Roma, dimissioni per Valentina Valentini, che lascia l’incarico di direttore del Centro Teatro Ateneo. Problemi di gestione alla Sapienza?

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Valentina Valentini

Valentina Valentini

LA SAPIENZA PERDE UNA GRANDE PROFESSIONISTA: SCONTRO SULLA GESTIONE DEL TEATRO
Valentina Valentini, tra le maggiori esperte italiane in fatto di video arte, arti elettroniche, arti sceniche e performative, assumeva nel dicembre del 2011 la direzione del Centro Teatro Ateneo della Sapienza di Roma, una struttura votata alla sperimentazione scientifica, didattica e tecnologica, nata nel 1981 per gestire le attività del Teatro Ateneo, l’unico teatro esistente in un’università italiana, risalente al 1935.
A distanza di quattro anni, Valentini rassegna le sue dimissioni, con una lettera lunga, dura e incisiva. Le ragioni? “Culturali”, innanzitutto. Ovvero relative a “ruolo, rango e funzioni del Teatro Ateneo”, il quale verrà affidato a un Centro Servizi. Il C.T.A., di conseguenza, verrà estromesso dalla gestione del teatro stesso, nonostante fino ad oggi le due strutture abbiano lavorato in piena sinergia, condividendo spazi, programmi, obiettivi.
L’Amministrazione della Sapienza”, scrive Valentina Valentini, “non ha creduto opportuno stipulare una convenzione con il C.T.A., per la gestione delle attività del Teatro Ateneo. Non soltanto viene operata una frattura nel rapporto storico e costitutivo tra il C.T.A. e il Teatro Ateneo, ma vengono messi anche in questione i locali ristrutturati in cui il C.T.A. avrebbe dovuto svolgere le proprie attività didattiche e scientifiche”. In sostanza, dei due piani che erano stati assegnati e appositamente restaurati, ne viene concesso soltanto uno. Un problema non indifferente, anche solo per far fronte all’archiviazione del patrimonio di video teatrali realizzati e conservati al C.T.A.

Eduardo De Filippo al Teatro Ateneo nel 1981

Eduardo De Filippo al Teatro Ateneo nel 1981

QUATTRO ANNI COSTELLATI DI SUCCESSI. TUTTE LE PARTNERSHIP DEL C.T.A.
Si chiude così, con questa pagina amara, un’esperienza importante a capo di una struttura dalle molteplici finalità e vocazioni, colpita – come aggiunge Valentini – da tagli economici e penalizzata dall’assenza di spazi adeguati. Quattro anni difficili, in cui però molti traguardi sono stati raggiunti. Fra questi: rapporti di collaborazione con istituzioni cittadine e nazionali, quali la Cineteca Nazionale, l’Istituto Luce, il Centro Sperimentale di Cinematografia, Bic Lazio; progetti sostenuti dal il MIBACT Cinema (come il Labor Story, un festival video-cinematografico sul tema del lavoro) e il MIBACT Teatro (Scuola di perfezionamento professionale sulla vocalità, nel 2015); convenzioni con la Fondazione RomaEuropa e con il Teatro di Roma; Master dedicati all’uso delle nuove tecnologie (editing digitale, restauro digitale, animazione 3D e interactive sound-light design); e ancora attività di tirocinio per studenti, contratti di ricerca, progetti culturali con istituzioni quali il Goethe Institut e l’Istituto di Studi Germanici.
Così, nonostante i successi e le energie messe in campo, lo stato delle cose parrebbe aver infranto l’originaria speranza, ossia che il C.T.A. “conservasse e incrementasse la sua relazione storica e originaria col Teatro Ateneo, garantendo la saldatura con la sperimentazione, con la didattica e con la ricerca scientifica dell’Ateneo”. Il giudizio della docente e critica d’arte è tranchant. “La situazione attuale non mi permette di essere ottimista”, conclude. “Questo quadro di declassamento del rango e delle funzioni del Teatro Ateneo va ad innestarsi nel più generale processo di impoverimento e di marginalizzazione delle istituzioni culturali del nostro paese. Per questo, con grande tristezza sono oggi costretta a rassegnare le mie dimissioni dal ruolo di direttore del Centro Teatro Ateneo”.

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  • Angelov

    Si tratta di situazioni vergognose per la Cultura: la stessa identica cosa si sta verificando a Milano, dove il Conservatorio, dopo 39 anni di sodalizio con il CPSM (Corsi Popolari Serali di Musica), con circa 500 iscritti, ha loro intimato lo sfratto dai locali che utilizzavano di sera per le loro lezioni.
    Se ne è parlato anche sul Corriere della Sera, con interviste, precisazioni, descrizione dell’evento etc. ed anche l’Assessore alla Cultura Filippo del Corno è stato coinvolto nella vicenda, che in questo momento risulta essere ancora in divenire, e di cui non se ne possono prevedere gli esiti.