Giotto a Milano. Un maestro in 14 opere

Palazzo Reale, Milano – fino al 10 gennaio 2016. È la mostra clou della Milano in versione Expo. Con quattordici opere di Giotto riunite a due passi dal Duomo. E un allestimento, firmato da Mario Bellini, che rischia di entrare nella storia.

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Giotto, Polittico Baroncelli, 1330 ca. - dalla basilica di Santa Croce, cappella Baroncelli (Firenze) - Fondo Edifici di Culto, Ministero dell’Interno

Giotto, Polittico Baroncelli, 1330 ca. – dalla basilica di Santa Croce, cappella Baroncelli (Firenze) – Fondo Edifici di Culto, Ministero dell’Interno

GIOTTO: IL TEMPO, LO SPAZIO
Era il 1937 e gli Uffizi ospitavano una grande mostra con otto opere autografe di Giotto, del quale ricorreva il 600esimo anniversario della morte: una mostra che ha fatto storia. Oggi, a quasi ottant’anni di distanza, una mostra a Palazzo Reale di Milano propone quattordici opere del maestro toscano, di colui che, per utilizzare le parole del pittore e trattatista Cennino Cennini, “rimutò l’arte del dipingere di greco in latino e ridusse al moderno; ed ebbe l’arte più compiuta che avessi mai più nessuno”.
Il palazzo milanese ingloba strutture del Palazzo di Azzone Visconti, un luogo dove Giotto ha realizzato, negli ultimi anni della sua vita, due cicli di pitture murali, oggi andate perdute. Di fianco è la Chiesa di San Gottardo in Corte, anch’essa luogo giottesco.

UN ALLESTIMENTO AL SERVIZIO DELL’OPERA
La mostra è costruita in maniera innovativa: allo spettatore vengono mostrate solo le quattordici opere con un allestimento di rara intelligenza di Mario Bellini e del suo studio.
I quadri sono posti su strutture di ferro nero, zattere galleggianti nello spazio, dello stesso materiale del pavimento, appositamente realizzato per le sale preposte all’esposizione. Le scritte sono a terra proprio perché nulla possa disturbare la contemplazione dell’opera. Le luci utilizzate creano un’atmosfera sospesa. Domina un colore grigio penombra dal quale emergono l’oro e i colori vivaci del maestro.
È una sorta di annullamento dello spazio intorno, per rendere omaggio unicamente all’opera e al suo autore, alle sue povere origini di figlio di fabbro ferraio.

Giotto, Dio Padre in trono (particolare), 1303-05 ca. - dalla cappella degli Scrovegni, Padova, Musei Civici di Padova, Museo d’arte medievale e moderna

Giotto, Dio Padre in trono (particolare), 1303-05 ca. – dalla cappella degli Scrovegni, Padova, Musei Civici di Padova, Museo d’arte medievale e moderna

LA DIDATTICA E IL CATALOGO
Molti i materiali didattici e di spiegazione, che sono collocati in stanze a ridosso di quelle espositive, in modo da non creare sovrapposizioni. Sono due percorsi paralleli, fondamentali l’uno all’altro che, tuttavia, non si incrociano e non si contaminano.
Il catalogo, che presenta una grafica particolare, è edito da Electa. E si badi bene: non si tratta di una monografia sull’artista ma di un’opera espressamente dedicata a questa mostra, dove ogni opera viene approfonditamente analizzata dai diversi studiosi che hanno lavorato all’ambiziosa impresa, costata un milione di euro.
Ne esce un artista moderno, arguto, intelligente viaggiatore: Firenze, Roma, Napoli, Bologna, Rimini, Padova, forse Avignone, Assisi. In tal senso va letto il titolo della mostra, Giotto, l’Italia”, senza congiunzioni di sorta. Non a caso è la mostra realizzata a Milano proprio in occasione di Expo: un omaggio alla grande arte del nostro Paese. Per la prima volta nella storia si sposta dal Vaticano il Polittico Stefaneschi.

Giotto, Polittico di Bologna, 1332-34 ca. - dalla Rocca di Galliera (Bologna), Bologna, Pinacoteca Nazionale

Giotto, Polittico di Bologna, 1332-34 ca. – dalla Rocca di Galliera (Bologna), Bologna, Pinacoteca Nazionale

I TRE NUCLEI DELLA MOSTRA
La mostra è costruita per grandi nuclei cronologici. Il primo raggruppa le opere del periodo giovanile dell’artista, a partire dalla formazione che ha come punti di riferimento Cimabue, Arnolfo di Cambio, l’arte antica. Quindici anni che comprendono opere fiorentine, assisiati e padovane. Sono gli anni in cui Giotto artista moderno riesce a conquistarsi la committenza con la quale sarebbe rimasto in contatto tutta la vita: la curia pontificia, gli ordini mendicanti, il Comune di Firenze, i banchieri.
Il secondo nucleo è quello dei polittici fiorentino di Santa Reparata, romano del cardinal Stefaneschi, qui posti, per la prima volta, uno accanto all’altro. Di questa seconda fase fa parte anche il frammento proveniente da San Pietro, che ora si trova in una fortunata collezione privata. Di questo momento fanno parte anche le opere del cantiere della chiesa inferiore di Assisi, ovviamente non presenti in mostra, ma che costituiscono un riferimento imprescindibile.
Il terzo gruppo è quello delle opere tarde. In questo periodo, quello ormai prossimo alla sua morte, Giotto è l’artista più affermato sulla scena. La mostra milanese offre un’altra importante ricostruzione, quella del Polittico Baroncelli di Santa Croce a Firenze, riunito alla sua punta, proveniente dal San Diego Museum of Art.
La mostra consente al visitatore di compiere un percorso straordinario, una via che avrebbe portato direttamente all’arte rinascimentale. Quella di Masaccio e della Firenze del Quattrocento.

Angela Madesani

Milano // fino al 10 gennaio 2016
Giotto, l’Italia
a cura di Pietro Pietrarola e Serena Romano
Catalogo Electa
PALAZZO REALE
Piazza del Duomo 12
02 875672
www.comune.milano.it/palazzoreale/

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/46982/giotto-litalia/

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