Roma, Diavù ed Elena Sofia Ricci: ritratto su scalinata in Via Ugo Bassi. Terzo e ultimo intervento per Popstairs. Le foto in anteprima

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David Diavù Vecchiato, Popstairs (foto Matteo Nardone)

David Diavù Vecchiato, Popstairs (foto Matteo Nardone)

La mia non è riqualificazione urbana, è arte contemporanea” precisa David “Diavù” Vecchiato, street artist ormai celebre (anche) per aver donato un volto ad alcune scalinate romane, di cui si è preso cura con un progetto in via di chiusura. Ha infatti riscosso un inaspettato successo “Popstairs”, laboratorio di riattivazione culturale urbana che ha portato a Roma una boccata di “Ossigeno”, per riprendere il nome del festival dell’estate romana 2015 che ha coinvolto diversi municipi.
Grazie al supporto dell’Associazione M.U.Ro, dell’ Associazione IN/OUT, di Roma&Roma, innumerevoli spettatori si sono fermati a contemplare le tre scalinate reinventate in chiave street, riflettendo sul profondo connubio tra storia-arte-cinema, da sempre punto di partenza per riscoprire le bellezze della Capitale.
Nel terzo e ultimo intervento, quello che ha riguardato via Ugo Bassi, le scale diventano supporto per un ritratto di Elena Sofia Ricci (dopo Ingrid Bergman in via Fiamignano e Michèle Mercier a Corso Francia), tratto da una scena del film “in nome del popolo sovrano” di Luigi Magni. Diavù, per la realizzazione dell’opera, si è avvalso di un gruppo di artisti provenienti da tutta Italia, da lui definiti “preziosi soccorritori”. Hanno impugnato il pennello Serena Melandri (Roma), Giorgio Silvestrelli (Ancona) , Gaia Niola (Lecce) costantemente seguiti dal fotografo Vincenzo De Francesco.
L’opera è realizzata con vernici a quarzo, comunemente usate in edilizia, e sarà ultimata il prossimo 6 settembre, giorno dell’inaugurazione; martedì 15, presso il SOSE (Stazione Ottavia SpazioEspositivo), è invece attesa la presentazione conclusiva dell’intero progetto, con l’esposizione delle foto e la proiezione dei filmati realizzati nel corso dei tre interventi. A chiusura lo spettacolo “Le Romane”, dedicato alla canzone della tradizione romana e ai grandi autori che l’hanno immortalata.
Abbiamo chiesto a Diavù quale fosse il messaggio legato a questi tre ‘ritratti su scala’: “È una cosa semplice, un messaggio di tutti”, ci ha risposto. “L’arte deve essere accessibile a tutti così come lo è una scala pubblica. Il suo più profondo valore si scopre, nella sua complessità, solo al termine di una ripida salita, da dove si potrà ammirare la bellezza nel suo insieme, quella femminile“.

Flavia Zarba

 

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