Shoji Ueda e l’ossessione di una vita per le dune vicino a casa. Per il Guardian la raccolta di scatti del fotografo giapponese è il Photobook dell’anno

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Shoji Ueda, il Photobook dell’anno 07

Nel film La donna di sabbia (1964) di Hiroshi Teshigara un entomologo si trovava prigioniero in una fossa di sabbia. La storia in qualche modo ricorda quella del fotografo Shoji Ueda, rimasto sotto l’incantesimo delle dune per tutta la vita. La sua opera, infatti, è costituita soprattutto da scatti presi sulla costa di Tottori, dove viveva. Il formato tendenzialmente quadrato e il bianco e nero, adottato quasi fino alla fine della sua carriera, sono i tratti distintivi delle composizioni in bilico tra surrealismo e realtà, dove su un accecante sfondo sabbioso si stagliano figure umane di adulti o bambini dai tratti scuri. Sagome di persone sublimate come manichini su un set immaginario, fatto di sabbia in tutte le stagioni. Ueda stesso si faceva protagonista degli scatti, anche accompagnato dalla moglie: nei panni di regista clownesco pronto a sorprendere con qualche illusione.

OLTRE CINQUEMILA FOTO INEDITE NELL’ARCHIVIO PERSONALE
A quindici anni dalla sua morte, avvenuta nel 2000, esce una raccolta a lui dedicata, assemblata grazie a oltre cinquemila foto inedite trovate nell’archivio personale. Il libro, intitolato semplicemente Ueda è accompagnato da un racconto di Toshiyuki Horie, Under the Old Lens God, un contrappunto eccentrico che calza a pennello sulle immagini. Il libro, la cui fascetta definisce il fotografo con l’ossimoro “a sedentary adventurer”, è curato nei minimi dettagli, dalla qualità della carta, alla composizione grafica e si è guadagnato per questo l’onore di essere eletto da The Guardian Photobook dell’anno.

Federica Polidoro

http://www.shojiueda.com/eng/index.html
http://www.chosecommune.com/book/shoji-ueda/

 

 

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