La moda italiana e il sostegno del governo

Si chiude la settimana della moda milanese e si apre quella parigina. Nel frattempo, il fashion world nostrano incassa il sostegno esplicito del Governo Renzi. Proprio mentre quel mondo è a un passo dalla rivoluzione.

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Milano Fashion Week - Giorgio Armani

Milano Fashion Week – Giorgio Armani

RENZI A SOSTEGNO DELLA MODA
Mentre su Milano si spengono le luci di una fashion week molto interessante, l’attenzione si sposta su Parigi: il dibattito si allarga e va oltre le rivoluzioni economico-politiche che hanno portato Matteo Renzi a dichiarare un interesse concreto per “qualcosa che non è un divertissement”.
Un pranzo storico, organizzato dalla Camera della Moda a Palazzo Reale, vede per la prima volta la partecipazione del capo di governo dichiarare esplicitamente di voler sostenere “un sistema coraggioso che è stato capace di traghettare la tradizione verso il futuro”, “una ricchezza importantissima per il nostro éaese”, una voce di bilancio dove creatività e cultura tengono in alto il valore dell’immagine italiana.
Lo dice anche in inglese per renderlo chiaro agli ospiti stranieri come Anna Wintour seduta accanto a lui, a sottolineare la forza e la volontà di spingere l’internazionalizzazione del made in Italy. Intorno a Matteo Renzi, al sindaco di Milano Giuliano Pisapia e a Carlo Capasa, presidente della Camera della Moda, c’erano tutti i protagonisti di un mondo apparentemente secondario alla nostra vita ma che rappresenta un asse portante della posizione di leadership italiana nel mondo.
Va ricordato che l’Italia detiene oggi, nonostante la crisi e la concorrenza, un posto di rilievo sul piano della competitività internazionale grazie alle capacità di reinventarsi e alle grandi doti artigianali presenti anche nelle fabbriche. Un sistema a cui era sempre mancato il sostegno governativo, come avviene invece in Francia o in Inghilterra, che aiutasse i continui e necessari processi riorganizzativi, un mondo che ha fatto fronte da solo, negli ultimi due decenni soprattutto, a difficoltà economiche tali da penalizzare l’occupazione specialmente femminile.
Un ulteriore passo avanti dagli investimenti già avviati nello scorso anno, che conferma la possibilità di programmare e ridisegnare una geopolitica capace di rigenerare un organismo fatto di tre città (Milano, Roma e Firenze) e di distretti produttivi sparsi su tutto il territorio.

Milano Fashion Week - Gucci

Milano Fashion Week – Gucci

LA FASHION WEEK MILANESE
Un’energia che investe una manifestazione che, quasi se lo sentisse, propone sfilate ed eventi con collezioni nuove, presentazioni colte caratterizzate da quello storytelling che non lascia dubbi su tradizione e collaborazione con ogni espressione artistica, anche la più contemporanea.
Sin dal primo giorno Gucci lascia di nuovo a bocca aperta il pubblico, che assiste a uno spettacolo dove interventi artistici, videoproiezione e suono fanno da sfondo alla nuova filosofia della moda: la capacità di andare oltre su strade contemporanee e filosofiche per disegnare un mood globale di bellezza che non riguarda solo l’abito o l’accessorio.
Andare oltre è il messaggio di tutti: lo fa anche Fendi con una sfilata bellissima che inverte il numero delle pellicce privilegiando gli abiti, proponendo una collezione raffinata per donne intelligenti dove la bellezza torna ad essere un concetto più ampio e evoluto.
Continua così con la poesia commovente di Marras e l’infallibilità di Prada, la femminilità audace di Fausto Puglisi fino alla chiusura con Armani, Etro e la silhouette tecnologicamente sexy di Versace.
Ognuno con un racconto, tutti capaci di lavorare prima sull’emozione che sul progetto commerciale, come Uma Wong e le sue donne dolcissime, lussuosamente povere perché reduci da tante guerre recenti.

Milano Fashion Week - Lucio Vannotti

Milano Fashion Week – Lucio Vannotti

UN MODELLO DATATO
Ora tutto si sposta a Parigi, l’eterna rivale messa in difficoltà più dagli attentati recenti che dalle nostre evoluzioni e dai terremoti che hanno sradicato nomi e protagonisti da un circo-circuito impazzito e fuori controllo.
Un terremoto/rivoluzione che riguarda tutti perché ci si basa ovunque ancora su edizioni che presentano due volte l’anno le collezioni Primavera/Estate e Autunno/Inverno, dividendo maschile e femminile, a cui si aggiungono precollezioni e fiere, stabilendo un calendario che non funziona più nell’era ipermediatica del digitale.
Le previsioni della fine del manifesto di un anno fa della guru della moda Li Edelkoort si sono rivelate incredibilmente realistiche, soprattutto sull’errore di fare presentazioni sei mesi prima della vendita nelle boutique.
Il CFDA, la federazione dei creativi americani, a dicembre aveva lanciato un confronto sulla possibilità di organizzare delle fashion week aperte al pubblico a cui far seguire una vendita immediata, e il primo a rispondere è stato Christopher Bailey. Il direttore creativo di Burberry ha deciso che già da settembre prossimo attuerà questa rivoluzione: un’unica sfilata per uomo e donna e l’acquisto subito dopo. Una rivoluzione a cui ha aderito Tom Ford, affermando che “in un mondo che è diventato sempre più istantaneo, la maniera attuale di presentare la collezione quattro mesi prima che sia disponibile per i clienti è un sistema superato che non ha più senso”.

Milano Fashion Week - Fendi

Milano Fashion Week – Fendi

GUARDA – COMPRA – INDOSSA
A sottolineare il problema della tutela delle immagini, che dalla sfilata vanno immediatamente sul web, dando il tempo ai contraffattori di arrivare prima sul mercato, segue la scelta di Cloé di non rendere pubbliche le collezioni prima dell’arrivo alla boutique.
Il primo brand a sperimentare le nuova dinamiche è stato l’italiano Versace secondo il concetto “see now, buy now, wear now”, rendendo possibile l’acquisto della linea giovane Versus dal giorno dopo la sfilata, ma l’organizzazione non è semplice: la questione ora è proprio cercare di capire come questo capovolgimento possa diventare attuabile. È stato il nostro Carlo Capasa a preoccuparsi di una semplificazione che rischia di portare a una eccessiva attenzione al marketing più che alla creatività, ma sappiamo che sono stati proprio i ritmi frenetici ad allontanare figure come Raf Simons dalla direzione artistica di Dior.

Milano Fashion Week - Versace

Milano Fashion Week – Versace

UNA PARIGI DI PASSAGGIO
Inizierà così a Parigi una rappresentazione di passaggio, uno spettacolo dove le parti sono state affidate a giovani attori chiamati a sostituire grandi artisti che lasciano un palco virtuale dove l’interpretazione, spesso, è limitata dalla ricerca dell’effetto mediatico.
Una battaglia decisiva dove l’Italia appare paradossalmente più pronta con giovani brand seri e capaci, vedi Marco Di Vincenzo, e intorno a figure solide e immortali come Giorgio Armani, mentre i francesi mettono alla guida di brand importanti come Balenciaga Demna Gvasalia, giovane georgiano di spirito concettuale ma apparentemente lontano dall’esperienza necessaria all’evoluzione di tanta meravigliosa storia: soluzioni preoccupanti come quella di Dior di sfilare il 3 marzo ancora senza direttore creativo.

Clara Tosi Pamphili

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