Istruzioni per non dimenticare Mario Dondero

Ecco qualche semplice istruzione per ricordare uno dei fotografi più importanti del Novecento, scomparso nel 2015. Un percorso tra memoria e presente, usando l’obiettivo come strumento di consapevolezza.

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Mario Dondero

Mario Dondero

MEMORIA E FUTURO
Avvertenze: tenere sempre ben presente che la memoria è necessaria per costruire il futuro. Alcune fotografie, come nel caso del lavoro di Mario Dondero (Milano, 1928 – Petritoli, 2015), si rivelano come “conquiste sul passato, insostituibili per strappare al passato dei momenti da proporre al futuro”. Consigliato per mantenere operative le sinapsi; creare dei collegamenti utili per l’ossigenazione del cervello e mantenere attivo il cuore, perché “la fotografia aiuta a guardare, aiuta a pensare aiuta a capire le cose fondamentali della vita ed è un veicolo straordinario per incontrare, per essere immessi nel mondo”. Effetti: stupore, meraviglia, gratitudine, maggiore consapevolezza. Suggerimenti per uno sguardo critico relativamente ai fatti del passato, con opportunità per ulteriori riflessioni sul presente. Da non sottovalutare, tra i vari benefici, la possibilità di studiare il sapiente uso del mezzo (macchina fotografica) sostenuto dall’inutilità di sorprendere con l’uso di effetti speciali.

Mario Dondero, Due giorni prima della Caduta del muro di Berlino, 1989

Mario Dondero, Due giorni prima della Caduta del muro di Berlino, 1989

ALLA SCOPERTA DI MARIO DONDERO
Istruzioni per l’uso: entrare nel sito. Aprire un’immagine alla volta. Osservare con attenzione. Muovere lo sguardo, esclusivamente nello spazio dell’immagine, in modo lento e accorto; cogliere ogni minima sfumatura. Indispensabile non avere fretta, trattenere l’immagine per un tempo relativamente lungo, stabilire un contatto curioso, capace di svegliare il desiderio e invogliare a esplorarne i contenuti. Leggere attentamente le didascalie poste sotto le foto. Prendere nota dei soggetti, dell’anno, del luogo, poi cercare i riferimenti storici per meglio capire motivi e cause del potere magnetico e incisivo di quanto impresso negli scatti.
Il sito è solo una piccola parte (sperando per il futuro in un archivio da sfogliare online) della vita/occhio di Mario Dondero. La sua consultazione può invogliare a saperne di più su biografia, personalità dell’autore, sugli eventi e sulla storia dei personaggi ritratti e tra le voci expositions e bibliographie, le indicazioni di cataloghi delle sue mostre per approfondimenti. Un’altra possibilità è offerta dalla Rete e dalle numerose e interessanti interviste reperibili sui siti di video. Necessario per quanti, magari giovani, non conoscono a fondo uno dei più importanti fotogiornalisti della seconda metà del Novecento, definizione con la quale Mario Dondero raccontava il suo mestiere di esploratore della storia e degli animi umani. Diverso, diversissimo da coloro che nel documento fotografico cercano il clamore, l’orrore manifesto fine a se stesso.

Mario Dondero, Nel metrò di Parigi, 1963

Mario Dondero, Nel metrò di Parigi, 1963

IL FOTOGRAFO DELLA VITA
Una grande lezione, quella di Mario Dondero, fotografo della vita, della speranza, della dignità dell’uomo, per il quale “l’atto del fotografare è prezioso e va al di là della parola scritta perché coglie delle verità e delle emozioni incontrovertibili”. Passioni, sentimenti, curiosità, rispetto, amore per gli altri e indignazione i filtri del suo obiettivo, le sue lenti la voglia di condividere, l’attenzione sincera per la gente comune, l’impegno politico e sociale. Perché “il fotografo non è un operatore neutro è qualcuno che guarda la realtà con le sue passioni con i suoi sentimenti, con il suo amore per gli altri ma anche con la sua indignazione”.

Adele Cappelli

www.mariodondero.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #29

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