Se Firenze cambia passo. Interviste ai protagonisti della rivoluzione toscana

Sono mesi che ve lo raccontiamo: il capoluogo toscano ha finalmente iniziato a far parlare di sé in maniera stabile, non episodica, strutturata anche nel campo della creatività contemporanea. Non che prima non ci fosse nulla, anzi. Ma restava per lo più sottotraccia, raggiungendo un pubblico soprattutto di “addetti ai lavori”. E invece adesso, complice anche eventi “popolari” come la grande mostra di Jeff Koons, parlare di Firenze contemporanea non sembra poi così strano. Abbiamo verificato questa tesi con una serie di professionisti che in città lavorano e che si spendono in questo senso.

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Alighiero Boetti, Mappa, 1989

Alighiero Boetti, Mappa, 1989

Una panoramica di pareri e valutazioni, un confronto che certo non è esaustivo ma che ha chiamato in causa alcuni degli operatori più attivi sul territorio fiorentino. A loro abbiamo rivolto le seguenti domande. Per capire cosa sta cambiando (a) Firenze.

  1. Cosa è successo secondo te? Come ha fatto Firenze a emergere in questo modo? Di chi è il merito?
  2. Cos’era successo prima? Come mai fino a non molto tempo fa la città era ferma?
  3. Quale luogo della città identifica a tuo avviso questo momento felice?
  4. Cos’è che, invece, ancora va male? Dove sono i ritardi da colmare? Chi e dove deve muoversi ora?
Dario Nardella - photo Emiliano Cribari

Dario Nardella – photo Emiliano Cribari

DARIO NARDELLA
sindaco di Firenze con delega alla Cultura

Piazza Signoria, oggi. La classica bellezza della copia del David di Michelangelo, sull’Arengario di Palazzo Vecchio, sembra guardare stupita la lucidità dei corpi intrecciati di Pluto and Proserpina di Jeff Koons, uno dei più famosi artisti contemporanei, qui in mostra fino a dicembre. Non si tratta di una mera provocazione ma di un’ulteriore tappa di un percorso che valorizza il ruolo da protagonista che Firenze vuole avere nell’arte contemporanea e nella cultura in generale.
Firenze ha smesso da tempo di crogiolarsi nella sua superba bellezza: negli ultimi anni ha cambiato profondamente il suo volto dal punto di vista infrastrutturale, della mobilità, dell’ambiente, dell’urbanistica. E, in ambito culturale, la città non ha avuto paura di sperimentare strade nuove, dall’apertura del Museo Novecento alle recenti mostre di artisti quali Hirst, Huan, Penone, Gormley, e adesso Koons. Anzi, se devo pensare a un luogo simbolico per questo “nuovo Rinascimento” fiorentino, il pensiero corre senz’altro al Museo Novecento, neonato tra i musei civici, ricavato da un ex convento completamente recuperato che domina piazza Santa Maria Novella, e che propone un significativo viaggio tra i principali protagonisti del secolo appena passato, recuperati e valorizzati dalle collezioni comunali.
Ci fermiamo qui? Certamente no. Un progetto molto bello e molto impegnativo al quale stiamo lavorando è quello di un grande museo della scienza, sul modello della Villette di Parigi e dello Smithsonian di Washington, che raccolga dentro un unico contenitori i tanti, troppi musei scientifici che ci sono in città e che adesso sono frammentati e non valorizzati.
Mettere insieme i soggetti culturali, fare rete, è un altro passo decisivo da compiere: penso al bellissimo e innovativo Museo dell’Opera del Duomo appena aperto, penso a Palazzo Strozzi, alle tante realtà che operano a Firenze nel mondo dell’arte contemporanea. Un altro tassello sarà poi la gestione dei percorsi turistici: oggi il centro storico di Firenze è soffocato dal “mordi e fuggi”, da rotte turistiche che premono solo su pochi siti chiave scordandosi di tutto il resto che offre la città. La sfida sarà puntare su turismo di qualità e diversificare la nostra offerta.

Sergio Risaliti

Sergio Risaliti

SERGIO RISALITI
storico dell’arte, curatore e giornalista

Tra le città italiane, Firenze è quella che più di altre sta proseguendo nel cambiamento; una trasformazione che riguarda ambiti diversi, come la mobilità, le infrastrutture culturali, il rapporto con la contemporaneità, la qualità della vita, la gestione del turismo, l’efficienza amministrativa. Tutto questo accade in un periodo di crisi economica che condiziona le scelte di bilancio e la distribuzione delle risorse.
Se Firenze negli ultimi anni è stata il vero laboratorio politico italiano, adesso lo è anche in senso culturale. In particolare, il contemporaneo sta uscendo dai sottoscala e dalla marginalità. Le resistenze ideologiche, le rendite di posizione più conservatrici sono saltate e il rinnovamento può procedere speditamente e radicarsi. Alcune battaglie vinte fanno capire meglio la situazione. Pensiamo ad esempio alla pedonalizzazione di piazza Duomo, allo spostamento degli ambulanti da piazza San Lorenzo, alla riapertura di Forte Belvedere, al successo di Palazzo Strozzi, alla tramvia e al Mercato Centrale, al futuro nuovo aeroporto. Dopo il repentino cambiamento imposto da Matteo Renzi, siamo entrati in una fase di avanzamento progressivo e responsabile. Si sta intervenendo in profondità, governando punto per punto, urgenza per urgenza, necessità per necessità. Senza fretta, puntando alla durata e al consolidamento. Il sindaco sta interpretando con efficacia e risolutezza il suo ruolo di “direttore d’orchestra”, riuscendo nella difficile impresa di concertatore e maestro del coro.
Firenze è entrata in competizione con se stessa e con il proprio passato, le istituzioni e i singoli attori si confrontano sul merito e tra loro; nuovi modelli e nuove proposte emergono e rendono la città più attrattiva perché più competitiva. Prova ne è la presenza di un turismo di qualità internazionale sempre più sofisticato ed esigente.
Un altro argomento vincente è la mutata strategia per l’aggiornamento sul contemporaneo. Tramontata l’ipotesi di un centro d’arte contemporanea, è la città intera con i suoi punti nevralgici a essere palcoscenico con interventi diacronici, trasversali, che aprono varchi al rigenerarsi delle emozioni e della comprensione. Queste incursioni sono trainanti, ma fanno rete con realtà già strutturate come il Museo Novecento, il Museo Marino Marini, lo Schermo dell’arte, Base, la Goldonetta, Museo Ferragamo e Museo Gucci, alcune buone gallerie (Tornabuoni Arte, il Ponte, Poggiali e Forconi, Secci), oltre a eventi annuali di sicuro livello come la 50 Giorni di Cinema, Pitti, Fabbrica Europa, Flight, solo per citarne alcuni.
È il momento buono per attuare un programma a lungo termine, con una ristrutturazione sensibile dei centri di costo, una re-distribuzione delle risorse a sostegno della cultura contemporanea che tenga conto dei reali risultati e valori. Programma che può essere risolto con un impegno non effimero da parte di enti pubblici, istituzioni bancarie, privati. Il passato come fonte di risorsa, intellettuale, materiale, può contribuire all’elaborazione di un futuro inedito che non sia riproduzione del noto e idolatria del tempo che fu. Il presente alimenta curiosità, desideri e ambizioni non conformiste, non rassicuranti, ma anche nel contemporaneo si trovano forme d’idolatria, rendita di posizione, autoreferenzialità; fenomeni che vanno smascherati con azioni coraggiose. Punterei su Firenze ora e nei prossimi anni.

Gianni Pettena

Gianni Pettena

GIANNI PETTENA
architetto e artista

  1. La vivacità culturale in Firenze, registrata in questi mesi su stampa nazionale e internazionale, è solo la fase più evidente di una continuità di episodi e azioni: segnali di vivacità che datano, in chiave contemporanea, da oltre un secolo. Da Lacerba, La Voce, Il Futurismo, Le Giubbe Rosse, Firenze ha sempre convissuto, registrato, ospitato e promosso il divenire della ricerca artistica, scientifica, culturale. L’essere una delle città “d’arte” con Venezia e Roma, la presenza di musei, capolavori architettonici, documenta come Firenze sia stata sempre contemporanea al suo tempo. Forse oggi, pur rimanendo una piccola città, un’ex capitale, mantiene una capacità di registrare il resto del mondo, e di produrre anche per il resto del mondo, che forse non ha riscontro, se non nelle odierne grandi capitali. Che oggi risulti così evidente lo si deve anche e soprattutto alle grandi mostre e a una loro adeguata pubblicizzazione. Il grande pubblico viene così attirato, ma forse è la frequenza e la qualità di tutto ciò che appare sempre più evidente. Anche perché queste mostre accadono in luoghi eccezionali: Forte Belvedere, Villa Bardini, Palazzo Vecchio, Palazzo Strozzi, il Giardino di Boboli hanno recentemente ospitato Gormley, Penone, Bacon, Koons, Hirst… Ciò è dovuto alla qualità degli inviti, a una disponibilità e attenzione delle istituzioni cittadine: Comune, Fondazioni Bancarie, Regione sanno dotarsi di adeguati contributi critici e professionali.
  1. Firenze (e alcuni luoghi della Toscana) ospita da decenni luoghi come la Libreria Brac e non profit art spaces come Base, che segnalano con continuità attività di ricerca di modernità classica e contemporanea. Senza dimenticare che, negli ultimi quarant’anni, Firenze ha prodotto Bussotti, Grossi, Chiari per la musica, da Ourobos di Pierluigi Pieralli a Krypton di Giancarlo Cauteruccio per il teatro, da Lara Vinca Masini a Pietro Gaglianò per la critica, e la l’architettura e il design radicale…
Alberto Salvadori - photo Dario Lasagni

Alberto Salvadori – photo Dario Lasagni

ALBERTO SALVADORI
direttore del Museo Marino Marini e dell’Osservatorio per le Arti Contemporanee Ente Cassa di Risparmio di Firenze

  1. Sono anni che la città ha una sua vita culturale attiva e legata alla produzione di arte e cultura contemporanea. Il merito è di tutti i soggetti che non hanno mai smesso di credere e lavorare portando avanti con coerenza e continuità programmi espositivi, festival e opportunità per tutti i “palati”. Noi come museo è dal 2009 che produciamo cinque mostre l’anno con artisti italiani e internazionali; festival importanti come Fabbrica Europa esistono da due decenni; Virgilio Sieni lavora a Cango da più di dieci anni e in città da molto di più; la 50 Giorni di Cinema raccoglie rassegne come il Festival dei Popoli, lo Schermo dell’arte e molto altro; Tempo Reale, fondato da Luciano Berio, costituisce una punta di diamante nella ricerca sonora; gli artisti di Base; l’Osservatorio sull’Architettura; Palazzo Strozzi con il nuovo direttore; l’Estate Fiorentina, che da qualche anno è organizzata molto bene e sistematizza una proposta culturale per l’intera città; la Regione Toscana, che da un po’ di tempo funge da interlocutore serio e preparato; la fondazione bancaria con Oac, Pitti Immagine a gennaio e giugno…
  1. La forza di Firenze è che non ha un luogo che identifica tutto quello che ho citato; la città è piccola e la possibilità di collaborare tra i vari soggetti costituisce una delle migliori opportunità. Un punto di forza è la necessità e la consapevolezza che l’ambito contemporaneo è il miglior antidoto alla spersonalizzazione della città. Per tutti noi è un elemento identitario di appartenenza all’oggi, anche per sfuggire al continuo culto della storia in senso passatista.
  1. Va male la comunicazione di quello che facciamo. Firenze ha il grande merito di aver generato molte realtà che non hanno nei fuochi d’artificio il loro obiettivo, ma che invece trovano nella produzione, nella costanza e nella coerenza del lavoro il loro principale scopo.
Roberta Meloni

Roberta Meloni

ROBERTA MELONI
presidente Centro Studi Poltronova

  1. Le nostre città vivono una complessità esasperante, questo è un fatto. È difficile inserire la marcia della contemporaneità in una città meta di milioni di turisti in pellegrinaggio per i suoi tesori del Rinascimento? Se guardiamo ad esso come a una delle più importanti rivoluzioni nella storia dell’uomo, come a uno stimolo per future innovazioni e possibili evoluzioni culturali, allora tutto può mettersi in moto. In questi ultimi anni Firenze ha cambiato marcia e da un timoroso immobilismo adesso assistiamo a un movimento costante, vivace e produttivo. Non è un caso allora che, dopo decenni di dibattiti, in poco più di un anno Firenze inauguri il Museo Novecento e che Palazzo Vecchio sia tornato a essere il centro pulsante della città.
  1. Firenze ha sempre prodotto una vivace attività sperimentale, irriverente e provocatoria. Il problema è che la rinnegava, forse per il terrore di modificare lo status quo, eredità di un passato glorioso. Per deformazione professionale, oltre che per formazione, penso alle avanguardie fiorentine degli Anni Sessanta, alla rete di scambi fra artisti italiani e internazionali, e in architettura ai nuovi movimenti, quelli che oggi vengono chiamati architetti radicali, che hanno rivoluzionato il concetto stesso di architettura con i suoi mezzi espressivi. Gli esponenti di quest’onda nuova, grazie alle loro libere contaminazioni con il design e l’arte visiva, hanno progettato mondi futuri per future umanità.
  1. Nel campo del design continuo a far vivere e raccontare con passione queste avanguardie, che riscuotono un’attenzione sempre maggiore. Da tre anni il nostro archivio ha sede nel cuore di Firenze e sta diventando un riferimento importante per studenti e studiosi italiani e stranieri. Il nostro personale contributo al nuovo corso di questa città.
Silvia Lucchesi

Silvia Lucchesi

SIVIA LUCCHESI
direttore de Lo schermo dell’arte Film Festival

  1. Più che di merito parlerei di una necessità, e cioè la forte richiesta, soprattutto delle giovani generazioni, di partecipare e riconoscersi in un’offerta culturale contemporanea. È evidente che, per una città così connaturata con la sua storia antica, il contemporaneo possa sembrare un elemento di novità.
  1. A Firenze l’attenzione al contemporaneo è sempre stata viva. Penso al lavoro del Museo Marini e della Strozzina per le arti visive e in passato dei progetti Quarter ed Ex3, la ricca scena delle arti performative e della musica con Virgilio Sieni, Fabbrica Europa e Tempo Reale, l’articolata proposta dei festival della rassegna 50 Giorni di Cinema. Su questo patrimonio di esperienze sono andati a innestarsi nuovi progetti dell’amministrazione comunale, quali il formato, finora inedito, dell’Estate Fiorentina, il neonato Museo Novecento e le Murate, la riapertura del Forte Belvedere.
  1. A Firenze ci sono progetti indipendenti che si occupano di contemporaneo che non possono essere identificati con un luogo fisico. Se penso a un luogo che riunisca i due elementi fondamentali alla creazione contemporanea, la progettazione e la produzione, direi i Cantieri Goldonetta, dove Virgilio Sieni ha saputo far nascere una comunità e un nuovo pensiero, unico nel panorama italiano.
  1. L’elemento più problematico rimane la mancanza di risorse, contrattesi tanto più in questi anni di crisi economica. Ma non è il solo punto critico. Per governare la progettazione culturale di Firenze è necessaria una visione strategica globale che tenga insieme molti fattori, ad esempio la produzione del contemporaneo, la qualità delle proposte, la coesistenza e complementarietà di grandi istituzioni e realtà indipendenti, la formazione, il recupero e l’utilizzo di nuovi spazi ecc. Nelle prossime settimane il Comune renderà noti i risultati del bando triennale 2015-2017 per la cultura. Dalle scelte che saranno fatte capiremo la direzione che questa amministrazione vuole dare al futuro della cultura e del contemporaneo a Firenze.
Marcella Antonini Nardoni

Marcella Antonini Nardoni

MARCELLA ANTONINI NARDONI
segretario generale della Fondazione Bardini e Peyron

  1. Attribuire un merito per l’improvvisa attenzione mediatica su Firenze presupporrebbe riconoscere l’esistenza di un progetto condiviso da parte dei soggetti interessati. Questo progetto, purtroppo, non c’è stato, o almeno i fiorentini non se ne sono accorti, e così ogni ente ha cercato, nei propri ambiti e con le proprie forze, di lucidare l’argenteria di casa. Eppure un merito va attribuito al Presidente del Consiglio che, col lavoro, la comunicazione e una squadra di collaboratori tutta viola, ha dato visibilità alla città, facendo da locomotiva al “treno toscano”.
  1. Prima era la Firenze che tutti conoscono, amano e criticano e con la quale ancora bisogna fare i conti. Una comunità che in larga parte vive di rendite di posizione, non solo a spese del Rinascimento, abbastanza conservatrice anche quando si colloca “a sinistra”.
  1. Un esempio per tutti: la trasformazione del primo piano del Mercato Centrale di San Lorenzo. Finalmente una piazza capace di contenere tutti, a qualsiasi Paese, classe sociale, età o genere appartengano. Un contenitore pubblico-privato nato con una missione precisa: offrire cibi genuini e divagazioni culturali, lasciando al pubblico l’assoluta libertà di scelta e inserimento. Risultato? Circa due milioni di visitatori in un anno.
  1. Va male e comunque è ancora scarsa la programmazione degli interventi destinati a dare formazione e lavoro ai giovani. Una città come Firenze potrebbe imporre modelli alternativi nel settore delle arti, della sostenibilità e del rispetto ambientale, della solidarietà socio-sanitaria. Con quali fondi? Le fondazioni bancarie possono avere un ruolo ancora più forte nella creazione di nuovi mestieri e nuova occupazione. Un esempio è l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che sta favorendo l’impegno e il lavoro dei giovani.
Pietro Gaglianò

Pietro Gaglianò

PIETRO GAGLIANÒ
architetto, docente, curatore

  1. Non trovo che la Firenze di questo periodo sia molto diversa da quella degli ultimi anni: è sempre stata dinamica, anche se in alcuni periodi ha sofferto per la chiusura o la sospensione di luoghi ufficiali del contemporaneo. Sono presenti ieri come oggi i diversi ambiti di produzione culturale: primo fra tutti quello animato dal grande numero di artisti che abita la città. Firenze, con meno clamore rispetto ad altre capitali del contemporaneo, è da sempre un crocevia, un luogo attrattivo per artisti e studiosi che – direi malgrado, e non grazie ai grandi eventi – hanno contribuito a mantenere vitale il confronto.
  2. È importante considerare tutto questo nella prospettiva di una dimensione sovraurbana che per la Toscana è irrinunciabile. Negli anni la prossimità di Prato e Siena, con la storia altalenante dei loro centri d’arte, e una connessione effettiva fra tutte le città toscane hanno formato una comunità capace di interagire e produrre, creando una rete attraverso la quale si muovono gli operatori, un pubblico fedele ed esigente, gli studenti delle moltissime istituzioni formative. Trovo che l’elemento più interessante della vicenda fiorentina sia proprio nella continuità, lungo il tempo e lo spazio, e nella capacità sussidiaria, che ha il limite di non ambire troppo alla visibilità, ma che esiste e produce pensiero. Forse la “felicità” è in questa rete immateriale, connettiva rispetto ai molti baricentri di un sistema consapevole.
  3. A Firenze manca ancora un centro d’arte contemporanea, pronto alla produzione e alla ricezione su un orizzonte internazionale, dedito alla ricerca sui linguaggi ma anche sulle prospettive della critica. C’è nella sua storia recente una vera vocazione interdisciplinare e in questa prospettiva dovrebbe essere progettato il lavoro da fare in futuro.
Paolo Parisi

Paolo Parisi

PAOLO PARISI
artista

  1. Firenze è una cittàstrana. Situazioni di prim’ordine sono sempre esistite, il problema è che la città, molto spesso, non sa di averle, ed è per questo che dall’esterno paiono attivarsi a singhiozzo. Però in una giornata puoi passare dall’ascoltare i racconti dal vivo di Gilles Clément o dei Radicals a vedere gli esiti delle ultime riflessioni internazionali sulla scultura e sulla performance. E, ancora, dall’ultimo lavoro inedito di Giuseppe Gabellone o di Martin Creed al filmThe host and the cloud di Pierre Huyghe… Se a questo si aggiunge l’azione di un sindaco, bravo, che decide di ascoltare chi ha voglia di spendersi per risultati di qualità, ecco che passiamo dal bicchiere tutto vuoto a quello mezzo pieno.
  2. Quando fondammo Base, nel 1998, eravamo in un momento storico di desertificazione. La Victoria Miro Gallery aveva abbandonato Firenze, il progetto di museo d’arte contemporanea, ancora oggi necessario, languiva. Poi, inaspettatamente, apparvero le esperienze di Quarter, poi Ex3, la rivalutazione del Museo Marini e varie altre dinamiche tutte in direzione dell’oggi, per tentare di connetterlo a un passato ingombrante, facendo intravedere la possibilità di una qualche forma di risveglio. E adesso ecco riapparire dei segnali…
  3. I luoghi a Firenze sono sempre gli stessi, perlomeno dal Quattrocento: tutto sta a come vengono letti e vissuti. Dal progetto del 2010 Alla Maniera d’oggi. Base a Firenze che si svolse in otto “perle” del Polo Museale Fiorentino all’odierno dialogo Koons-Palazzo Vecchio. È il luogo che lasceremo ai nostri posteri, come traccia del nostro passaggio, che deve ancora essere costruito.
  4. Privati, istituzioni… Urge affiancare l’export all’import, investendo qui, potenziando l’esistente, mantenendo una presenza precisa e costante nel corso degli anni. Se la buona arte del mondo di oggi non entra nelle case di Firenze di oggi, il problema non è certo dell’arte…
Lorenzo Bruni

Lorenzo Bruni

LORENZO BRUNI
critico e curatore

  1. Firenze non è emersa, semplicemente se ne parla di più. Merito dell’attuale Presidente del Consiglio… credo.
  2. La città non era ferma, era spaccata in due ambienti autonomi: il primo votato alla conservazione dell’antico e allo smistamento dei turisti, il secondo ad animare spazi alternativi legati alla cultura contemporanea. Adesso sembra che questi due ambienti possano interagire per creare nuove sinergie. Questa convinzione ha portato artisti di livello internazionale che vivevano in Toscana ad aprire lo spazio non profit Base. Dalla fine degli Anni Novanta sono nati e scomparsi altri laboratori culturali (tra cui Vianuova diretta dal sottoscritto, la Fondazione Lanfranco Baldi diretta da Pier Luigi Tazzi, la Strozzina con Franziska Nori e il Quarter con Sergio Risaliti) con quel tipo di convinzione. Tra quelli ancora attivi, il Museo Marini e il Museo Novecento.
  3. Riuscire a sistematizzare sinergie tra contemporaneo e antico come sta avvenendo ora dal punto di vista istituzionale, fornendo però la sicurezza di ruoli agli operatori culturali per poter lavorare in continuità. Un forte beneficio che la città potrebbe trarre nei prossimi dieci anni? Rafforzare i progetti di confronto tra musica, luoghi di fruizione e arti visive, oltre a creare scambi tra luoghi di produzione ed esposizione. Ad esempio, il nuovo Auditorium, l’Accademia e il Polimoda dovrebbero essere in grado di farsi poli propositivi, così come la Biennale di Antiquariato e la Facoltà di Architettura. Forse una soluzione pragmatica sarebbe quella di istituire un direttore di un museo contemporaneo di Firenze “con sede mobile”, che possa coordinare in città eventi, mostre e collezioni animando gli spazi storici scelti di volta in volta.
Daria Filardo

Daria Filardo

DARIA FILARDO
storica dell’arte e curatrice

  1. È successa una compresenza di agenti culturali che, partendo dal basso e dall’urgenza di produrre cultura, hanno portato avanti progetti molto diversi tra loro. Quello che si vede adesso è l’emersione di un lungo processo iniziato anni fa. Siamo diventati tanti, abbiamo collaborato e – quasi senza volerlo – siamo diventati massa critica. La storia di questa città è nelle maglie della produzione culturale (come sempre in Italia), ma la possibilità di organizzare pensiero, azioni, opere va finalmente al di là di una univocità di relazione esibita come unica possibilità di riscatto o possibile identità. I vari attori, istituzionali e non, grandi e piccoli, sono l’espressione di un’intelligenza collettiva.
  1. Prima c’era un’immobilità specchio delle politiche culturali cittadine non orientate alla ricerca contemporanea che produceva sfiducia e frustrazione (e che dimenticava la presenza di Firenze nell’arte contemporanea delle neoavanguardie). Adesso la produzione di cultura ha molti più centri visibili e la politica culturale ha preso atto di nuovi attori non legati esclusivamente a luoghi e ruoli istituzionali e si è fatta portatrice di nuove proposte istituzionali.
  1. Non c’è un solo luogo e neanche un solo medium trainante. Credo anzi che la relazione interdisciplinare di arti visive, performative, editoriali formi un coacervo stimolante e creativo.
  1. Ci vorrebbe, e ancora manca, la costanza e la professionalità di investimenti sulla cultura contemporanea a medio e lungo termine. In questo modo si permetterebbe la formazione degli attori culturali, la crescita di una cultura diffusa (e non mercificata) e la partecipazione consapevole alla vita artistica della città.
Tommaso Sacchi

Tommaso Sacchi

TOMMASO SACCHI
capo segreteria cultura del Comune di Firenze

  1. Sei mesi di programmi culturali, oltre cento luoghi cittadini coinvolti, 96 associazioni, oltre 750 iniziative, quasi un milione di presenze. È questa la ricetta che ha reso possibile la composizione dell’Estate Fiorentina, una rassegna rivolta quasi esclusivamente alla produzione di “arti contemporanee”, basata su un modello diffuso e partecipato di co-progettazione con associazioni e istituzioni culturali della città. Partirei da qui per raccontare la convinta attenzione – in termini di produzione e ospitalità –che Firenze sta dando ai suoi “attori culturali” che lavorano per rendere sempre più competitiva a livello globale l’offerta della città. Questo formato culturale ha un duplice obiettivo: dare voce alla produzione locale invitandola a relazionarsi con ciò che viene da fuori e mettere a sistema la ricchezza di luoghi straordinari che punteggiano i cento chilometri quadrati di città. Primato, quest’ultimo, che non esiste in nessun altro angolo del pianeta. La rassegna estiva costituisce il prototipo di come s’intenda il “fare cultura” nel capoluogo toscano: operare con la città, per la città, ossia mettere a frutto le risorse intellettuali e quelle geografico-strutturali, incrociando le virtù delle grandi istituzioni con l’energia vitale sprigionata dalle realtà indipendenti. L’obiettivo che ci si è posti è quello di passare dal concetto di città-museo a un concetto più stimolante e attuale di museo diffuso.
  1. I luoghi emblematici dello slancio contemporaneo sono molti. Penso a Firenze nella sua conformazione distrettuale: il sodalizio di luoghi e programmi Cango/Teatro della Toscana che ha saputo ridare luce all’anima artigiana dell’Oltrarno attraverso interventi visivi e performativi di grande impatto, la grande via dell’arte che dal Museo Novecento abbraccia il Museo Marini, Palazzo Strozzi e “la Strozzina” fino al Museo e all’Arengario di Palazzo Vecchio; penso alla cittadella della musica che, a partire dal nuovo Teatro dell’Opera, si compone di luoghi-teatro en plein air come la Cavea del teatro stesso, l’Ippodromo del Visarno e l’Anfiteatro delle Cascine; penso al distretto culturale delle Murate, uno degli esempi più virtuosi di recupero di un luogo di detenzione oggi dedicato alla produzione culturale; e ancora, penso alle tredici “piazze estive” che hanno saputo portare danza, musica e teatro nelle arterie anche meno centrali della città.
  1. Il grande contributo di questa moltitudine di luoghi e operatori sta aiutando, senza vacillare, nella scoperta di una “Firenze dell’oggi”, superando la visione preconcettuale di una città d’inclinazione puramente storica e votata solo alla conservazione.

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #28

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