Bufera street art a Bologna. Blu cancella le sue opere

È successo questa notte: Blu ha cancellato buona parte dei suoi murales, fra i migliori in Italia e nel mondo. Lo ha fatto in segno di protesta contro gli ormai famigerati strappi effettuati nelle scorse settimane. Ma non è un clamoroso autogol?

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La rimozione dei murales di Blu a Bologna

La rimozione dei murales di Blu a Bologna

Che la storia sarebbe andata avanti a lungo, con strascichi a non finire, era prevedibile. Perché gli strappi di pezzi di Street Art a Bologna hanno creato un precedente complicato e discutibile, su cui abbiamo ragionato nelle scorse settimane anche su Artribune, ospitando voci e posizioni anche molto differenti fra loro. Quella che però è mancata in maniera lampante è stata la voce degli artisti, molti dei quali hanno scelto di non intervenire nel dibattito. Almeno non con dichiarazioni a mezzo stampa.
Poi però c’è stato un post su Instagram di Ericailcane: uno dei suoi ratti enormi che brandisce un muro, o quel che ne resta. Titolo: Zona derattizzata. Testo: “Zona bonificata da: tombaroli, ladri di beni comuni, sedicenti difensori della cultura; restauratori senza scrupoli e curatori prezzolati, massoni, sequestratori impuniti dell’altrui opera d’intelletto; adepti del dio denaro e loro sudditi”. Dedica: “Per tutti quelli che non rispettano il bene comune ed il lavoro altrui, capaci solo di rubare e vivere da parassiti”. Una presa di posizione inequivocabile.

Ericailcane

Ericailcane

Il passo successivo, se così vogliamo dire, lo ha fatto Blu proprio questa notte, fra l’11 e il 12 marzo 2016. Una notte – simbolica e fondamentale nella storia di Bologna, poiché l’11 marzo del 1977 venne ucciso in zona universitaria lo studente Francesco Lorusso – in cui il più celebre street artist italiano (e uno tra i più apprezzati al mondo) ha cancellato le proprie opere dai muri e dalle strade di Bologna (come aveva fatto un anno fa a Berlino), a pochi giorni dall’inaugurazione della mostra che ha scatenato tutte queste polemiche, in programma il 17 marzo a Palazzo Pepoli. Anche questa volta, nessuna dichiarazione da parte dell’artista, ma un commento in tempo reale da parte del collettivo Wu Ming.
Lo abbiamo scritto e ripetuto più volte: dal punto di vista giuridico, la proprietà intellettuale resta naturalmente a chi l’opera l’ha realizzata. Che quindi ha piena facoltà di farne ciò che vuole: di opporsi alla sua esposizione in contesti che considera lesivi della sua immagine, o anche di distruggerla, cancellarla, rimuoverla. Il punto però è che un’opera che nasce in strada, che quella strada la abita, che dialoga con il territorio circostante e con i suoi abitanti, di fatto diventa – senza retorica – un’opera d’arte pubblica. Pubblica. E se proprio questo è un motivo per opporsi a operazioni di strappo come quelle condotte da Roversi Monaco, allora il gesto di Blu si configura, nella migliore delle ipotesi, come un fragoroso cedimento alle medesime logiche.

Blu a lavoro sul nuovo murale di Chiomonte

Blu al lavoro sul murale di Chiomonte

Certo, gli attori sono radicalmente diversi, ma il risultato è evidentemente il medesimo: quelle opere non saranno più visibili ai cittadini e Bologna (e l’Italia) ne risulterà chiaramente impoverita dal punto di vista culturale. Una forma di luddismo che rischia di fatto di darla vinta ai promotori della musealizzazione, per “salvare” le opere dalla distruzione, dall’incuria, dal deperimento e – ora si potrà dire anche questo – dai “colpi di testa” dei loro autori. Un clamoroso autogol anche e soprattutto ideologico.

Marco Enrico Giacomelli

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  • Gianluca

    Ha fatto benissimo! Altro che autogol…

  • Stefania

    Ma quale autogol? Questo articolo è estremamente superficiale nell’affrontare la questione. Il gesto di Blu è un gesto estremo e sicuramente sofferto, ma allo stesso tempo è un modo per sottolineare anche agli stessi cittadini che bisognerebbe lottare per fruire della “cosa pubblica” e non farsela sottrarre da sotto al naso perché qualcuno ha deciso di organizzare una mostra. Solo perché uno street artist dipinge in luoghi pubblici, non significa che questa fruizione sia scontata e l’appartenenza dell’opera sia automaticamente della popolazione.

    • walterstucco

      resta il fatto che ora le opere non ci sono più e le mostre si faranno lo stesso con altri artisti.
      resta il fatto che quei disegni all’xm24 davano valore all’xm24, ora l’xm è qualcosa meno, nella città c’è un murobgrigio in più e un motivo in più per buttare giù luoghi di aggregazione per farci luoghi di commercio.
      fino a ieri c’era il dipinto di blu da proteggere, ora non c’è più.

      • Stefania

        Meglio il muro grigio, deciso da chi ha dipinto il pezzo, piuttosto che farselo staccare via. Dov’è la difesa di un’opera d’arte nel staccarlo dal muro? Per proteggerla non sarebbe stato meglio restaurarla come si fa con tutte le altre opere d’arte esposte nei musei? Si è trattata di un’appropriazione bella e buona.

        • walterstucco

          Qui entri in un terreno in cui non vuoi entrare.
          Il meglio e il peggio.
          Tu dici meglio, io dico che non sai cosa dici, visto che i dipinti di blu in tutta Italia proteggono diversi luoghi occupati dall’abbattimento o dallo sgombero.
          I muri grigi non li difende nessuno, giustamente.

          “non sarebbe stato meglio restaurarla come si fa con tutte le altre opere d’arte esposte nei musei?”

          quindi esporla senza il permesso dell’autore, non va bene. ma restaurarla si? (ha solo pochi anni, cosa vuoi già restaurare? )

          la mia domanda è: cui prodest la cancellazione?
          non certo alla città, alla popolazione e ai luoghi a cui quelle opere conferivano valore.

          chi ha colpito Blu con questa mossa?
          Non certo i curatori della mostra…

          p.s.: tutte le riviste che per decenni hanno campato pubblicando foto di writers e graffiti senza mai dare indietro una lira, che facciamo? le bruciamo? eppure se oggi i writer sono famosi è anche per quello.
          Mi sta bene stare fuori dal ‘giro salottiero’ delle mostre prezzolate, ma da qui a cancellare un’opera per sempre ce ne passa.
          si potevano benissimo coprire.

          • Stefania

            sul restauro mi riferivo al fatto che le motivazioni dei curatori della mostra erano anche legate a una presunta urgenza di proteggerle dall’incuria. Detto questo, se le opere di street art sono, tra le altre cose, anche garanzia di protezione per spazi occupati (cosa che mi sembra alquanto ingenua, non credo che in prefettura blocchino uno sgombero per un murale, non conosco tutta questa sensibilità, tu sì?) allora il problema è molto più vasto, ovvero legato alla diffusa (non dappertutto ma quasi) intolleranza per gli spazi occupati. E non credo che basti un pezzo di street art a sensibilizzare su questo. Sull’abbattimento, si torna lì: il problema delle speculazioni e dello scarsissimo interesse a recuperare spazi con potenzialità enormi nel contesti urbani è una questione su cui si dibatte da tempo e che, di nuovo, ha poco a che fare con la sensibilità verso l’arte.
            Difendo fortemente la scelta di Blu per il semplice fatto che è espressione individuale di una posizione.Non è suo compito difendere spazi, è suo compito difendere sé stesso e il suo lavoro, come meglio crede e con le forme -anche radicali- che preferisce.

          • walterstucco

            “le motivazioni dei curatori della mostra erano anche legate a una presunta urgenza di proteggerle dall’incuria. ”

            beh ora hanno un motivo in più per dirlo: se non le proteggiamo, verranno cancellate.

            “non conosco tutta questa sensibilità, tu sì?”

            casa mia a Roma è qui vicino.
            c’ero la sera dell’occupazione.

            http://socialphotolab.com/blu-la-caserma-dipinta-roma-2015/

            “Difendo fortemente la scelta di Blu per il semplice fatto che è espressione individuale di una posizione.”

            nessuno critica il fatto che come individuo abbia diritto alle sue scelte.
            si sta discutendo dell’opportunità delle scelte, individuali o collettive che siano.
            il marito che per fare dispetto alla moglie si taglia il belino, fa bene?
            hai una risposta univoca?

            è un gesto forte anche quello…

          • Simona Nv

            il restauro di un’opera d’arte contemporanea va fatto con consenso – autorizzazione e supervisione dell’artista

    • Franco Broccardi

      di certo ha impoverito bologna e non gli organizzatori della mostra che contesta (a cui, anzi, ha fornito un bellissimo spot pubblicitario). e poi perché solo le opere di bologna e non tutte quante? se un gesto deve essere estremo lo sia fino in fondo (sulla ‘legalità’ della cancellazione, poi, non sono neanche convinto. ma questo è un altro discorso)

      • amaryllide

        non ha impoverito gli organizzatori? Come fanno a esporre le sue opere, se non ci sono più?

        • Marco Enrico Giacomelli

          Certo che ci sono, la mostra già allestita. Ma sono pezzi notevolmente più piccoli, non avrebbero mai potuto esporre questi muri giganti che sono stati cancellati.

          • Antonio

            Giacomelli se per comodità la mostra è stata fatta scegliendo solo le opere che passavano per la porta questo è un ulteriore argomento a dimostrare che chi l’ha organizzata ha ritenuto ininfluente lo spirito e le stesse caratteristiche fisiche delle opere. E stiamo parlando di opere che per la loro collocazione nella stessa consapevolezza dei loro autori presuppongono l’ineluttabità del loro deperimento. Se mi permetti il paragone somiglia un pó all’atto colonialista del rubare cimeli cultuali di qualche civiltà primitiva originariamente destinati a cerimonie riservate a pochi iniziati per trasferirle nelle bacheche di un museo come asettiche “opere d’arte dei selvaggi”. Ovviamente il paragone ti sembrerà un pó poco calzante ma secondo me il punto è che l’arte cosidetta contemporanea, quella delle gallerie dei musei delle riviste, per intenderci , vive una situazione di profonda contradddizione creando opere deperibili , transitorie, mescolate con la “vita” e pretendendo allo stesso tempo di essere musealizzata conservata e valorizzata per i posteri. Se sei per il transitorio dovresti accettarlo in toto e non andare a vendere le tue opere ai musei o peggio nelle aste . Quindi abituati a ritenere normale questo genere di compromesso molti di noi ritengono eccessiva la risposta di Blu quando invece è semplicemente legittima e conseguente. Aggiungerei comunque che l’atto di Blu è un atto di protesta estremo più che un atto artistico e forse avrei preferito non lo facesse ma se un artista come Pistoletto distruggesse tutte le sue opere con gli specchi finalmente davvero liberando la realtá dalle sue opere ormai inutili e statiche , farebbe un atto artistico perchè inerente alla logica interna del suo lavoro e io personalmente sarei molto lieto che lo faccia :)

          • Antonio

            Facesse

          • renoir

            ottimo intervento, condivido.

  • andrea bruciati

    un artista che ho sempre stimato e questa azione è l’ennesima conferma

    • walter bortolossi

      L’artista oggi, normalmente, non riesce a controllare i contesti in cui deve operare : il cosidetto sistema dell’arte è uno zoo per animali domati. Se un’artista
      riesce ad arrivare a distruggere l’opera che ha fatto
      per evitare che ne sia snaturata la destinazione o che ne sia anestetizzato l’impatto , è sicuramente un artista da rispettare. Non lo conosco direttamente ma mi pare di capire che non è proprio un giovincello, quindi vuol dire che dopo anni di attività è uno che ancora oggi non demorde, e a me questo genere d’attitudine piace. Ho sempre pensato che fare il grafittista ad un certo livello sia un lavoro duro, altro che performer e finti attivisti. Peccato per l’opera, ma la colpa per la sua distruzione non ricade, da quel che ho capito, sull’autore.

  • giorgio

    l’articolo è evidentemnete dalla parte dei salotti buoni dove la street art la si vorrebbe solo decorativa e addomesticata. l’artista è libero, può farne altre e lavorare sui territori che preferisce, sempre su bologna stessa tra qualche tempo magari. per questo può anche permettersi di fare un gesto tale. solo chi ha dignità e valore come artista può concepirlo, tanti artistuncoli che sbavano per avere il loro pezzo esposto nelle banche rimangano pure a decorare la città…

    • walterstucco

      da oggi in poi non ci sarà più una via di mezzo, lo dici tu, o stai coi salotti buoni, o cancelli le opere prima che finiscano in mostra.
      bene così: ora i salotti buoni sanno come far sparire dalla circolazione artisti “scomodi”, basta annunciare che vorrebbero esporre le loro opere nella fondazione di qualche banca o griffe della moda o multinazionale.
      et voilat, l’opera non esiste più, spazzata via la concorrenza.
      io non credo che si sia ragionato “bene” sulle conseguenze di certi gesti, legittimi, ma forse un po’ oltre il necessario…

    • Marco Enrico Giacomelli

      Veramente la posizione che ho cercato di esprimere – forse in maniera non chiara a sufficienza – è opposta a come l’hai intepretata tu, Giorgio. Fatte salve le legittime scelte di Blu, a mio parere le proprie posizioni vanno difese non con l’autocensura, ma appunto con la difesa attiva. Credo insomma che cancellare le proprie opere perché non c’è alternativa al farsele fregare sia un atteggiamento remissivo. Ma questa è una mia opinione, forse troppo barricadera per i tempi che corrono. Chessò, immagina la stessa notte – quella dell’assassinio di Francesco Lorusso – con Blu e tanti altri artisti che dipingono decine di muri, in periferia e in centro, cambiando la fisionomia della città in 12 ore. Con uno slogan del tipo: “E ora prendeteveli tutti”. Troppo romantico? Forse sì.

      • Antonio Menegotto

        Atteggiamento remissivo ed autocensura? Sicuro? A me sembra che con un gesto cosi’ plateale Blu si sia espresso in modo estremamente attivo ed intelligente. Le foto delle sue opere (prima e dopo) hanno invaso i social italiani, un sacco di gente ne parla. Quello che era un dibattito per “addetti ai lavori” ha assunto una dimensione cittadina e nazionale, coinvolgendo persone che altrimenti mai sarebbero state coinvolte. Questo per quanto riguarda l’immediato, gli effetti nel tempo verranno valutati a suo tempo.

      • Giulia Piccioni

        Ma per fare questo tipo di critica bisognerebbe sapere cosa pensa la comunità di street artisti dall’interno. Questa è una critica che può essere giusta, ma che (almeno credo) viene da fuori. Se fossi un artista di strada anche io, e avessi fatto questa critica sarebbe stata inserita in un contesto diverso rispetto alla stessa critica ma fatta da un critico dell’arte. Come lei ha sottolineato la comunità degli artisti non ha fatto dichiarazioni esplicite, a parte questi due casi, potrebbero anche essere stati d’accordo gli altri. A me sembra più che in questo caso sia stato blu come artista e come cittadino singolp ad aver fatto un gesto. Un po’ per “eroismo” un po’ per furbizia forse, ma se non sappiamo cosa è successo dentro la comunità degli artisti non possiamo escludere che questa fosse l’unica o una delle poche strade percorribili…

        • Marco Enrico Giacomelli

          Ciao Giulia, però così si cambiano di continuo le carte in tavola. I muri di Blu sono espressione artistica strettamente individuale? Se è così, allora bene, liberissimo di farci quel che vuole (ma in strada?). Se invece sono qualcosa di diverso, di più, sono un intervento che coinvolge la comunità, la società ecc., allora c’è da chiedersi se ci sia stato un confronto non con gli altri artisti, bensì con la comunità, appunto. E a quanto ho capito, questo confronto c’è stato. Fine della storia, da questo punto di vista. A me però resta il dubbio, profondissimo, che sia una risposta smisurata a una prova di forza (mi riferisco agli strappi e alla mostra) che in fondo tanto forte non è. E invece così le si è data un’eco enorme. Non lo so, non mi convince: secondo si è perso troppo.

      • Andres Capuzos

        più che troppo romantico l’avrei trovato troppo stupido. Se lo hanno fatto per protestare contro l’acquisizione delle loro opere,per protesta avrebbero dovute centuplicarle? non capisco. Comunque io non riesco ad immaginare una protesta più attiva di questa. Atteggiamento remissivo? evidentemente ho un vocabolario diverso dal suo…

        • Marco Enrico Giacomelli

          Come dice qualcun altro qui sopra, hanno fatto una mostra con opere “che passano dalla porta”. Dubito che avrebbero strappato muri di venti metri. Poi è vero che non c’è limite all’ingordigia, ma insomma…

  • Marcone Cirillo Pedri

    Assolutamente contrario.
    Ma quale Autogol? Bologna non meritava più le storie che Blu gli ha regalato perchè ormai rischiavano solo di perdere il senso per cui sono state create e proprio come a Berlino, prima che siano altri a decidere cosa fare del suo lavoro, molto meglio che ci abbia pensato lui!

    Tutto quello che è stupendo meriterebbe di vivere in eterno ma se gli viene tolta la dignità e la base su cui si fonda la sua storia allora molto meglio vederlo coperto rimarrà comunque un pezzo fantastico e profondo molto più di quanto lo sarebbe stato in un museo.

    Parentesi, io come lavoro faccio il curatore in una galleria d’arte ma dipingo anche sui muri e quello che ha fatto Blu è il gesto migliore e più profondo dall’inizio di tutta questa vicenda.

    • Marco Enrico Giacomelli

      Scusa Marcone, perché Bologna è Fabio Roversi Monaco?

    • Milki

      Perfettamente d’accordo.

  • Antonio Menegotto

    A me sembra che l’unico clamoroso autogol, qui, sia il vostro articolo. Non solo liquidate Blu e WuMing in modo superficiale e con motivazioni risibili se non inconsistenti, ma non sapete neppure riconoscere una delle piu riuscite performance artistiche che si siano viste in Italia negli ultimi anni. Sono sicuro che se una cosa simile l’avessa fatta Cattelan (per esempio) gli avreste fatto la ola ;)

  • Davide

    Come ISIS a Palmira. Come i Talebani alle statue di Budda. Esagerato? Beh, si antepone la propria convinzione ideologica all’importanza intrinseca dell’opera d’arte. Meglio distruggere che cambiarne il senso. Dice, ma lui è l’autore. Peggio! Si antepone il diritto d’autore alla fruizione dell’opera, che è pubblica per sua natura? Quello di Roversi Monaco era un sopruso. La reazione un sopruso ancora peggiore.

    • andrea bruciati

      Cioè un artista non può distruggere ciò che ha creato? Questo sarebbe un sopruso? Blu come i Talebani e l’ISIS? Bello leggere lo spessore di certi commenti

    • Andres Capuzos

      ahahahahhahahahahahahahahahahahahahahhahahahahahahhahahahahhah. Sei il mio nuovo mito!

  • Arsen Ale

    Ohhh, finalMente
    così comincia la guerra
    era ora

    Il problema è sempre chi la comincia per primo, la guerra.

    E di certo, il primo a cominciarla, è colui che strappa il murales.

    Ci sta, magari l’opera è su un suo muro. Ci sta, la vita è fatta di ben di peggio, figuriamoci. Questa è una scaramuccia che fa sorridere, ma sempre scaramuccia birichina è, sempre di provocazione arrogantina si tratta. E’ un atto “simpatico”, che fa sorridere, ma è evidentemente ben al di là del muro: in zona di guerra appunto.

    Come il dispetto di un bimbo un pò arrogante, come la scena dell’indiano che prende il cappello perso da Kevin Kostner in Balla coi lupi. “Cappello abbandonato in zona pubblica è di tutti”, dice l’indiano Roversi che l’ha strappato al terreno… Cosa ha dato in cambio Roversi Monaco a Blu Balla coi lupi? Nulla, nemmeno una lauretta honoris causa :) E questa sarebbe l’ex Magnifico Rettore della Dotta? Aaahhhh, un qualonc umarell bulgneis con la terza elementer l’ha piò giudezzi e sensibilité…

    Ma naturalmente giudizio e sensibilità non è ciò che qualcuno voleva dimostrare evidentemente, semmai il contrario.

    Ci voleva finalmente, un pò di sana guerra positiva per ricostruire: basta per favore, basta con tutta sta merda ipocrita e ruffiana, chè tra annegare nella merda e annegare nel sangue non si sa davvero qual è meglio.
    L’arroganza non credo che abbia granchè a che fare con l’arte e se il Roversi Monaco strappa i murales è per dimostrare l’arroganza del potere, che vuol dimostrare la sua forza ai bimbi-artisti. Ci sta, fa bene, qui ci sono solo bomb…olette, sa di poterlo fare impunemente. Ma l’arroganza, porta al niente (nell’accezione più ampia del termine, filosofica, il niente sinonimo di cancellazione e cancellazioni d’ogni tipo….).

    Se il Monaco, di nome, ma di fatto non sembra molto purtroppo, voleva solo fare una mostra, la faceva con delle belle foto dei murales in scala 1:1 magari
    Period.

    La verità è che se ci fosse realmente una comunità di artisti degna di questo nome e una comunità di addetti altrettanto degna del nome, entrambi avrebbero già da tempo trovato il modo di prendere sotto braccio il sig. Monaco per spiegargli che il suo gesto arrogante non ha nulla a che fare con l’arte, pertanto doveva evitare o artisti e comunità di addetti realmente amanti dell’arte lo avrebbero dipinto nel malo modo in cui meriterebbe di esser dipinto.

    • Olandese Volante

      Applausi.

  • renoir

    mi associo con molto piacere al coro pro-Blu, la sua reazione è esaltante, pochi giorni dopo la geniale azione torinese “l’Eau di Nolfi”, questa mi sembra una conferma che qualcosa sta cambiando in Italia (lasciate che mi illuda..) e finalmente c’è qualcuno che ha il coraggio di prendere iniziative autonome, controcorrente, spiazzanti nel senso migliore del termine, perché sono l’espressione di teste pensanti, quindi illuminate dalla luce dell’intelligenza.

  • Io credo che ogni artista con i coglioni sappia quasi sempre quale sia la cosa giusta da fare. Certo è che vedere scomparire opere magnifiche come quelle di Blu fa male al cuore, pensate solo alla fatica fisica ed economica che tali opere sono costate. Michelangelo quando a Roma distrusse il suo primo affresco della Cappella Sistina per ricominciare da capo lo fece perché non riteneva quello che aveva fatto degno di attenzione. Ma qui a Bologna siamo di fronte ad una distruzione dettata da motivazioni politiche all’interno del sistema dell’arte e per questo ancora più degna di attenzione e rispetto. E se qualche anno dopo terminato lo stupendo affresco della Cappella Sistina, che ora tutti possiamo ancora ammirare, Michelangelo fosse impazzito e avesse deciso di distruggerlo? Pensate cosa avremmo perso? Probabilmente non lo avrebbero permesso perché quel lavoro era stato commissionato ed era stato pagato. Ma se la soluzione a questo problema nato intorno alle opere di Blu fosse solo economico? In sostanza non volete che Blu cancelli o distrugga le proprie opere? Come si dice dalle nostre parti tirate fuori i sordoni, i baiocchi, i schei, la grana, la pecunia, la moneta sonante, insomma i soldi, poi quello che ne vorrà fare Blu saranno affari suoi, magari deciderà di rinvestirli per abbellire nuove zone della città o aiutare in qualche modo i quartieri più degradati delle città, questo lo deciderà lui, voi tirate fuori il capitale. Non so come andrà a finire questa storia, credo però che questa vicenda avvalori ancora di più quello che dico in un mio recente articolo dove sostengo che: “Ogni Street Artista è una voce (più spesso un urlo), una voce pienamente cosciente di ciò che fa, questi artisti non sono degli ottusi imbratta muri che vandalizzano le città, come qualcuno pensa e vorrebbe far credere”. Perché ogni Street Artista il più delle volte è una storia, una storia così bella, vera e interessante che riuscirete a capire e apprezzare solo se avrete l’umiltà di saperlo ascoltare, invece di prenderlo per i fondelli e denigrarlo, e questa vicenda di Blu ne è la prova. Blu io sono con te e ti capisco bene, so bene cosa può significare decidere di fare quello che stai facendo tu con le tue opere, io probabilmente non riuscirei mai a farlo e per questo ti voglio dire che non solo ti stimo ma ti voglio bene. ps: per i curioso qui il link del mio articolo http://tuttomostre.blogspot.it/2016/03/artedarubare.html

  • Giulia Piccioni

    Sinceramente non lo vedo come un autogol così vome scritto dell’articolo. L’arte e soprattutto la street art è una forma di protesta,gesti e mesaggi forti. La street art nasce per risvegliare le coscienze civiche dei luoghi in cui si trova e poi anche per riappropiarsi degli spazi. Questo di Blu è un gesto che scuote più di mille parole ed articoli che artribune ha eleganetemente pubblicato in queste settimane. È un atto forte che priva i cittadini delle sue opere, ma che in questo modo mette in guardia su quello che i curatori bolognesi hanno “criticamente” deciso di fare. La mostra di Bologna è una vergogna che non ha nessun rispetto per la storia dell’arte di strada che non nasce per entrare in galleria o essere conservata. Si possono fare foto, si può restaurare oppure lasciare che deperisca dopo essere documentata. Blu ha privato i cittadini di belle opere, ma lo ha fatto con un gesto che è anch’esso artistico. E sono sicura che in futuro riparlerà la città del doppio torto subito.

  • Davide Libero

    Caro Marco Enrico Giacomelli,

    ti ringrazio di aver cercato di portare la discussione su un piano teorico – perchè qui si tratta di affrontare un tema centrale della teoria dell’immagine: l’autonomia dell’arte, dell’immagine, che in un contesto di urban art si pone anche e soprattutto nei confronti del creatore dell’immagine stessa, dell’artista.

    La complessità, l’autonomia e la forza tragica dell’immagine si riconfermano in quello successo stanotte a Bologna: l’atto espressivo si appropria del tessuto urbano e lo trasforma – l’immagine diventa parte della memoria visiva collettiva, fa discutere, viene strumentalizzata, commercializzata, storicizzata – l’immagine diventa un’entità autonoma che agisce sulle masse, sulla politica, sulla città. L’immagine, infine, diventata incontrollabile, spinge l’artista a un atto finale di egoismo distruttivo, sublimando così le proprie forze manipolatrici.

    Credo spesso si faccia confusione e si confondano categorie come la forma, il contesto, i significati… È poi curioso osservare come lo street artist improvvisamente si sia paradossalmente trasformato in una figura ottocentesca di artista-genio, tale da arrivare a distruggere la sua stessa creazione, che viene messa in secondo piano, nascosta dall’ego dell’artista, diventato una sorta di eroe tragico.

    Questo episodio ci fa a riflettere su fenomeni che hanno accompagnato la cultura visiva fin dai suoi inizi (iconoclasmi, …) e come tale dovrebbe non solo portarci a condannare la mediocrità curatoriale delle mostre (non riesco neanche a immaginarmi come si sia potuti arrivati all’idea di staccare i graffiti, per di più senza il consenso degli artisti), ma dev’essere un’occasione di inserire questi fenomeni in prospettive teoriche più ampie.

    I migliori saluti da Berlino!

  • Angelov

    Un autogol clamoroso! Che ricorda molto la posizione di quel tipo che, vistosi tradito dalla moglie, decise di tagliarsi le palle…
    Questo la dice lunga sullo spessore culturale di certe espressioni artistiche, che altro non sembrano se non una specie di fast-food culturale.
    Ma se anche la scelta di cancellare etc, avesse un valore, ad essa dovrebbe seguire tutta una serie di altre azioni: una rondine non fa primavera…

  • Milki

    Che brutto articolo …Blu ha fatto benissimo a coprire le sue opere ed è stato coerente con se stesso e con le scelte che hanno motivato la sua espressione. Quanto alle persone che lamentano il fatto che il mondo e Bologna siano stati impoveriti da questa privazione… Sono giusto false e ridicole… Già tanto se si erano accorte della presenza dei murales…e magari avuto da dire sui muri imbrattati…

  • Raffaele Petralla

    Copio il commento di Stefania perchè lo condivido in toto.

    Ma quale autogol? Questo articolo è estremamente superficiale nell’affrontare la questione. Il gesto di Blu è un gesto estremo e sicuramente sofferto, ma allo stesso tempo è un modo per sottolineare anche agli stessi cittadini che bisognerebbe lottare per fruire della “cosa pubblica” e non farsela sottrarre da sotto al naso perché qualcuno ha deciso di organizzare una mostra. Solo perché uno street artist dipinge in luoghi pubblici, non significa che questa fruizione sia scontata e l’appartenenza dell’opera sia automaticamente della popolazione.

    E aggiungo: QUESTO ARTISTA STA SACRIFICANDO LE PROPRIE OPERE PER UNA CAUSA CHE RIGUARDA TUTTI. E’ UNA CHIARA CRITICA AL SISTEMA CHE CI GOVERNA. OGNI PEZZO DELLA NOSTRA ESISTENZA DEVE PER FORZA SOTTOMETTERSI ALLE “LEGGI DEL MERCATO”?? NO. LA SUA PROTESTA PER DIFENDERE L’AUTENTICITA’ DELLA STREET ART VA ESTESA AD OGNI PARTE DELLA NOSTRA VITA.

    IL NOSTRO EGO NON PUO’ E NON DEVE COSTANTEMENTE SOTTOMETTERSI PASSIVAMENTE AL SISTEMA DEL PROFITTO.

    IL GESTO DI BLU è CHIARAMENTE RIVOLUZIONARIO.

    Esempio di autogol sarebbe quello di una persona che intraprende la carriera da giornalista, comincia a lavorare, viene pagato una miseria(o forse lavora gratis!!) ( un giornalista…mestiere di grande importanza..a gratis..) , non osa perchè tenuto col cappio alla gola e scrive passivamente solo ciò che va bene al padrone editore…questo e’ un chiaro esempio di autogol per un essere umano.

    BLU HA AVUTO LE PALLE DI RISCHIARE. CANCELLA LE SUE OPERE PERCHE’ PRIMA DEI SOLDI CI SONO ALTRI VALORI CHE VANNO DIFESI, PRIORITARI PERCHE UNIVERSALI.

    BLU E’ UN ESEMPIO PERICOLOSO.

    Il suo gesto unico, storico e se vogliamo anche pacifico, mi ha riempito di gioia e dato speranza.

  • Whitehouse Blog

    Il gesto di Blu è corretto, ossia è una legittima forma di protesta. Il ruolo di artista è ormai diventata una forma di facile manovalanza. E questa mostra di Roversi è sintomo di questo, in un paese senza un’opinione pubblica che capisca il valore delle cose. A bologna succede qualcosa di piu sottile e interessante: http://m.huffpost.com/it/entry/9338432

  • una tua fun, blu

    Hai fatto malissimo a cancellarli, impara a ragionare con la testa. hai fatto un danno a te ma soprattutto a Noi e anche alla cultura. sei un cretino.

  • Franco Broccardi

    ‘Il dipinto é mio e me lo gestisco io’. La sostanza é questa. Con buona pace della libertà del messaggio, dell’occupazione dei muri grigi, della bellezza da regalare al paesaggio urbano. Blu ci dice che a lui delle persone che godono della sua arte non interessa niente. Che i suoi grafiti sono a uso e consumo personale e non altro. Tutto ok, basta saperlo.

  • marco

    La faccenda non è una storia tutta bolognese.. tuttavia sento molti amici bolognesi che sono davvero dispiaciuti in questi giorni. Posso capire il loro disappunto perché si vedono privati o addirittura derubati di grandiose opere che erano diventate patrimonio collettivo. Opere bellissime che avevano trasformato la città. E fa una certa rabbia sapere che sia lo stesso artista che gliele aveva donate a riprendersele.

    Probabilmente l’opinione pubblica considera il danno di rinchiudere un’opera di Blu al museo un problema minore rispetto alla ripercussione di cancellare tutti i murales dell’artista dalla città.

    Blu è un personaggio radicale, per quanto ne so io non possiede neppure un cellulare. Ciononostante ha lavorato in tutto il mondo, diffondendo i suoi messaggi antimilitaristi e anticapitalisti, esprimendo visivamente le proprie idee con coerenza e con uno stile unico.

    Blu lavora per comunicare idee. Blu sa bene che la sua arte si misura in intensità e non in durata. É una persona intelligente che sa esprimere le proprie idee sulla società ma sopratutto le sa difendere.

  • Whitehouse Blog

    C’è una querelle che non sta facendo dormire gli italiani: il graffitista Blu per protestare contro chi aveva staccato i suoi graffiti per metterli in una mostra tradizionale, ha deciso di cancellare i graffiti ancora rimasti in città. A suo dire per protestare contro il “capitale”, che avrebbe violentato e reso prodotto commerciale un graffito di strada che per sua natura è libero e indipendente. La prima cosa che viene da pensare è di cosa viva Blu, non è questo stesso sistema, legato al capitale, a renderlo famoso e non disoccupato? Secondo: quando si fa un graffito di strada, illegalmente su un muro di strada, bisogna essere pronti a tutto, anche che il graffito possa essere rovinato o peggio portato via. Diversamente non si sceglie di usare quella grande “vetrina commerciale” che è la strada e si sceglie di fare opere che possano essere difese da gallerie e musei. La cosa forse più grave è che una fondazione, un’importante istituzione cittadina, abbia deciso di trasportare i graffiti dalla strada al museo contravvenendo al luogo dove l’artista gli aveva realizzati. Come se domani portassimo la Gioconda in un parco pubblico. Allora possiamo dire che Blu protesta per questa violenza, per così dire, legalizzata e istituzionalizzata. E così decide di cancellare altri grandi graffiti presenti in città, non tanto per evitarne il trasporto nel museo, ma come gesto di protesta verso la scelta della fondazione. Ma perché l’importante Fondazione bancaria ha deciso di prendere i graffiti di Blu e non le centinaia di altri graffiti presenti in città? Ma soprattutto che valore hanno i graffiti di Blu per gli italiani e il mondo? La fondazione bancaria non sa nulla di arte contemporanea, basta vedere la scelta che ha fatto quando ha deciso di trasportare i graffiti, come se un’istituzione che si intenda di arte decide di abbandonare la Gioconda in un parco pubblico. La fondazione ha scelto i graffiti di di Blu solo perché Blu è un graffitista famoso in italia quanto all’estero, una sorta di valore certificato dall’estero. I graffiti di Blu non fanno altro che percorrere una stanchissima retorica di protesta che è talmente logora da diventare funzionale ai problemi che vorrebbe risolvere (stessa cosa dicasi per il famoso collega di Blu Banksy). Il vero valore dei graffiti di Blu, in Italia quanto all’estero, è quello di fornire una buona soluzione di arredo urbano a pareti che altrimenti rimarrebbero vuote o spesso scarabocchiate malamente. Quindi sarei portato a ridimensionare la questione, pur rilevando che il comportamento della fondazione sia un grave sintomo su come in Italia l’arte tenda ad essere sistematicamente maltrattata quando invece presiede alla “sensibilità del sentire” e quindi a tutto.

  • Arsen Ale

    Gent.Redazione, se me lo permettete vorrei mettere un link all’unico altro sito sul quale ho fatto qlch. commento su questa vicenda (anche se non compaiono in ordine cronologico), perchè credo che quei commenti possano aiutare a capire un pò meglio il punto di vista di una delle parti coinvolte, indipendentemente dalla sincerità o meno della protesta. Non incide infatti il fatto che la protesta sia sincera o parzialmente sincera o sia tutta una macchinazione o qlcn.possa eventualmente saltare la barricata in futuro ecc.ecc., tutto ciò non incide sulle considerazioni riguardo il diritto al mantenimento della dignità dell’opera e dell’autore, il significato di detti che evidentemente per i più non valgono nulla né mai han mai valso qualcosa evidentemente come “l’arte non ha prezzo”, che può riscriversi anche così “l’arte non è mai davvero in vendita al 100%”, la possibile apertura di un ragionamneto riguardo ad eventuali diritti di tutta la gente in caso di opere particolamente amate…, ecc.

    Il link a quei commenti è qst.: http://www.artslife.com/2016/03/13/blu-cancella-i-murales-a-bologna-lotta-al-sistema-il-museo-non-mi-avra/#comment-66801

    Anche se è un’altra testata, confido nella vostra anima artistica.

    Grazie.