Un Dalí ritrovato. Al Teatro Donizetti di Bergamo

Lo scorso 15 dicembre, il Teatro Donizetti di Bergamo ha inaugurato la propria stagione di prosa con lo spettacolo “La Verità”. Che porta in scena un telero originale dipinto da Salvador Dalí nel 1944. E ritrovato solo sessant’anni dopo la sua prima apparizione.

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Salvador Dalí, fondale per Verità

Salvador Dalí, fondale per Verità

La storia del dipinto di Salvador Dalí – scoperto casualmente nel deposito di un teatro – si mescola a quella degli attori della compagnia Finzi Pasca, che davanti alla tela mettono in scena sogni e visioni, ricreando un’atmosfera onirica che celebra l’opera d’arte surrealista.
Occorre fare un passo indietro per capire la magia e l’importanza di questo spettacolo. Il 15 dicembre 1944 al Metropolitan Opera House di New York va in scena il balletto surrealista Le Tristan Fou, ispirato all’opera di Richard Wagner Tristano e Isotta, con le scenografie di Dalí.
Quella americana fu l’unica rappresentazione dello spettacolo, dopo la quale scene e costumi furono immagazzinati e andarono persi. Non si seppe più nulla delle scenografie e il lavoro fu dimenticato fino a qualche anno fa, grazie al ritrovamento improvviso in un deposito teatrale. Da una cassa viene estratto un dipinto di quindici metri dell’artista andaluso raffigurante Tristano e Isotta.
Molto probabilmente il telo non è una delle due scenografie usate nella rappresentazione newyorchese, di cui si hanno dettagliate descrizioni e testimonianze, ma un sipario. Il sipario che preannunciava agli spettatori ciò che stavano per vedere: la storia di un amore mai consumato, una passione ardente che mescola eros e thanatos. Il dipinto è ricco di simboli tipici della pittura di Dalí – la carriola, le stampelle, le ombre – anche se l’interpretazione iconologica dei personaggi non è immediata. È certo che i due personaggi raffigurati siano Tristano e Isotta, il primo dipinto a sinistra in una torsione che rappresenta la passione e lo slancio emotivo, l’eros appunto. A destra Isotta, avvolta in un manto blu che richiama immediatamente la verginità della Madonna. Il suo corpo non proietta ombra, suggerendone l’appartenenza al regno dei morti e ricordando la tragica fine dei due amanti.

Compagnia Finzi Pasca, Verità - photo Cangialosi

Compagnia Finzi Pasca, Verità – photo Cangialosi

Nel 2010 il dipinto viene acquistato da una Fondazione che ha voluto restare anonima e che ha contattato la compagnia Finzi Pasca per creare, a partire dal telero, uno spettacolo dedicato. Nasce così La Verità andato in scena al Teatro Donizetti, lavoro che si trasforma in visione onirica, una ricerca magica della verità, fra humor e numeri circensi, fra acrobazie aeree e suoni, fra tori che si sfidano nell’arena e teste di cavalli alati.
Gli attori scherzano con l’opera d’arte facendone la protagonista di un’irreale asta benefica che raccoglierà fondi per un ricovero di attori decrepiti, ma quando il sipario si alza, la scalcinata compagnia dà vita a visioni che accendono la magia. Ci sono giocolieri e trapezisti che ballano in scena, porte che si aprono e si chiudono apparentemente senza motivo in continuo scambio fra una realtà piena di umorismo e visioni passionali.
In alcuni momenti lo spettacolo lascia senza fiato. Non soltanto per le incredibili doti circensi degli attori della compagnia o per le delicate scenografie di Hugo Gargiulo, ma perché porta l’artista in scena. Gli attori lo chiamano, scherzano con lui come con un vecchio amico, con qualche acciacco e mistero, ma sempre maestoso.

Astrid Serughetti

www.finzipasca.com
www.teatrodonizetti.it

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