Gli alberi e il paesaggio italiano. Al Festival dei Sensi

Si svolge questo weekend la settima edizione del Festival dei Sensi. Tema di quest’anno: “Terra, terra!!!”. Con ospiti che vanno da Giulio Giorello – in dialogo con Marisa Laurito! – a Peter Eisenman, passando per Enzo Cucchi. Tre giorni lungo un itinerario che attraversa la Valle d’Itria per giungere fino a Ostuni. Qui trovate in anteprima l’intervento di Piero Bevilacqua.

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Arbor contra'l flusso di Leonardo Parasole da Norcia, 1585

Arbor contra’l flusso di Leonardo Parasole da Norcia, 1585

La presenza degli alberi segna in maniera originalissima il paesaggio italiano, sia perché la varietà dei suoi habitat ha consentito di far prosperare numerosissime specie e varietà di piante, sia perché il suo territorio è stato al centro di una storia di grande complessità, che ha coinvolto culture e mondi molteplici e lontani.
Si pensi a un albero come l’ulivo, che da millenni presidia le colline dell’Italia centro-meridionale, ma che ha propaggini significative anche in Toscana e in Liguria, sui grandi laghi prealpini. Già ai primi dell’età moderna, questa piante endemiche del Mediterraneo, in regioni come Terra di Bari o Terra d’Otranto, si presentavano ai viaggiatori che le percorrevano come vere e proprie “foreste”.
L’umanista Leandro Alberti, nella sua Descrittione di tutta Italia, ha scritto pagine di ammirato stupore nell’attraversare in carrozza quelle sterminate piantagioni di ulivi, troppo estese per la rada popolazione del tempo. Perché tanti alberi d’ulivo, visto, tra l’altro, che essi non producevano olio destinato alla cucina e al consumo alimentare?
In realtà quelle piante, così numerose, probabilmente nate dall’innesto di antichi boschi di olivastri, producevano un olio destinato all’industria del tempo, olio per illuminazione e soprattutto per fabbricare saponi. I mercanti di Venezia e di Genova se ne rifornivano per le industrie che confezionavano saponi di lusso, da vendere in giro per l’Europa, battendo per qualità i saponi nordici. Questi ultimi, ottenuti col grasso di balena, erano prodotti decisamente meno pregiati di quelli all’olio d’oliva.

Festival dei Sensi 2013

Festival dei Sensi 2013

Naturalmente, il Mezzogiorno d’Italia, in virtù del clima mite, si è prestato egregiamente a diventare regione eletta degli alberi da frutto. Già grazie all’opera dei Romani – che da ogni angolo dell’impero trasferivano piante in Italia – e poi degli arabi, si erano diffusi nei territori del Sud il mandorlo, il noce, il fico nelle sue numerose varietà, il pesco, il limone e poi gli altri agrumi, il gelso ecc. Alcune di queste piante – soprattutto l’ulivo, la vite e il mandorlo – trovano nel Sud una certa facilità di diffusione grazie al fatto che essi sono resistenti alla siccità. Tante nostre colline aride e di non grande fertilità, troppo acclive e inadatte ai cereali, sono state rese produttive grazie alla straordinaria resistenza e adattabilità di queste piante.
Ma là dove era possibile utilizzare l’acqua, vi si faceva ricorso e dunque anche gli agrumi, bisognosi di soccorso irriguo durante l’estate, trovavano un loro habitat ideale. Il “giardino mediterraneo” di cui parla Emilio Sereni nella sua Storia del paesaggio agrario italiano, conoscerà, grazie agli agrumi, una sontuosa evoluzione. In età magnogreca esso costituiva uno spazio chiuso, difeso dal morso degli animali, in cui si coltivavano la vite, l’ulivo, il fico, il mandorlo. Ma con l’arrivo degli agrumi, a partire dal Medioevo, si trasformerà in maniera spettacolare. In Sicilia e in Calabria il giardino diventerà per eccellenza la piantagione degli agrumi. Una specie di Eden in terra, fatto di fitte piante sempreverdi che d’inverno, quando gran parte degli altri alberi sono spogli, si colora di globi luminosi e dorati.
Sicché non stupisce che la vista dei giardini incantasse i viaggiatori che tra XVIII e XIX secolo scendevano dal Nord-Europa per visitare l’Italia. La “terra dove fioriscono i limoni” cantata da Goethe diventerà in età moderna uno dei tratti mitologici con cui verrà rappresentato il Belpaese. Una forma di identità, consegnata ai suoi alberi più pittoreschi, di cui oggi sembra che gli italiani abbiano perso memoria.

Piero Bevilacqua

www.festivaldeisensi.it

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