artistico si fa fotografia, quest’ultima diventa sempre più, esplicitamente, pratica performativa. La sezione Staging / Collaboration mette in evidenza il bilanciato sodalizio creativo tra fotografo e modello: è il caso dei giapponesi Simmon Yotsuya e Eikoh Hosoe, tra danza e identità queer; e di Stuart Brisley, pittore, e della fotografa Leslie Haslam. Nella loro serie Moments of Decision / Indecision (1975), scatto e stasi del pittore si influenzano l’un l’altro.

ARANCE E PERFORMANCE
Nell’arte delle seconde avanguardie, complici Yves Klein e Allan Kaprow, l’arte accelera la sua corsa contro il sipario della vita. Nella sezione Photographic Actions, Carolee Schneemann, ritratta da Erró e, più tardi, Keith Haring ritratto da Andy Warhol mostrano nuovi mezzi e supporti per fare arte. Spiccano inoltre, per vis comica nei confronti del quotidiano, il duo russo Komar & Melamid, tra reificazione del corpo e performance con protesi readymade. Stessa oggettivazione della figura umana anche in Erwin Wurm e in Jimmy Desana: sensualità, medicalizzazione e ironia d’eco Fluxus e Dada.

Amalia Ulman, Excellences & Perfections (Instagram Update, 8th July 2014), (#itsjustdifferent), 2015 © Courtesy Arcadia Missa, l'artista e Tate Modern, Londra

Amalia Ulman, Excellences & Perfections (Instagram Update, 8th July 2014), (#itsjustdifferent), 2015 © Courtesy Arcadia Missa, l’artista e Tate Modern, Londra

GUARDATEMI: CHI SONO?
Nella sezione Performing Icons e Public Relations arriviamo a campioni di brand strategy come Joseph Beuys a Jeff Koons; in Self / Portrait e Performing Real Life, invece, il primo piano si concentra sulla politica ostensione di sé, attraverso una corporeità dalla significazione autoriflessiva.
Un ampio gruppo, tra cui Hannah Wilke, Samuel Fosso, Boris Mikhailov e Masahisa Fukase mette in mostra e ricerca identità di genere, appartenenza etnica, desideri di mimetismo e battaglie ideologiche più o meno manifeste.

IN REHAB, MA SOLO SU INSTAGRAM
A rivendicazioni identitarie di ieri e oggi fa da contrapposto, e forse solo in apparenza, Amalia Ulman: novella Cindy Sherman, l’artista emergente inscena, attraverso autoritratti quotidiani, una (fittizia) dipendenza da droghe. Segue periodo di disintossicazione, altrettanto fasullo, il tutto rintracciabile su Instagram.
Sfide alla forza di gravità, salti nel vuoto a Parigi o sui tetti di New York, meditazioni tra specchio e smartphone: su tutto passa, impietoso, il velo della fotografia. Intrinsecamente perturbante, ancora esplicitamente prodigioso.

Elio Ticca

Londra // fino al 12 giugno 2016
Performing for the Camera
a cura di Simon Baker
TATE MODERN
Bankside
+44 (0)20 78878888
[email protected]
www.tate.org.uk

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  • paolocarniti

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