Se riqualificando si cancella la Street Art. La storia di Gomez a Corato

Storia di un murale dipinto nella piazza principale di una cittadina pugliese. Storia di un monumento effimero per un eroe del Mezzogiorno, trucidato dal fascismo. E storia di un’opera d’arte cancellata da un progetto di riqualificazione. Cronaca e critica di una piccola vicenda di provincia, che apre questioni cruciali.

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Gomez, Oltre il velo - Corato (Bari), 2015 - dettaglio

Gomez, Oltre il velo – Corato (Bari), 2015 – dettaglio

UN MURALE PER IL PRIMO PARAMENTARE VITTIMA DEL FASCISMO
Il socialista Filippo Turati lo chiamava “il gigante buono”. Stazza possente, figura austera, occhi profondi. Grande cuore e spirito battagliero. Giuseppe Di Vagno fu parlamentare con Giolitti, eletto per le sue battaglie a favore dei “pezzenti e diseredati” del Sud Italia. Morì da martire, il 25 settembre del 1921, a Mola di Bari: tre colpi di pistola alla schiena, esplosi per mano di un gruppo di squadristi, lo freddarono subito dopo un comizio elettorale. Primo esponente del governo italiano ucciso dal fascismo.
Oggi, a celebrare Di Vagno è un’opera nel centro storico di Corato, in provincia di Bari, realizzata per il festival Verso Sud (2-4 ottobre), a cura dell’associazione Lavorare Stanca. Senza l’ausilio di fondi pubblici. Un monumento insolitamente effimero, come effimera è l’arte a misura di muri metropolitani.

Giuseppe Di Vagno

Giuseppe Di Vagno

La firma è di uno tra gli street artist italiani più talentuosi nell’ambito della figurazione: Luis Gomez – venezuelano di nascita, romano d’adozione – ha regalato alla piazza intitolata al politico pugliese un murale alto dieci metri e largo cinque, dipinto sulla facciata cieca di una palazzina privata. Col consenso della proprietà, i permessi dell’amministrazione comunale e il plauso della cittadinanza.
Un lavoro potente. Bianchi e neri corposi, chiaroscuri netti, posa ieratica e taglio teatrale: è la cifra stilistica di Gomez, che alla Steet Art si è accostato con la maestria di un pittore da cavalletto, reinventando – nella sintesi di timbri e strutture, nel gesto rapido e soffice – l’enfasi di una ricerca legata alla grande tradizione secentesca. Oltre il velo – che è il titolo dell’opera e una barriera simbolica, squarciata con un gesto gentile – c’è un cespuglio di fiori. Nuova vita, speranza resistente, contro i fascismi e le ingiustizie di sempre.
Tra i muri più intensi dell’artista, quello per Di Vagno ha però un destino segnato. Lo scorso 14 ottobre sono infatti partiti i lavori di restauro e riqualificazione della piazza e proprio dinanzi all’opera sarà costruita una sorta di “quinta”, parziale riproduzione della facciata dell’antico palazzo ducale, crollato nel 1922. Il corpo architettonico (12 x 6 x 5 metri) avrà anche una funzione espositiva, accogliendo al suo interno alcuni reperti del palazzo perduto. Il dipinto di Gomez sarà dunque totalmente occultato.

Gomez, Oltre il velo - Corato (Bari), 2015

Gomez, Oltre il velo – Corato (Bari), 2015

ARRIVA LA PETIZIONE
Ed ecco, puntuale, la petizione su Change.org (al momento quasi 6.000 firme), rivolta al sindaco di Corato, Massimo Mazzilli. Iniziativa partita dal basso, nella speranza di salvare il muro in virtù del suo valore storico e artistico. L’invito è a rivedere il progetto a partire da questa nuova, imponente presenza visiva. Da valorizzare e integrare, anziché distuggerla, quasi potesse diventare il fulcro di un nuovo assetto, di un diverso approccio al percorso di riqualificazione. Un modo per coinvolgere i residenti, per intercettare le sensibilità diffuse, per non calare dall’alto il cambiamento, maturandolo semmai sulla base dei passaggi e le dinamiche in corso: il gesto di un artista, il consenso cittadino, il valore simbolico delle immagini, il peso dell’arte contemporanea negli equilibri urbani e architettonici.
Corretto nella teoria, arduo nella pratica. Il progetto per piazza Di Vagno, firmato da un architetto locale nel lontano 2009, finanziato dalla Comunità Europea e approvato dalla Soprintendenza, era da tempo in piena fase esecutiva. Con i lavori assegnati tramite regolare bando e un cantiere pronto a partire già nei giorni del festival. Storia vecchia, dunque, dilatata dai soliti tempi biblici delle amministrazioni italiane.

Il progetto della nuova piazza Di Vagno, a Corato - © Comune di Corato

Il progetto della nuova piazza Di Vagno, a Corato – © Comune di Corato

Possibile che artista e associazione ignorassero l’immediato futuro della location? Quando mai. Tutto ampiamente discusso e accettato. “Abbiamo scelto quel posto perché era la piazza più nota e popolata del paese, con un significato speciale. L’effetto sarebbe stato imparagonabile rispetto a qualunque altro posto”, ci spiega Giuliano Maroccini, fondatore di Lavorare Stanca e direttore artistico di Verso Sud. “Il muro è stato realizzato in pieno accordo con l’amministrazione. Fummo addirittura noi a rassicurare il sindaco sul fatto che la Street Art vive per un tempo effimero, incerto. Diciamo che ci siamo un po’ infilati come un virus, accendendo una miccia e cercando di provocare un impatto sociale, oltre che estetico. Siamo contenti che si sia creato un dibattito spontaneo intorno all’arte e l’architettura. Se poi, in conseguenza di questo, si dovesse arrivare a una variazione del progetto originale, sulla base della volontà popolare, non potremo che esserne contenti. Significherebbe che qualcosa è accaduto, si è mosso, si è spostato. La speranza che possa essere apportata una modifica c’è, con una soluzione che salvi sia il progetto, sia l’opera. Ma intanto la nostra scelta la rivendichiamo: al di là della durata, l’opera ha agito. La gente si è svegliata, sta ragionando. In un palazzo di periferia l’impatto non sarebbe stato lo stesso”.
Arte urbana come grimaldello, come seme gettato tra l’afasia e il disinteresse abituali, come detonatore e motore di intuizioni, ripensamenti, riappropriazioni collettive. La folla torna a vedere lo spazio pubblico, grazie a una storia ridestata, celebrata, impressa sulla pelle del corpo cittadino. I processi ripartono, sull’onda di sguardi e di consapevolezze nuovi. In teoria, quantomeno.

Corato, lavori in corso a Piazza Di Vagno - foto by lostradone.it

Corato, lavori in corso a Piazza Di Vagno – foto by lostradone.it

PARLA IL SINDACO DI CORATO
E poi c’è la pratica. Che è quella di percorsi istituzionali lunghi, complessi, non inclusivi e soprattutto non rivedibili una volta che la macchina – tra i mille gironi della burocrazia – è avviata. La piazza di Corato sarà finalmente ripulita, portata su un unico livello con un basolato lapideo, dotata di alberi, arredi urbani e una fontana illuminata. E qui, dove un tempo sorgeva il Palazzo Ducale, con annessa una chiesetta, vedrà la luce l’alta struttura in cemento e acciaio, rivestita di pietra e pensata come frammento evocativo, con cui emulare l’originario nucleo architettonico. Un manufatto posticcio, per un’operazione dal sapore nostalgico? Per certi versi sì. Pur nel genuino tentativo di riportare all’originario splendore l’agorà cittadina. Con in più il vantaggio delle annesse operazioni di scavo, sulle tracce di eventuali resti dell’antica chiesa e del palazzo.
Voglio dirlo con estrema chiarezza”, ci spiega il Sindaco, “quel progetto è stato finanziato sei anni fa con fondi europei. Siamo in piena fase di realizzazione, dopo regolare iter amministrativo. Non è più possibile rivedere la cosa. Sarebbe piuttosto da sottolineare la sensibilità dell’amministrazione che ha permesso a un artista di fama internazionale di intervenire, nonostante la situazione. Abbiamo persino tardato la consegna dei lavori perché ci tenevamo a questo intervento, ma l’abbiamo sempre visto come un passaggio, prima di arrivare alla forma definitiva. Questa possibilità non dev’essere ora né confusa, né abusata.
Auspichiamo un ritorno di Gomez, per ulteriori esperienze, come gli abbiamo già fatto sapere; ma quel murale non può influenzare il corso di un’opera costata 2 milioni di euro. Se si bypassano i tempi ne risponde la pubblica collettività, con la revoca del finanziamento e una penale da pagare. Abbiamo lasciato spazio all’arte, concesso il suolo pubblico, voluto il dipinto. Di più non è possibile fare
”.

Gomez, Oltre il velo - Corato (Bari), 2015

Gomez, Oltre il velo – Corato (Bari), 2015

Così, tra lo slancio utopico dei ragazzi di Lavorare Stanca e il pragmatismo (anche comprensibile) del primo cittadino, “il gigante buono” veglia sulla vecchia piazza sbiadita, sbilenca, piegata al suo degrado. E allora, basta un bel murale, un ricordo simbolico, il talento del singolo, un sussulto della folla, l’avvento di un’immagine che unisca, sobilli, provochi attenzione, coesioni, fratture? Basta questo per riqualificare? Evidentemente no. Ma non basta nemmeno la costruzione di un volume scenografico, avallato da una Soprintendenza e incastrato nel piccolo spazio di una comunità.
La Street Art è effimera, per sua natura. Nessuno ne fa un dramma, anzi. Il gioco è anche qui, in questa precarietà, nel rischio dell’offesa, del crollo, del deperimento. Ma le immagini hanno una potenza strana, che resiste anche nella sparizione, nella distanza. Non si tratta dell’immagine in quanto tale, ma delle sue conseguenze: in termini di socialità, di consapevolezza comune, di visione dello spazio pubblico e di desiderio. Il ritratto di Giuseppe Di Vagno, quasi certamente, verrà sacrificato, come fu sacrificato egli stesso un secolo fa. La sua ombra lunga, però, continuerà a insistere su quel quadrato di città. Nella memoria delle persone e nella loro coscienza civica, politica, estetica.

Helga Marsala

La petizione su Change.org per salvare il murale

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