Lo street artist Ozmo assolto in tribunale: “La sua opera non è imbrattamento e ha valore culturale” (ma nel frattempo è stata cancellata)
L’intervento site-specific realizzato da Ozmo nel 2022 a Piombino, sulla Fonte di San Cerbone, è stato per anni oggetto di un contenzioso giudiziario con la Soprintendenza. Ora il Tribunale di Livorno assolve l’artista, con una sentenza che farà giurisprudenza per l’arte pubblica nel Codice dei Beni Culturali. Tutta la storia
All’inizio dell’estate 2022, nottetempo, lo street artist Ozmo realizzava sulla Fonte di San Cerbone a Baratti (Piombino) un’opera site-specific non autorizzata, raffigurante due monete etrusche con il volto di Medusa, concepita in relazione con il Tesoro di Populonia, all’epoca esposto per la prima volta negli spazi del Museo Etrusco locale.
Il dibattito sull’opera site-specific di Ozmo sulla Fonte di San Cerbone
L’iniziativa dell’artista toscano, al secolo Gionata Gesi (Pontedera, 1975; vive a Parigi), fece subito discutere: sebbene la fonte scelta da Ozmo fosse abbandonata da anni al degrado, molti ritennero l’intervento illegittimo e deturpante. L’opera fu vandalizzata da ignoti con vernice nera solo pochi giorni dopo essere stata realizzata. Nel frattempo il dibattito pubblico opponeva due voci istituzionali: da un lato l’amministrazione comunale di Piombino, con il sindaco in testa, e la direttrice scientifica del Museo Etrusco di Populonia, Carolina Megale, felici di riconoscere l’intervento come un valore aggiunto per il territorio; dall’altro la Soprintendenza, che denunciò alla magistratura l’opera, perché realizzata illecitamente su una struttura storica. Nell’aprile 2023 le due medaglie furono rimosse, proprio su disposizione della Soprintendenza.

La vicenda giudiziaria e l’assoluzione di Ozmo
Intanto, però, il caso è andato avanti in aula, fino alla sentenza definitiva dello scorso 29 aprile, con la quale il Tribunale di Livorno ha assolto Gionata Gesi da tutte le accuse, con la formula più ampia prevista dalla legge, “perché il fatto non sussiste”. Diversamente dai pochi precedenti noti in materia, non si è trattato di un proscioglimento dovuto ad aspetti procedurali, ma di un giudizio sostanziale che riconosce il valore culturale dell’opera: l’intervento di Ozmo, dunque, non è reato, ma un’opera artistica.
L’opera di Ozmo ha valore culturale. Ecco perché
Nel preparare il suo intervento, Ozmo aveva ben studiato il contesto, come dimostrato dai suoi difensori, che in tribunale hanno depositato una memoria e diversi materiali, tra cui una consulenza storica che ha confermato come l’antica fonte medievale fosse ormai distrutta da decenni e come, dunque, l’opera non avesse modificato alcun bene culturale vincolato ai sensi del Codice dei Beni Culturali. Il giudice ha fatto propria questa ricostruzione. Per lo stesso motivo anche il Pubblico Ministero aveva chiesto l’assoluzione in via principale. La Procura ha però proposto per scrupolo accusatorio la riqualificazione del fatto in imbrattamento (art. 639 c.p.), imponendo a difesa e giudice di affrontare una questione più radicale: l’arte di Ozmo imbratta? La risposta del Tribunale è stata netta: i disegni “costituiscono un’opera artistica” con “valore culturale”, finalizzata a “dare lustro e importanza” a un bene abbandonato, con effetti “incompatibili” con l’imbrattamento.
Ma la Fonte di San Cerbone oggi è nuovamente in stato di degrado
Intanto, però, a tre anni dalla rimozione forzata, la Fonte di San Cerbone è di nuovo in stato di degrado, imbrattata di rosso da ignoti (mai cercati, né perseguiti). A Ozmo – tra l’altro autore del primo intervento di arte pubblica sulla facciata di un tribunale italiano, a Rieti, nel 2019 – resta la soddisfazione di vedere riconosciuto il valore artistico del suo intervento anche in via ufficiale: “In quattro anni di attacchi personali e istituzionali, anche al mio valore artistico e a un’opera che avevo donato e oggi è perduta, ho pensato di chiuderla con un patteggiamento. Ho scelto invece di andare fino in fondo. Sono grato a chi mi è stato accanto — avvocati e istituzioni con cui ho spesso collaborato per leggere e valorizzare storia e territori. È arrivata una sentenza che riconosce il valore culturale della mia arte e l’attenzione che metto in ogni intervento: un precedente storico per l’arte pubblica nel Codice dei Beni Culturali. Peccato per la fontana della mia infanzia, di nuovo abbandonata”.
Livia Montagnoli
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