Osservatorio Màntica 2015. La Cesena del teatro si apre alla città

Preceduto da “Essere Primitivo”, rassegna di “idee e spettacoli per una compagnia di ragazzi”, “Osservatorio Màntica 2015”, il nono dalla sua nascita, ha proseguito sulla via già tracciata di un lavoro che si vuole il più possibile aperto al pubblico. Così il Teatro Comandini di Cesena ha ospitato diverse tipologie di opere, discorsi e spettatori. Un’ottima opportunità per ampliare la vita culturale e artistica della città.

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Chiara Guidi - photo Alessandro Scotti

Chiara Guidi – photo Alessandro Scotti

“…e nulla è, per me, tranne ciò che non è” (Macbeth atto I, scena III). Potrebbe sembrare forse paradossale introdurre il discorso sull’edizione dell’Osservatorio Màntica, appena conclusa, con una citazione tratta dal Macbeth, lavoro di Chiara Guidi e centro focale di Màntica 2014. Potrebbe sembrarlo, se non fosse che l’artista stessa, nello spiegarci il progetto di quest’anno, riprende questa frase, a dimostrazione di come fin dall’inizio dell’avventura dell’Osservatorio possa essere concepito ogni anno come la tappa di una lunga e “grande drammaturgia”.
…e nulla è, per me, tranne ciò che non è: anche quest’anno, come e più degli anni scorsi, l’obiettivo della regista sembra proprio quello di voler assolutamente disorientare lo spettatore, di entrarvi a contatto al patto di lasciarlo solo con un grande punto interrogativo e senza nessuna risposta consolatoria. Parola d’artista: lo spettatore non deve trovarsi come di fronte a un’opera di Leon Battista Alberti, dove ogni tassello è chiaramente ricomponibile in funzione di una visione prospettica, armonica, geometrica e, appunto, consolatoria. Al contrario deve invece avere fame di nuove visioni, deve avere la curiosità di assumere uno sguardo altro, per esempio quello di un bambino, in modo da poter intuire le potenti intersezioni nascoste tra un incontro e l’altro di questa edizione di Màntica, in modo da ricomporre le analogie nascoste dietro questa forma aperta: “la gola, una forma che potrebbe essere una cornucopia di forme”. Non a caso per la Guidi “l’analogia è il più bello di tutti i legami”.

Osservatorio Màntica 2015 - Gola - photo Alessandro Scotti

Osservatorio Màntica 2015 – Gola – photo Alessandro Scotti

Così, partendo dalla sua creazione Gola, l’artista ha accuratamente preparato anche quest’edizione proponendo incontri e presenze che in qualche modo hanno predisposto questa forma aperta della gola, della ferita, della voragine, evocata fin dall’immagine in locandina: due segmenti a forma di V aperta sul fondo. Così il confronto con Dante nella lettura-concerto del 4 dicembre, e soprattutto con uno dei due Canti proposti, quello dell’Inferno del Conte Ugolino (Canto 33), ricorda quest’immagine, se pensiamo a Ugolino come “una bocca che sbrana e che quindi crea voragini”. Subito prima lo spettatore poteva ascoltare una conferenza dell’astrofisico Balbi sui buchi neri, che solo da un punto vista analogico possono naturalmente evocare una gola; e non solo nella loro qualità di buchi neri, ma anche perché essi racchiudono una densità enorme, “una materia che attende solo di essere liberata”. Come un prolungamento analogico su questo tema, durante la Lectura Dantis potevamo vedere sullo sfondo il video di un grande pianeta, a volte sostituita da operazioni fisico-matematiche.
E, proseguendo le analogie, come non poter collegare le sonorità disarmoniche e stranianti del violoncello di Francesco Guerri durante questa lettura-concerto, con quelle successive del concerto conclusivo del gruppo Tetraktis Percussioni, con un programma di musica classica contemporanea (tra i nomi Steve Reich, Edgar Varèse ecc.)?
Se si pensa ai buchi neri come materia che attende di essere liberata, è ovvio che questo elemento ci riconduce al fuoco centrale dell’edizione Màntica di quest’anno, ovvero all’incontro con l’antropologa forense Ewa Klonowski. Fa uno stano effetto, suggestivo, sentire la Klonowski spiegarci il suo lavoro di scavo e riconoscimento delle ossa, dei corpi della guerra civile in Ex-Jugoslavia, e poi udire la sua voce nel suo “inglese selvaggio” in Gola fungere da “colla, da fiume di connessione” delle azioni sceniche di questa comunità di “insetti”.

Osservatorio Màntica 2015 - Laboratorio Rosario di Adriana Borriello

Osservatorio Màntica 2015 – Laboratorio Rosario di Adriana Borriello

Dal laboratorio Tana del tasso condotto l’anno scorso, ci spiega la regista, sono state costruite delle azioni sceniche estremamente precise nella loro continua ripetizione, nella loro ritualità, che si sono adattate via via ai vari partecipanti dei laboratori successivi che hanno preceduto la creazione dello spettacolo, ma anche ai due “movimenti” che strutturano lo spettacolo: il racconto Angoscia di Cechov, e questa figura di doula contemporanea che è Ewa Klonowksi. Doula intesa come donna che accompagna un’altra al parto, in questo caso come di ritorno in vita dalla morte. È infatti l’assurdità della ritualità di queste azioni, evocanti soprattutto il dolore, a sottolineare l’orrore del meccanismo eterno della Storia e l’angoscia dell’esistenza stessa che si rileva nel testo cechoviano. Così siamo noi spettatori a cadere dentro la gola, e a ritrovarci in un posto straniero e dunque inquietante ma allo stesso tempo affascinante: un po’ come Alice nel paese delle meraviglie, sottolinea giustamente Chiara Guidi.
L’uscita da questa gola, l’atto di risalire è tuttavia alla nostra portata: Chiara non è lo stregatto che cancella questa possibilità. Ad esempio Assedio di Parigi, spettacolo di pupi siciliani di Franco Cuticchio, incluso nella sapiente drammaturgia-rassegna di Màntica, che, pur ricordandoci inevitabilmente nel titolo la triste attualità, ha il potere, grazie alla sua raffinata leggerezza, di cambiare la “temperatura”, l’atmosfera potente di questa voragine.

Fabio Raffo

www.raffaellosanzio.org

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