La mostra Ennesima? L’ennesima collezione di anacronismi

La mostra – anzi: le sette mostre – curata da Vincenzo De Bellis alla Triennale di Milano sta sollevando un polverone non da poco. Finalmente. Significa che il dibattito non è morto come molti sostengono (e auspicano). E che ci sono ancora mostre, curatori, scelte che fanno discutere un sistema, quello dell’arte, che quando vuole sa confrontarsi a livelli dignitosi. Apriamo così anche su Artribune un dialogo a partire dalle sale milanesi. Il primo a prendere la parola è Roberto Ago.

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Ennesima, veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2015

Ennesima, veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2015

L’EREDITÀ E IL VALORE
Qualche anno prima di spirare, alla richiesta di indicarci quali artisti secondo lui avessero saputo ereditare ovvero tradire le italiche radici dell’arte, Luciano Fabro lasciò l’aula sbigottita indicando in Maurizio Cattelan l’unico erede degno di essere menzionato. La cosa in realtà non deve stupire, se anche Luciano stigmatizzava volentieri la “pignoleria” di Optical e Minimal Art o il “retinismo” di Gerard Richter, era spirito perfettamente in grado di discernere il proprio (sofisticato) gusto personale dal valore intrinseco dell’arte.
Alla fine, il valore è il grande mistero“, sentenzierà a qualche anno di distanza e in sorprendente sovrapposizione con Luca Rossi l’estetologo Andrea Pinotti, in conversazione con Massimiliano Gioni sulle pagine di uno dei sette cataloghi della mostra Ennesima. Una mostra di sette mostre sull’arte italiana. Che è congegno espositivo articolato e ambizioso, ideale distaccamento di un Palazzo Enciclopedico (e Grande Madre) che ha fatto della mise en abyme il suo primo manifesto teorico a uso e consumo di curatori affatto inclini al proselitismo. Vincenzo De Bellis dimostra in colpo solo ma plurale di aver capito la lezione, al punto che il suo composto display googleano sfiora il presagio di una possibile, imminente accademia.

Ennesima, veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2015

Ennesima, veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2015

CAPITOLI I, II
Ad accogliere lo spettatore di Ennesima sono i due grandi pigmalioni dell’arte nostrana di stanza a Brera. Poco dopo le intelligenti lampadine parafulmini di Alberto Garutti, Luciano Fabro rivisita in chiave ermeneutica la grande tradizione avanguardista. La sua piazza antropica è sapiente e ironica come sempre, vertice genealogico di una piramide artistica al contrario problematica. Ciò che innanzitutto colpisce, di questo preambolo esemplare nel suo proposito di mappatura iconografica transgenerazionale, è la sostanziale immobilità di una parte sostanziosa della scena artistica più recente, selezionata da De Bellis in continuità con i suoi predecessori e sodali.
Tanto che si fatica a distinguere l’attardato logos minimale di Lara Favaretto dalle aurorali suggestioni plastiche dell’Arte Povera, il sapiente film pittorico di Pietro Roccasalva da quello poco distante di Mario Merz, il fiore ampolloso di Mario Airò da analoghe piroette di Gilberto Zorio, il goffo primitivismo di Roberto Cuoghi dalla naïveté ben più risolta di Luigi Ontani, il vetro di Diego Perrone da anonime plasticità conturbanti degli Anni Settanta.
Filologicamente imperdonabile, in tale contesto, l’aver convocato Francesco Gennari ma non Gianni Caravaggio, Lara Favaretto ma non Flavio Favelli, per giunta scalzati da novizi improvvisati come Andrea Romano, i cui calchi in neon di cartoni animati appaiono concettualmente risibili, oltre che anonimi.
Possibile che il dopo-Cattelan (e Prince, Fischer, Wolfson…) debba essere tanto reazionario e anacronistico? Si dirà, anche sulle pagine programmatiche del catalogo, che l’idea era proprio quella di cogliere una linea di continuità all’interno di una tradizione iconografica mai sopita e ben riconoscibile. Ebbene, mai intento è stato meglio perseguito ma anche più frainteso, nella sua tragica essenza.

Ennesima - veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2015

Ennesima – veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2015

CAPITOLO III
A seguire questa seconda esposizione epigonale, ancorché magistralmente allestita, è una ricognizione intorno alle pratiche verbo-visive made in Italy, eredità concettuale degli Anni di piombo squisitamente incastonata in un format burocratico. Qui poco da dire, se non che alla mestizia formale delle opere si somma quella della loro tassonomia. L’interesse è in gran parte filologico e storiografico.

CAPITOLO IV
È il turno di una mostra monografica dedicata ad Alessandro Pessoli, bravo proseguitore della temperie transavanguardista in chiave vintage, e in sintonia con analoghi primitivismi d’oltreoceano. Professionale ma datato.

CAPITOLO V
La quinta ricognizione è interamente dedicata alla performance, o meglio a un recinto zoologico che la ingabbia in tante celle d’isolamento. L’effetto è suggestivo e straniante, l’invenzione più felice della mostra, un gesto artistico-curatoriale più incisivo di quelli compendiati.
Il senso di claustrofobia prosegue sul perimetro esterno, dove Massimo De Carlo appare “scocciato” senza più la forza e sorpresa dell’azione originale, per un fossile che fa rimpiangere e comprendere la scelta purista di Tino Sehgal. Analoghe tassidermie fotografiche immortalano una delle prime, belle e fresche performance di Vanessa Beecroft, scolastici e pretenziosi invece gli interventi dei più giovani, a partire da Patrizio Di Massimo, passando per Linda Fregni Nagler, finendo con Luigi Presicce.

CAPITOLO VI
La penultima stazione del percorso espositivo è un capolavoro grafico e concettuale degno di un racconto alla Borges: la cronistoria in pompa magna del cosiddetto Spazio di via Lazzaro Palazzi. Ovvero di un’esperienza artistica encomiabile negli intenti ma assai marginale nei risultati, venduta come fosse la quintessenza del valore da preservare a futura memoria dei posteri.
Come se non bastasse, un’installazione ambientale ambisce a illustrare l’audacia sperimentale che indubbiamente animava i componenti del gruppo, se non fosse che il risultato avrebbe consigliato di archiviare l’episodio come trascurabile. Due dita di polvere non necessariamente fanno un monumento.

Ennesima - veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2015

Ennesima – veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2015

CAPITOLO VII
L’esposizione conclusiva di Ennesima dedicata alle ultime tendenze (si fa per dire) ha l’ambizione di mappare sia pure parzialmente l’ultimo stadio dell’arte italiana. Senonché immancabili atmosfere minimal, vintage e délabré assicurano un perfetto allineamento con il mainstream internazionale, a onor del vero anch’esso progressivamente nostalgico e indifferenziato. Tutte le opere non fanno che contraddire la presunta originalità dei singoli proclamata con irenica spudoratezza nel comunicato stampa, denunciando una pletora di ritorni all’ordine francamente stupefacente.
Il fatto è che, in Italia, non solo il ritardo su pratiche logore non è avvertito (vale anche per l’estero), ma nemmeno è bilanciato da identità idiolettali. Se Pessoli almeno è inconfondibile, Alek O., Giorgio Androtta Calò, Francesco Arena, Danilo Correale, Luca Monterastelli, Alessandro Agudio, Lupo Borgonuovo, Santo Tolone, Nicola Martini, Andrea Romano non sembrano avvertire la totale acribia che circonda le loro impersonali produzioni.
Che fa la nostra curatela, chiude un occhio per disperazione o pensa davvero che questi siano artisti in grado di ereditare il testimone dell’arte tricolore? Ci siamo già passati con una lista interminabile di promesse mancate, non è bastata l’esperienza fallimentare di Espresso o quella nemmeno più dissimulata di Exit? Che dire e pensare? Che fare?

IL TRADIMENTO/NON-TRADIMENTO DEI PADRI
Se la misura è colma, il colmo è misurabile. Dovremmo essere grati a questa mostra qualora consentisse al Paese di aprire gli occhi e voltare pagina, cominciando con l’accreditare più di un commentatore a sentirsi non solo autorizzato, ma a questo punto obbligato ad assumere con lucidità e rigore un punto di vista alternativo, che sfidi quello dominante nella volontà di testimoniare lo spirito dei Padri anche della critica. Occorre sostenere senza mezzi termini che Ennesima è l’espressione di tante eredità senza tradimento, una teoria di manierismi finalmente lampanti, a patto di volerli vedere. Occorre anche riscattare l’onore di tutti i protagonisti silenziosi della nostra storia dell’arte a fronte di operatori che solo presumono di agire nel solco di una continuità mai scontata, quando stanno deragliando da un pezzo. Che un giorno si possa dire che almeno qualcuno, rispetto a tale quadro generale, non era d’accordo: quella non è l’espressione aggiornata dell’arte italiana e, beninteso, un’alternativa ancora non si vede.
A parte i soliti Cattelan, Beecroft, Stingel e Vezzoli, impegnati sul fronte estero a salvarci la faccia, e i più recenti Roccasalva, Gennari e in misura discontinua Gabellone, i quali assumendo programmaticamente la tradizione, almeno possono eccederla, la gran parte degli ospiti anche stagionati di Ennesima non è degna di accompagnarsi ai nomi illustri pure presenti. C’è una falla nella catena, la trasmissione si è come inceppata, in particolare nelle filiazioni di Fabro e Garutti, maestri più freschi dei loro numerosi allievi.

Ennesima - veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2015

Ennesima – veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2015

UN ANEDDOTO CHE VALE UN FORUM
Un primo passo in vista di un riscatto dell’arte e della critica italiane è quello di denunciare quadri autoreferenziali blindati che hanno progressivamente perso di credibilità, se non fosse che di una credibilità autoproclamata detengono il monopolio. A dirlo, si badi, è la nostra latitanza dalle scene internazionali, non i rari editoriali di operatori scettici. Un forum in itinere come quello di Prato avrebbe il dovere di interrogarsi circa i mancati successi dei tanti mentori chiamarti a testimoniare di tutto, fuorché le proprie responsabilità. Perché tale forum rischi di segnare un’aporia lo si è argomentato in altra sede, valga dunque un aneddoto che forse più di analisi e diagnosi fatalmente ignorate possa testimoniare l’attuale smarrimento della critica italiana.
Eravamo in visita a Ennesima accompagnati da un’amica professoressa di lettere. Senza alcuna sollecitazione da parte nostra, ci ha fatto notare a più riprese quello che non sospettava essere il famigerato “critichese”. Utilizzato copiosamente nelle didascalie delle opere in mostra, le è apparso come un ininterrotto compendio di frasi vuote e luoghi comuni che tradiva, aggiungiamo noi, un profondo scollamento tra “scrittura e immagine“. Inutile citare Sloterdijk e Belting per impreziosire il cofanetto, quando la medesima scrittura non sa “com-prendere” i molti artisti mediocri di Ennesima nell’empireo dell’arte italiana, dimostrando con ciò la reale portata sua e dei candidati.

Ennesima, veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2015

Ennesima, veduta della mostra presso La Triennale di Milano, 2015

PER UN AUSPICABILE SCISMA DELLA CRITICA ITALIANA
Se in un tempio storico dell’arte italiana come la Triennale di Milano siamo giunti al punto di dover tornare a scuola, è necessario che la scena critica si spacchi scindendosi in prospettive divergenti. Urge disinnescare quella cortina di omertà che ha trasformato la critica del Belpaese in dissennata curatela, giornalismo condiscendente e mera doxa. Senza un’agorà anche feroce che ristabilisca al più presto una prassi argomentativa capace di “pungolare i sofismi” (ricordate?), il valore dell’opera continuerà a essere un “grande mistero” e l’Italia assente da quelle biennali internazionali che pure ha sdoganato.
Chi volesse intendere tale appello come un lasciapassare per ulteriori analisi critiche a partire dall’arte giovane propugnata in Ennesima, imboccherebbe la retta via. Chi, al contrario, volesse insistere nel commercio acritico di artisti condannati alla mediocrità senza mai renderne conto al Paese, potrebbe un giorno scoprire di essere tra i protagonisti delle investiture fallite. I nomi dei mentori annessi alle cantonate, infatti, vanno testimoniandosi su quelle riviste, giornali e cataloghi che tutti conosciamo. Basterebbe editarli.

Roberto Ago

Milano // fino al 6 marzo 2016
Ennesima
a cura di Vincenzo De Bellis
LA TRIENNALE
Viale Alemagna 6
02 724341
[email protected]
www.triennale.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/47243/ennesima-una-mostra-di-sette-mostre-sullarte-italiana/

 

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  • Simone

    Per stimolare il dibattito consiglio anche la lettura dell’ultimo libro di Mario Perniola “l’arte espana” che per questa mostra cade quasi a fagiolo

    • Lorenzo

      Gli artisti esclusi lo sono motivatamente, de Bellis ha scelto quelli che hanno una dimensione internazionale, gli altri hanno una dimensione solo italiana e dopo anni di lavoro e tante opportunità non hanno lasciato il segno, quindi non mi sembra ci siano errori filologici

      • Whitehouse Blog

        @Lorenzo: cosa significa avere una dimensione internazionale? In ogni caso il criterio dichiarato da De Bellis non è stato questo, ma quegli artisti che lavorano con l’immagine. Come fare le convocazioni per la nazionale di calcio e dire di convocare quei calciatori che hanno i capelli neri.

        • Lorenzo

          Significa avere visibilità in gallerie e musei non italiani, non significa essere i più bravi ma sicuramente avere più riconoscimenti, i curatori tengono presente questo, e anche tu quando disprezzi gli artisti che espongono solo in Italia.
          Non fare il finto tonto e non essere ingenuo.

          • Whitehouse Blog

            A parte che quello che tu dici si sostanzia nel lavorare con De Carlo o Zero che possono fare degli scambi con realtà estere ed essere aiutati da curatori amici. Ricordo Perrone-Cuoghi alla Biennale di Berlino nel 2006 invitati da Gioni e Cattelan (Cattelan altro artista da De Carlo). Ammesso che questo sia il criterio mi devi spiegare l’esclusione di Rossella Biscotti che in pochi anni ha fatto: biennale di venezia, documenta, manifesta, biennale di istanbul. Una sorta di grande slam. Qui però parliamo di contenuti e qualità non di curriculum vitae, utile a confondere collezionisti italiani confusi.

          • Lorenzo

            sopravvaluti queste gallerie, e la biscotti non eri tu a disprezzarla?

          • Lorenzo

            Due mostre non danno visibilità internazionale , la strada è lunga e infatti molti si sono persi

          • Lorenzo

            Quanti artisti hanno lavorato con de Carlo e zero e ora dove sono?
            Scomparsi!
            Una rondine non fa primavera
            Perché difendi garutti che è il fondatore della debolezza attuale.

          • Whitehouse Blog

            Appunto, non difendo garutti,

          • Giorgio

            Ragazzi dite sempre le stesse cose, sono d’accordo anche sulla sopravvalutazione dell’ arte povera, finti comunisti aspiranti borghesi
            Tutto il resto sono i soliti discorsi

          • Remo

            Aoh! Quanto siete messi male, siete una banda di depressi, in verità sono tre persone che scrivono, e tutti rigorosamente esclusi e arrabbiati.
            Ohh! Confrontatevi con il mondo e fate qualcosa , ma voi di che vivete perché me sa che siete tutti artisti e galleristi che nun venono nulula.
            Morsiani quantu si gnorante.
            Se te prende zero te metti n Po tranquillo?
            Nun te basta baldini?

          • Remo

            Li poristi ormai so poracci.
            Ma nell’ arte non c’è la pensione?
            Cotti e avidi.

          • Gigio

            Morziani, morziani…..

          • Gino

            Esclusi !

          • Whitehouse Blog

            Appunto, dagli anni 90 solo cattelan, vezzoli e beecroft.

          • Lorenzo

            Tutti artisti che si sono fatti da soli , zero neppure esisteva e de Carlo un ruolo marginale.
            Cosa dici allora lo vedi che parli per frasi fatte

          • Whitehouse Blog

            eh??? In questi commenti critico il progetto Ennesima non i singoli artisti che presentano luci e ombre ( i giovani tutte ombre purtroppo)

          • Lorenzo

            Sui giovanissimi sono d’accordo , impresentabili, meno sistema e soffrire di più , ma stai tranquillo se qualcuno ha i numeri crescerà , gli altri cambieranno mestiere

          • Lorenzo

            Anche tra i vecchi ci sono molti sopravvalutati, l’arte povera per esempio è una bolla speculativa perché molti di loro sono i manieristi dell epoca e da trenta anni non fanno un opera decente ma solo soldi.
            Parliamo anche di questo!

          • Lorenzo

            Parliamone per favore perché è una vergogna

          • Whitehouse Blog

            Disprezzarla? Vedi, in Italia ogni critica è vista come manifestazione di odio. E’ veramente incredibile. Io apprezzai molto un suo vecchio lavoro (le teste in oggetto) poi le si fermò completamente, diventando anche lei l’ennesima “giovane indiana jones”: ossia caricare di valore le opere infilandoci dentro la storia o storie di valore “sicuro”. Non significa disprezzare ma avere senso critico. Fino ad arrivare alla sua recente mostra al Museion che era veramente carente. Quando scrivo queste cose io sto facendo verso la Rossella Biscotti un atto d’amore. Sono i critici e i curatori nostrani che odiano questi artisti, semmai invitandoli in certe baracconate invece di approfondire, valorizzare e promuovere.

          • Lorenzo

            Diciamo che non la stimi, quelle teste sembrano opere di scutte, sai chi è ?

          • Whitehouse Blog

            Thomas pessimo. Quelle della Biscotti sono un archeologia del ready made..

          • Lorenzo

            Quindi thomas è uno scarso ho capito bene ? E invece garutti un bravo artista e cattelan un genio? Sei d’accordo ?

          • Whitehouse Blog

            Thomas mai capito, quello che ho visto molto scarso. Garutti non male, anche se gigioneggia; strumentalizza un certo “buonismo” per poi rimanere sulle torri d’avorio. Cattelan ottimo negli anni 90, oggi più spuntato e vive un po’ di rendita.

          • Lorenzo

            È meglio che ti astieni dai commenti perché sei poco preparato e dai ai giovani l’ esempio sbagliato.
            Documentati e poi ne riparliamo.
            Maurizio è il primo ad avere grandissimo rispetto per thomas, chiediglielo! Si è messo in ginocchio lui e gironi per farlo partecipare alla loro biennale di Berlino.
            Ma tu pontifichi ma non sai nulla.
            Purtroppo

          • Whitehouse Blog

            Tu ragioni con la testa di Maurizio…. Io sono preparatissimo!

          • Lorenzo

            No ma lo conosco e so come andarono le cose, Maurizio al contrario tuo è preparato e sa quali sono i reali valori in campo, e questo è un pregio non un difetto

        • Lorenzo

          Significa esporre in musei e gallerie non italiane, i curatori guardano queste cose e anche tu quando disprezzi gli artisti che espongono solo in Italia!
          Non siate ingenui e siate onesti

          • Lorenzo

            Non per forza sono i migliori ma sicuramente quelli che hanno avuto più riconoscimenti. È tutto dovuto al caso e alle raccomandazioni. ?

      • Lino Baldini

        Filippo Berta ha esposto in tutta Europa e non solo!!

        Il segno non lo lascerà nemmeno De Bellis!!

        “Concerto per solisti”
        https://vimeo.com/143067295

        • plateaincerta

          Molto interessanti i due video di Filippo Berta!!

        • Roberto Ago

          Baldini certo che hai una bella faccia tosta, commenti, critichi e poi sul sito della tua placentia dai nella tua disponibilità per la vendita opere degli artisti che invece a quanto pare disprezzi, tra l’altro non è vero che hai quelle opere nella tua disponibilità evidentemente in caso di un eventuale interessamento di qualche sprovveduto collezionista al quale rifilare scarti di terzo e quarto mercato sei pronto a recuperare opere in maniera alquanto bizzarra.

          • Lino Baldini

            Usi il nome di Ago per nascondere la tua mediocrità e meschinità!
            Ti consiglio di leggere il mio curriculum per migliorarti!!

      • Rasoio

        Ma quale dimensione internazionale , non li conosce nessuno, non basta fare mostre all’estero per essere artisti di “dimensione internazionale” . Ma dimmi tu chi é di questi che avrebbe “lasciato il segno?”
        Guarda, il segno puoi lasciarlo tu sul pavimento se quando cadi ci sbatti la testa:))))

    • Whitehouse Blog
  • Luca Rossi

    ROBERTO AGO. Basta la firma

  • cardo

    Se è permesso fare una recensione alla recensione ( mi pare sia questo il tono di artribune ) devo dire Che questo superficialissimo lamento non è solo spiacevole nella lettura ma denota un chiaro misoginismo dell’ artista/commentatore in causa, la superficialita’ e la mancanza di attenzione affrontata nel descrivere le opere dei diversi artisti esposti ( non parlo dalle mostre – che purtroppo e’ chiaro si reggono in piedi con difficolta’) .
    Andare oltre la superficie, usare uno strumento attento per la comprensione dei lavori è un dovere della critica, se si vuole chiamare tale. Questo lamento italiota è insapore e non fa bene a nessuno, tranne a quei quattro “like” noiosi che arriveranno dai soliti compagni di forum. Una rivista d’arte non dovrebbe dare spazio a queste lettere solo perché arrivano in forma gratuita e con un implicito senso di propaganda personale, triste e noioso..

    • Rasoio

      Quindi tu sei a favore della censura dei commenti che non ti piacciono? Hai scritto “una rivista non dovrebbe”?
      Guarda che basta questo a rivelare quello che sei:)))

  • Whitehouse Blog

    Bellissima lettura di Roberto, complimenti. Fortunatamente, almeno non solo il solo a vedere che il Re è nudo. Ma la mia critica ostinata e quotidiana dura da sette anni. E tanti ce ne sono voluti per arrivare a Prato, che è stato un momento, almeno, di presa di coscienza. Ma credo significativamente che al Forum di Prato mancassero, se non sbaglio, proprio i curatori di questa mostra e molti artisti di questa mostra. Segno che il malato ancora fatica ad una consapevolezza piena, primo passo verso la cura. Ma il problema oggi, in Italia e all’estero, non è trovare una “cura” ma ridefinire la definizione di “cura”. Questo è il compito di messa in discussione a cui un sistema formativo anacronistico (le accademie!!) e gli addetti ai lavori sono chiamati. Si tratta di rintracciare un valore condiviso, pubblico e riconosciuto dell’arte e dell’opera d’arte. Come ho detto a Prato la radice del problema è “formativa”, NON EDUCATIVA. Ossia serve creare uno nuovo spazio di opportunità per la formazione degli artisti e per la formazione del pubblico. Il mio blog ha proposto e sta attuando progetti concreti. Ma si tratta di collaborare. Serve un platea, anche se il mio amico Roberto Ago non ci crede fino in fondo, esattamente come a uno stato serve un ‘opinione pubblica. Bisogna interessare, appassionare e coinvolgere con l’arte più persone. Diversamente avremo una platea fatta solo di addetti ai lavori (come accade oggi) e avremo una politica e un settore privato interessati solo a strumentalizzare l’arte (come spot sofisticato) senza scelte di qualità. Collaboriamo, Artribune, Ago, ecc. Troviamo nuovi protocolli di messa in cammino, definiamo la parola “cura” e realizziamola. (Luca Rossi)

    • Cardo

      Ma se luca Rossi è il primo Che la mostra non l’ha nemmeno visitata e se me riempie la bocca? Ma Di cosa parlate? Abbiate almeno l’umilta’ di farvi stupire da quelle ricerche Che meritano, e visto Che siete tesardi e non guardate al Di fuori dei nomi degli artisti piu vicini alla vostra generazione, guardate e scoprite artisti come Adelita Husi Bey , Calo’, Agudio, Correale, tutti artisti Di qualita e Che si impegnano da anni con delle ricerche di carattere assultamente internazionali al quale andrebbe dedicato decisamente piu di una collettiva, quantomeno per mostrare la qualita del lavoro e la complessita’ Della ricerca. Ma visto Che in italia comandano I dinosauri e voi siete fossilizzati dai social network, vedo difficile questo passaggio, anche se potrebbe essere facile. Mi spiace pero’ Tu Luca e Ago con quel minimo Di intellettualismo da liceo, dovreste tornare a studiare a viaggiare o almeno a guardarvi intorno senza questa spocchia coercizzante da perenni sfigati

      • Whitehouse Blog

        Mi dispiace Cardo, il tuo discorso non regge. Le ricerche degli artisti che citi sono non-ricerche, perché sono una forma di artigianato dell’arte moderna e contemporanea. Ma a livello internazionale siamo messi nello stesso modo, guarda l’osannato Danh Vo. Ti invito a visitare il progetto ora in prima pagina su Whitehouse.

        • cardo

          mi dispiace whithouse ma il tuo blog è una non ricerca, un non blog, potrebbe essere una buona pagina di presentazioni per Vine o Tinder, ma non prenderesti molti poke. Lo dimostra il fatto che in 7 anni non sei a riuscito a sviluppare un discorso aperto e democratico con nessun altro attore del panorama artistico o culturale in italia. Poi, cosa esattamente vuol dire “artigianato dell’arte moderna e contemporanea” una frase che hai creato tu ? ti rendi conto che non ha un senso compiuto ? articola bene e comprendi tu in primis come raccontare la tua nozione di “artigianalità” , poi citare Danh Vo ? perché ? argomenta le tue pseudo nozioni in maniera efficace e professionale se ti senti in grado di farlo e investito da quest’ onore, sicuramente troverai chi ti accolta, ma per favore, per gli ascoltatori farlo facendo sentire la tua voce non il lamento puerile di un confuso. E guardati intorno che di piattaforme di discussione critica ce ne sono tantissime, sul web e nel reale, programmi di studio indipendenti, seminari, proposte pedagogiche avanzate, anche gratis (purtroppo poche in italia ) ma sono sicuro che frequentare uno di questi programmi ti potrebbe fare molto bene. Magari diluisci un po’ la ruggine di quelle 4 frasi fatte che provi a far diventare “brand”, ma che restano poco più di schiamazzi da taverna, e sopratutto non hanno un significato compiuto ne metaforicamente ne letteralmente.

          • Whitehouse Blog

            Caro Cardo, dici cose a caso. In 7 anni whitehouse ha presentato interviste ai protagonisti della scena italiana e ha molte figure meno conosciute ma interessanti. Il commentario è aperto, e io stesso ho scritto articoli su flash art, artribune, exibart. Per non parlare dell’attività su Facebook, instagram, Twitter. Aggiungi circa 30 progetti esterni e tre proposte per la divulgazione. I problemi che oggi rileva Ago sono quelli che io presentai su flash art nel 2009. Ma il problema è parlare a una platea di soli addetti ai lavori (come anche te) senza che fuori esista un ‘opinione pubblica o un pubblico vero minimamente interessato. L’arte contemporanea è totalmente tagliata fuori dal dibattito pubblico quando sarebbe potenzialmente la materia che presiede a tutto, perché allena la vista e il sentire (non solo con gli occhi) .Questa autoreferenzialità condanna l’arte italiana, ma anche sulla scena internazionale le cose non vanno molto meglio. Proprio perché oggi chi si pone nel ruolo di artista parte già con le gambe tagliate: viviamo un bombardamento di contenuti e una storia dell’arte molto pressante. Per tanto i giovani di Ennesima, come sottolineato anche da Luca Beatrice e altri, tendono a presentare opere come “ikea evoluta”. Una mia definizione per descrivere oggetti caricati di valore arbitrariamente senza ragioni legate al contesto e alle intenzioni. Mostre come Ennesima devono difendere questo valore arbitrario e fare in modo che le scelte commerciali e non solo, ricadano su questi artisti e non si disperdano nelle centinaia di artisti italiani che rivendicano uno spazio. Come fare le differenze tra Pietro Roccasalva e Matteo Fato? Ecco. Il problema della contemporaneità è iniziare a fare delle differenze di valore, per fare le differenze tra i mille contenuti da cui siamo bombardati. Il valore non è un mistero dal momento che facciamo scelte di valore ogni secondo. Quindi nell’arte contemporanea c’è qualcosa che non sta funzionando. Con Whitehouse lavoriamo in questo senso da 7 anni con progetti concreti e fattivi. Ma ovviamente ci rivolgiamo ad un parlamento che stiamo mettendo in discussione (difficile trovare facili supporti) e fuori non c’è nessuno interessato. Proprio perché a nessun cittadino è chiaro quale sia il valore dell’arte contemporanea oggi.

          • cardo

            chi è whitehouse un collettivo ?

            comunque qui non si fa critica la critica è un altra cosa, i commentari da bar sport sono noiosi e non portano a nulla, non te ve ne accorgete? non conoscete i lavori di nessuno degli artisti delle sette mostre, quindi astenervi dal commentare, siete di una superficialità imbarazzante e probabilmente anche un po’ analfabeti … https://it.wikipedia.org/wiki/Analfabetismo_funzionale

          • Whitehouse Blog

            conosco tutti gli artisti, cerca su google: italian area giudizi artribune. Ragazzi, non abbiamo l’ambizione di risolvere il mondo con i commenti. Anzi, esageriamo così sarà chiaro che non è certo questa la sede. Ma entro mezzanotte voglio arrivare a 70! Dai… ;)

  • Whitehouse Blog

    “Alla fine, il valore è il grande mistero“, sentenzierà a qualche anno di distanza e in sorprendente sovrapposizione con Luca Rossi l’estetologo Andrea Pinotti, in conversazione con Massimiliano Gioni sulle pagine di uno dei sette cataloghi della mostra Ennesima”–
    Uscirà presto un testo di Alessandro Ferraro con alcune considerazioni su Mario Perniola e Luca Rossi su questa idea di valore e non solo.
    Il valore non è un grande mistero perché facciamo scelte di valore ogni giorno. Il problema è che mancano divulgatori capaci. Paghiamo delle accademie che vivono sulla luna ormai totalmente incapaci di formare persone che possano relazionarsi efficacemente con la contemporaneità. Con il nostro blog, e in particolare con MyDuchamp, stiamo lavorando concretamente su questo, ma soli siamo una goccia nel mare.

  • Rasoio

    Bell’articolo. Finalmente. E mi piace l’idea di approfondire lo scisma della critica italiana. Vorrei sentire anche altri, ora.
    Chi sta zitto sbaglia o ha interessi e amicizie da difendere. Facciamo saltare tutto: il dissenso c’è sempre stato ma ha cominciato ad avere voce qui su Artribune e prima ancora sul vecchio Exibart.
    Si , si è rasentato l’insulto, si è manifestato rancore, rabbia, si, si è stati volentieri scorretti e irrispettosi ma si diceva cose che sotto sotto dicevano tutti, o molti, da anni.
    Fanno male le critiche cattive?
    Chi se ne frega! Ma credevate davvero di essere grandi artisti, grandi curatori, grandi editori? Grandi incompresi con curriculum e favori d’oro e zero risultati?
    Cattivi si, ma niente in confronto alle nefandezze di un sistema mafioso a tutti gli effetti….
    La mostra di De Bellis è un fallimento completo, dichiarato, verificato.
    Le schifezze delle rassegne “Espresso”, “Terrazza”, con pretese di una qualche completezza ma con esclusioni eclatanti, non si devono ripetere, chi ci prova dovrebbe essere crocifisso :)
    Intanto una proposta concreta: combattere con decisione tutti i conflitti di interessi, chi dirige una Fiera non dovrebbe , per il periodo in cui riveste l’incarico, organizzare mostre.
    Con che faccia si può ripresentare De Bellis dopo questa mostra di amici per gli amici a dirigere Artefiera di Bologna dove si dovrebbe essere imparziali, se non altro per i soldi (non pochi) che già si riceve? De Bellis dovrebbe dimettersi da Artefiera.

    • Sonia

      Ma sei ubriaco? De Bellis dirige Miart no Artefiera, gia’ questo la dice lunga su che osservatore attento sei.
      Tu e i tuoi amici avete questa tendenza fascista nel creare delle regole nelle quali cercare di imprigionare il lavoro degli altri tipo: chi dirige una fiera non deve ecc..
      Poi sempre con questa storia delle esclusioni, ma di quali esclusiono parli? Chi sarebbero i grandi esclusi? forse tu, Roberto Ago e quell’altro che si firma Luca Rossi? Ma per favore, non valete nulla come artisti e vi siete buttati a fare i critici dal web.
      E’ stato bravo De Bellis a fare questa mostra, mentre tu e gli altri come te siete dei vecchi cattocomunisti per cui: “in Italia non si fa nulla ma se qualcosa si fa la si fa per favorire gli interessi di qualcuno.”
      Sempre pronti a vedere complotti e manovre tra gallerie amiche, artisti amici e curatori amici, siete ridicoli e io ridicolo come voi che sto qui a perdere tempo a rispondervi.

      • Whitehouse Blog

        Peccato che l’idea di De Bellis venga ogni due tre anni a qualche curatore nostrano. Centinaia di opere da cui rimane solo il nome dei curatori e una riga di curriculum con cui aiutare certe gallerie amiche durante le vendite. Oltre che da intenti commerciali, questa urgenza della ricognizione sembra provenire dal campanilismo tipico italiano per cui ognuno sostiene a spada tratta il suo clan/fazione, potremo dire la sua “famiglia”, mentre tutti si radunano intorno a certe scelte solamente quando tali scelte sono state approvate dalla scena estera. Questa miscela di esterofilia e provincialismo si ritrova in modo puntuale in Ennesima, come a dire sappiamo di fare l’ennesima mostra ma la facciamo lo stesso. Ma perché queste mostre sono sbagliate nel 2015? Nel postmoderno inoltrato e globalizzato il problema non è più creazione e la fruizione del contenuto, ma il fatto che dobbiamo gestire un bombardamento di contenuti. Come se oggi ci arrivassero a casa 1000 pacchi chiusi e semichiusi (che potrebbero anche essere le 1000 app che abbiamo a disposizione sul nostro cellulare). Davanti a 1000 pacchi il problema non è più il loro contenuto ma trovare un criterio per aprire tali pacchi e soprattutto un criterio per fare le differenze fra i contenuti di tali pacchi. Senza un criterio rischiamo la paralisi, rischiamo di non goderci nessun contenuto, rischiamo di perdere tempo e denaro. I due curatori dell’ennesima mostra, il primo direttore di una fiera commerciale e il secondo editore del catalogo della mostra (tanto per bypassare il problema annoso del conflitto di interessi), indica un criterio di selezione debolissimo. Oltre a fare in due (!) la lista dei soliti noti “storicizzati”, aggiungono una selezione di artisti appartenenti ad alcune gallerie “amiche”, con in testa la Galleria Zero e la Galleria Massimo De Carlo. I curatori sostengono di aver selezionato quegli artisti che lavorano con l’immagine, “non con la figura sia ben inteso”, chiosa uno dei curatori. Sostengono questo criterio in un mondo in cui tutti siamo diventati “fotografi quotidiani” attraverso il nostro smartphone. E’ come fare una mostra e dichiarare di selezionare tutti gli artisti che hanno gli occhi. Il loro criterio è un NON CRITERIO, una presa in giro, un pretesto per fare l’ennesima ricognizione con lo scopo di influenzare il mercato: “non disperdete il vostro denaro ma concentratelo su questi artisti che sono il meglio che c’è in Italia”. Il problema commerciale si pone quando questi curatori danno valori arbitrari (selezioni arbitrarie e casuali) per caricare le opere di prezzo ben oltre i costi di produzione. Questo non è diverso dal sale di Vanna Marchi. Questo vuoto di valore e di senso, è lo stesso vuoto su cui fa leva il terrorismo internazionale. Essere disonesti e parziali su queste questioni equivale ad un attentato terroristico. Dobbiamo iniziare a pensare che la Cultura e l’Arte presiedono veramente a tutto, ma per davvero. Esempio: Cultura significa anche integrazione reale dello straniero e non quello che è successo in Francia negli ultimi 40 anni. Suggerisco la Cultura espressa dalla Danimarca, con programmi di integrazione reale che stanno dando ottimi risultati. Ma la capacità di vedere cambia anche la prospettiva e le azioni del singolo cittadino. Lavorare in arte e cultura senza un criterio significa alimentare questo vuoto di senso e di valore. Se pensiamo che il curatore dell’ennesima mostra è anche direttore di una fiera, possiamo sicuramente parlare di Miart 2, e senza criteri di selezione forti, possiamo sicuramente parlare di “ikea evoluta”: oggetti che vengono caricati forzatamente di valore, e quindi di prezzo, per raggirare collezionisti danarosi, che devono arredare casa o farsi belli con gli amici il sabato sera. Se questo è l’obiettivo benissimo ma stiamo perdendo opportunità e alimentando un vuoto che risulta fatale per l’occidente e non solo.

        Posso dire con serenità e convinzione che coloro che si occupano di arte e cultura in modo disonesto, attentano e distorcono la nostra capacità di vedere e di sentire: possiamo dire che sono dei terroristi. Infatti una persona che non “vede” e non “sente” nulla è una persona morta che non è in grado di agire e reagire. Dopo gli attentati di Parigi ho letto una lettera di un giovane che aveva perso la moglie al Bataclan: quella lettera rappresenta la punta dell’iceberg dei tentativi che ognuno di noi fa quotidanamente per elaborare il nostro piccolo e grande dolore quotidiano. Quella lettera è un ‘opera d’arte, ossia nasce da una sensibilità devastata dal dolore ma ancora lucida e capace di fare le differenze tra i “contenuti” di questo mondo. Chi intralcia questa sensibilità e questa capacità di vedere, è un terrorista. La questione è molto seria. La mia proposta “costruttiva” è questa: se dovete fare queste selezioni fate sempre due mostre: una con gli artisti che avete selezionato e una con gli artisti che non avreste mai selezionato. Così almeno il pubblico può fare le differenze e capire quale sia il criterio di selezione e di non selezione. Questo allenamento, come la capacità di fare piccole e grandi scelte di valore, ci serve nella vita.

      • Lino Baldini

        A proposito di artisti esclusi Andrea Romano poteva essere sostituito da Filippo Berta
        https://vimeo.com/27572182

        • Whitehouse Blog

          Bellissimo il video di Berta, e anche molto attinente a questo commentario dove tutti sembrano “lupi”. La storia di Hobbes (homo homini lupus) prosegue però con la necessità di un Leviatano che possa fornire un criterio agli uomini e permettere loro di vivere felici. Ecco che nel nostro caso abbiamo il Sistema dell’Arte che dovrebbe fornire criteri e rendere evidente come l’arte presieda effettivamente ad ogni altra attività umana. Oggi molti procedono ciechi credendo di vedere, ed ecco che che si fanno errori e tragedie private. Dal 2009 cerco di stimolare la definizione di criteri critici condivisi, ma la sola cosa su cui devo rispondere sono le accuse di voler avere “successo” ed essere selezionato per l’Ennesima mostra. Ogni critica in Italia viene presa come sintomo di frustrazione, molto più rassicurante per tutti mantenere un livello mediocre che mai possa mettere in discussione la mia presunta mediocrità. Purtroppo il problema è negli occhi di una platea fatta solo da addetti ai lavori. Sarebbe utile scegliere una sola opere di Ennesima e argomentare il suo valore.

        • Sandro

          Mancava solo Baldini ora la cricca del bar sport è completa….

      • Rasoio

        Si va beh, lapsus, miart non è artissima, stai sicura che so cosa sono e io non bevo, sono praticamente astemio mentre tu probabilmente sei una figlia di papà viziata e presuntuosa , senza talento come tante come te sempre presenti a tutti i rinfreschi, e che senza critico di riferimento sareste orfane. Le due fiere le conosco probabilmente meglio di te dato che ho partecipato alle lontane prime due edizioni di entrambe , anche se io non sono un artista. comunque.
        Il punto è che siete talmente abituati a farvi gli affari e le marchette tra di voi che credete davvero di essere bravi, che il merito sta tutto nel vostro lavoro; la verità è che siete un branco di mediocri e come tali vi sostenete con naturalezza e opportunisticamente l’un l’altro ed infatti non vi vuole nessuno al di là della cerchia in cui vivete: di artisti bravi ce ne sono invece molti altri, le esclusioni sono evidenti , basta sfogliare due o tre riviste di questi anni per stilare un elenco alternativo davvero cospicuo. E guarda che frequento il sistema artistico italiano da trent’anni ormai , non è possibile che mi presentiate Pessoli come il pittore nazionale.
        Per non parlare degli altri.
        Siete scemi e ridicoli.
        Ci sono artisti italiani che già si muovono all’estero mentre voi esponete con Garutti,
        Quanto a Fabro è stato un pessimo insegnante, le esperienze di Lazzaro Palazzo sono defunte da tempo, erano morte dall’inizio : allora dovresti inserire anche il Medialismo di Perretta, gli artisti di Corrado Levi e decine e decine di altri, alcuni dei quali ancora attivi ben di più di quelli di Lazzaro Palazzi.
        Un’artista che ha avuto l’occasione di esporre alla mostra centrale di Documenta o dela Biennale ma che poi non ha fatto più nulla è un’artista finito: ha avuto la sua occasione e l’ha mancata. meglio quindi quelli che l’occasione non l’hanno ancora avuta: proviamo a voltare pagina.
        Si De Bellis dovrebbe dimettersi da Miart lo confermo. E ad Artissima andrebbero tolti buona parte dei contributi comunali, che sono una vergogna dato che con soldi pubblici si aiutano spesso determinate gallerie private,
        E le fiere dovrebbero abbassare i prezzi degli stand : se sull’arte ci fossero meno parassiti che ci campano la qualità degli artisti crescerebbe.

        • Sonia

          Certo sono figlia di papà ecc..
          Comunque noialtri artisti che siamo in Ennesima facciamo le mostre nei musei, ci dedicano articoli nelle riviste e pubblicano libri con i nostri lavori, lavoriamo con le gallerie che contano e vendiamo le nostre opere. Voi potete solo rosicare. Baci a tutti.

          • Rasoio

            Cara mia le opere non te le vendono tu paghi l’affitto.
            Che ne sai chi sono e quanto vendo?
            Dammi le tue quotazioni d’asta che ci facciamo quattro risate :))

  • anonimo

    Che noiosi che siete, Ago Rossi, il sistema è questo
    l’arte è questa in Italia, non vi piace? non è bene argomentata, o meglio
    non vi si filano? andate via, abbiate il coraggio di ricominciare ad argomentarvi, magari partendo all’estero lasciando ogni comodità che vi permette di dedicarvi alle cose che fanno gli altri…
    PS
    ago ti ho definitivamente bloccato nella mia email, non ne posso più dei tuoi profondi pensieri, e così banali lavori.

    • Whitehouse Blog

      Non hai argomentazioni, sapete solo offendere e dare dei noiosi. Come potete sostenere una mostra dove il curatore stesso sostiene che la scelta degli artisti dipende dall’uso di questi ultimi delle immagini?? Com è possibile accettare questo non-criterio o criterio debole? Quando il punto della crisi contemporanea è proprio quello di definire criteri e scale valoriali per difenderci dal bombardamento di contenuti? Solo in italia ci piace fare queste “mostre lager”: “voi sì, voi no”. Mai sentite mostre di ricognizione come queste in altri paesi. Ennesima sembra il Padiglione Italia di Sgarbi del 2011, appena meno affollato. Chiediamoci cosa ha valore oltre all’ikea evoluta o una facile archeologia del ready made. Di queste riflessioni i curatori e gli artisti di Ennesima sono terrorizzati.

      • Anonimo

        topolino, io non sto in Italia, ma anche in europa è la stessa solfa, é il capitale che dirige. Non leggo artribune che mi sembra la stessa farina del sacco che tu e altri tanto criticate.
        e cmq immagino sei soddisfatto top list 47 commenti…bravi…

        • Whitehouse Blog

          Forse sarebbe ora di rivedere certe scale valoriali. Il tempo, vera risorsa scarsa, al posto del capitale per esempio…

    • Rasoio

      Ti piacerebbe che ce ne andassimo, invece stai attento che stiamo pure tornando:))))
      Perché se siete tanto bravi non provate ad andarvene voi?

  • Giuliano Perezzani

    I ripresentati “Gemelli” di Gino de Dominicis sono una cosa miserabile e ingiustificabile.Come informazione è da ricordare che l’unico documento certificato- e diventato lavoro- da parte dell’artista consiste in una piccola foto ricordo (cm.14×14) ritoccata a pennarello giallo, recante sul retro oltre la firma e la data(1973), l’indicazione”esemplare unico”. Altro,ne c’era, ne tantomeno era previsto.

  • Roberto Ago

    Luca ma basta, perché ti presti in sto modo? 45 e passa commenti di autentiche cagate, come di certo nun se dice ar tufello de sotto. Così perdi quella credibilità che pure ti meriti, è autolesionismo allo stato puro, non te ne rendi conto. Quando evolverai finalmente la tua verve polemica dai commenti agli editoriali? 2016? : )

    • Whitehouse Blog

      Ciao Roberto, credibilità? Sono 7 anni che scrivo indistintamente commenti ed editoriali, blog e molto altro. Ogni commento, anche stupido, merita risposta. Bisognerebbe iniziare ad andare casa per casa. Poi non è vero che tutti questi commenti sono cagate. Sarebbe anche stupido pretendere chiarezza da commenti che si accavallano.
      E poi ho poco tempo..”.sono in ritardo…sono in ritardo” (cit.)

  • Marco Enrico Giacomelli

    Vi prego di rileggere le http://www.artribune.com/norme-per-la-community prima di postare un commento. Se non vengono rispettate, i commenti saranno editati o cancellati.

  • La mostra è un tentativo di guardare al recente passato, forse non è stato eccelso ma c’è e si può ponderare.

    La selezione delle opere non mi convince molto, più tracce che opere e l’allestimento è molto dispersivo, molto utili i cataloghi per capire ma la forza di “opera d’arte” è assente.

  • riccardo ricci

    io non sono un esperto, un critico d’arte, frequento il liceo artistico e il nostro professore di estetica ci ha detto di andare a vedere questa mostra e farne una recensione… parlo nella mia ignoranza ma l’ho trovata strutturato molto male, non si capisce quando inizia una mostra e quando de finisce un’altra, a fine percorso nessuno ha trovato tutti i fogli, spiegazioni gravemente insufficienti e davvero non trovo la differenza tra un’esposizone e l’altra, a parte quella delle performance che a quel punto era un po’ ovvio… nono so, forse sono stupido io, poi leggendo i vari blog parlano dell’ironia dell’artista, ma non capiscono che la gente normale ed i comuni mortali come me non possono capire cosa rappresenta quel pezzo di pietra li sdraiato e quindi non capiranno mai perchè viene considerato ironico… il voto che do a questa eposizione è… rullo di tamburi… 5 (?) l’idea è bella ma è davvero strutturata troppo male, tuttavia devo dire che alcune cose mi hanno emozionato, nel senso che ti provoca una certa insicurezza, ad esempio non sai se puoi entrare in una certa porticina, e rimani titubante di fronte a questa, o ti vergogni a chiedere se si può passare su una certa lastra di marmo, non vorresti sembrare un villano… in ogni caso la sconsiglio, piuttosto usate i soldi del biglietto per comprarvi un libro che vi ispira, ve lo assicuro, sono spesi meglio…

  • Saluti dal tuo studente caro Luciano Fabro
    Io ho vissuto in modo pieno ed attivo nel lontano 1988 e 1996 a Milano spesso frequentando il Bar Giamaica della zona Brera la mia cara amica Vanessa Beecroft che attualmente vive in California dove nn so, il caro amico Maurizio Cattelan e la famosa ed attuale Fondazione Mudima di Milano attivo nel mondo della Mail Art nn ho mai conosciuto ho ricevuto opere di Gabriele Castelli forse oggi sarà avvocato o criminologo Bo nn so posso solo auto dichiararmi tra gli esponenti di spicco del gruppo dei DIFFERENT OPINION nato nello stesso periodo dello Spazio di Lazzoro Palazzi che tempi vero oro di Milano.
    Note e commenti di Roberto Scala esponente attivo e polemico nel mondo dell’arte contempora.

  • Bravo Roberto sei forte