Transmediale 2016. Fra testo e immagini (2)

Secondo e ultimo capitolo del reportage su Transmediale, il festival berlinese dedicato alla cultura digital. Stavolta si parla di immagine.

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Transmediale 2016 - Parallelograms - Steve Rowell

Transmediale 2016 – Parallelograms – Steve Rowell

IMMAGINE TRA REALE E VIRTUALE
La componente visivo-creativa, seppur molto ridotta, trova spazio nel festival CTM – parte integrante di Transmediale – intitolato agli effetti del digitale sulle comunicazioni visive/creative, sia nell’avanzante fusione fra digitale, cinema e videoarte, sia nelle strutture di produzione visiva basate su luce e immagini.
Lo screening di videoarte conteneva lavori di grande interesse, come il video Parallelograms di Steve Rowell, che riprende i grattacieli di Washington, quelli segreti e misteriosi dei servizi segreti, delle grandi corporation, degli istituti governativi, del Potere Carismatico. Alle immagini sono sovrapposte le registrazioni di chiamate cui risponde infallibilmente una segreteria automatica. La sovrapposizione dell’enfasi architettonica che rappresenta la coreografia imponente del Potere alle infinite varianti di diniego preregistrate è un irresistibile e implicito attacco critico a ciò che la “forma” del potere vorrebbe nascondere.
L’opera video della coreana Hana Kim rivela le potenzialità di un’autrice giovanissima, ma di sicuro talento. È un classico “ritratto della madre”, realizzato con grande qualità linguistica, che non fa pensare tanto a Kim Ki-duk, padre del cinema coreano, ma piuttosto al cinema più sofisticato di Hong Kong, quello di Wong Kar-wai per esempio, con un uso sapiente dei campi e dei controcampi, del suono e dei silenzi.

Transmediale 2016 - Hatsune Miku

Transmediale 2016 – Hatsune Miku

UN’EROINA DIGITALE
L’eroina audiovisiva del festival è però la cantante virtuale Hatsune Miku, con la sua canzone Still be here. Cantante digitale/virtuale osannata fin dalla sua nascita, nel 2008, è giunta a Transmediale con tutte le sue caratteristiche intatte. Sia la voce sia il corpo sono rigorosamente virtuali, con il volto segnato dai tipici occhioni tondi e dal nasino all’insù dei manga giapponesi. La canzone, la sua voce e i suoi gesti sono campionature di migliaia di personaggi reali o virtuali presi dall’universo visivo giapponese online e offline.
La realtà virtuale è quindi ostaggio del gaming e del web? Mancano proposte nuove e immaginazioni visionarie. La virtuale Hatsune Miku è “disturbante e perversa” come tutto l’universo manga, ma il film Avatar ci ha introdotti a un nuovo rapporto fra reale e virtuale. Tuttavia, ciò che la rende particolare è la risposta del pubblico, che ha fatto entrare i suoi brani nelle top ten infinite volte e che l’ha resa economicamente “vera” e tangibile, sia sul mercato sia nell’immaginario comune.

LA TRADIZIONE DEI KRAFTWERK
A ristabilire la tradizione di ricerca del rapporto musica-immagine ci hanno pensato i Kraftwerk, pionieri della musica elettronica-rock in Germania, con Big Web, un’installazione fatta di laser e suono elettronico, da cui emergono i grandi esperimenti di Iannis Xenakis nella musica classica contemporanea di anni fa.
L’intero spazio della performance è intessuto di tracce luminose che misurano e concretizzano il buio della sala in forma continuativa ma differenziata.

GOZILLA E POLITICA
A rilanciare l’immagine esplicitamente combattiva del festival ci ha pensato il vj turco 2/5BZ (aka Serhat Koksal), con una performance ibrida in cui sequenze visive e sonore si sono sovrapposte a un testo rap. Koksal si rifà all’antica tradizione popolare dei cantori/suonatori turchi, che commentavano la lettura degli editti del sultano con interventi ironici e critici. Partendo dall’icona del trash-sci-fi Godzilla, la performance Gezilla versus Isistanbul si scaglia contro l’“Impero Nattomano”, il “Dreamperialist Ottoman project”, “Gezilla versus Golden Nattoman”. Gezi(lla) Park è il motore del nuovo sentire culturale e politico e appare in ogni sequenza direttamente o simbolicamente. Gezilla/Gozilla combatte contro l’Impero Nattomano attraverso sequenze di collage, fotografie, disegni.
Attivista e impegnatissimo, attacca i personaggi del potere turco al grido di “Destroy Isistanbul! Save the Planet!” sia nelle performance che nelle fanzine, criticando anche la patina di glamour artistico creatasi intorno a Istanbul, con i musei e le Biennali di arte contemporanea, colpevoli, a suo parere, di coprire la radice selvaggia del potere in Turchia, creandone un’immagine edulcorata e protetta. La performance ci porta nel cuore dei problemi del Paese attuale e anche nella complessità organizzativa del Festival, nella sua storia di attivismo che si cerca ora di trasformare in braintrust di cervelli in rete.
Ma il festival intende restare anche un punto di riferimento e aggregazione per artisti, digital-hipster, ricercatori transdisciplinari e attivisti. Tutte istanze che speriamo si realizzino.

Lorenzo Taiuti

http://2016.transmediale.de/

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