Ecco il nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Firenze. Immagini e video dalla preview: 6mila metri quadri di spazi espositivi per Giotto, Michelangelo, Donatello

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Il nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Firenze (foto Valentina Silvestrini) 19

Innovare, valorizzare, educare: è triplice la missione affidata al nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, un complesso completamente rinnovato nell’aspetto architettonico e negli obiettivi, forte di una storia e di un patrimonio eccezionali. È il direttore, padre Timothy Verdon, durante l’anteprima per la stampa che precede di una settimana l’apertura al pubblico –fissata per il 29 ottobre, con un intero pomeriggio di accesso gratuito – a presentare i dati salienti del nuovo intervento, il cui progetto architettonico porta le firme di Adolfo Natalini, Piero Guicciardini e Marco Magni. Con un investimento di 45 milioni di euro da parte dell’Opera di Santa Maria del Fiore, la città si arricchisce di circa 6000 metri quadri espositivi, nei quali trovano ora posto 750 opere di 513 artisti, tra cui Giotto, Michelangelo, Donatello, Paolo Uccello, Brunelleschi, Pisano e Ghiberti.

SPAZIO ESPOSITIVO PIÙ CHE RADDOPPIATO
Se a balzare immediatamente agli occhi è il considerevole incremento dello spazio espositivo, più che raddoppiato rispetto ai 2500 metri quadri disponibili dopo la riapertura del dicembre 1999, a guadagnarsi un posto nella memoria sono le scelte compiute sul fronte dell’allestimento. L’acquisizione, già nel 1997, per 9 milioni e 100 mila euro, della struttura settecentesca del Teatro degli Intrepidi e di altri volumi adiacenti ha di fatto posto le condizioni affinché potesse compiersi un significativo mutamento nell’idea stessa di museo: un cambio di rotta che nella “Sala del Paradiso” trova piena realizzazione, con un risultato di grande impatto, visivo ed emotivo. È infatti proprio nei generosi volumi dell’ex teatro che i progettisti hanno voluto riattivare il dialogo, interrotto da vicende storiche e artistiche nonché dalle esigenze conservative, tra Cattedrale, Battistero ed i rispettivi tesori scultorei: qui è stato collocato un monumentale modello in resina e polvere di marmo, scala 1:1, dell’antica facciata del Duomo di Santa Maria del Fiore, ottenuto sulla base di un disegno cinquecentesco; su questa quinta sono stati ricollocati, nella posizione originaria, i gruppi scultorei creati ad hoc e ancora esistenti.

LE PORTE DI LORENZO GHIBERTI PER IL BATTISTERO DI SAN GIOVANNI
Esattamente di fronte, proprio come sarebbe avvenuto fino allo smantellamento della facciata stessa, nel 1587, si possono osservare, a distanza ridotta, le maestose porte realizzate da Lorenzo Ghiberti per il Battistero di San Giovanni; due, restaurate dall’Opificio delle Pietre Dure, sono già presenti, mentre la terza si unirà nel 2017. L’obiettivo di questo monumentale allestimento è “ricostruire un rapporto visivo e iconografico perso da oltre quattrocento anni”, ha affermato il direttore padre Verdon, sottolineando come il nuovo museo, nel quale confluiscono anche opere mai esposte prima e fin qui conservate nei depositi, si candidi ad ospitare “visite intelligenti, lontane da quell’esotismo balneare così dilagante nel turismo di massa”. Anche per questo una speciale attenzione è stata destinata agli apparati di comunicazione: a guide cartacee, pannellistica, video, applicazione dedicata, tutte in italiano e inglese, si affiancherà un’intensa attività di didattica e le visite guidate. La scultura costituisce il fiore all’occhiello della collezione, con il raggiungimento dell’apice attraverso la presenza contigua, seppur autonoma, di due capolavori assoluti dell’arte italiana, come la Maddalena Penitente di Donatello (1453-55) e la Pietà di Michelangelo del 1547-1555, sopravvissuta alle martellate inferte dal grande artista che forse intendeva destinarla al proprio monumento funebre.

UNA VISTA PRIVILEGIATA SU UNA DELLE CUPOLE PIÙ CELEBRI DEL MONDO
Eppure, il nuovo Museo dell’Opera del Duomo riesce ad offrire un percorso esaustivo su tutti i fronti della progettazione del complesso fiorentino, come testimoniano la Galleria del Campanile di Giotto, la Galleria della Cupola del Brunelleschi, la Galleria delle Cantorie di Donatello e Luca della Robbia, la Sala dell’Altare d’argento con le opere del cosiddetto “Tesoro del Battistero” e gli spazi espositivi messi a punto per testimoniare i tentativi di “modernizzazione” della Cattedrale intrapresi tra tardo Cinquecento e primo Seicento. E per chi non ne avesse ancora abbastanza, sarà sufficiente affacciarsi alla terrazza panoramica del terzo piano per una vista privilegiata su una delle cupole più celebri del mondo.

Valentina Silvestrini

http://www.ilgrandemuseodelduomo.it/museo

 

 

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