Danza del quotidiano. Intervista con Ambra Senatore

Invitata da La Briqueterie, centro di sviluppo coreografico di Val-de-Marne, alla sua 18esima Biennale di danza, Ambra Senatore presenta la creazione “Petites Briques”. Dal medesimo materiale di ricerca nasce “Mattoncini”, in anteprima nazionale al festival Interplay/15 di Torino. Abbiamo discusso con la coreografa dei suoi esordi e di questo nuovo progetto.

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Ambra Senatore, A Posto - photo ©Viola Berlanda

Ambra Senatore, A Posto – photo ©Viola Berlanda

Quando hai cominciato a danzare?
Come molte bimbe in Italia, danzo sin da piccola. Non ho mai avuto però il sogno di essere ballerina, piuttosto attrice o regista di cinema. A Torino, dove sono nata, ho frequentato una scuola di danza basata sul metodo Chladek. Il primi spettacolo di danza che ricordo è un’Ifigenia in Tauride di Pina Bausch. Avrò avuto sedici o diciassette anni. Una pièce molto cupa con una gravità particolare, che in altri suoi spettacoli è minore. Ho il ricordo di una vera tempesta…

Quando hai avuto piena coscienza di voler danzare come professionista?
Dopo il liceo frequentai il DAMS a Torino per studiare Storia del cinema e mi affezionai ai docenti di teatro. L’incontro con Alessandro Pontremoli, professore di storia della danza, è stato rilevante. Nel biennio 1997-98, in Erasmus a Parigi ho scoperto la danza contemporanea. Investii i miei risparmi in spettacoli e, per danzare senza spendere per le lezioni, partecipai a molte audizioni del Centro Nazionale della Danza. Lì ho capito che avrei desiderato danzare. Di quel periodo ricordo una tournée con un cantante di hip-hop, Nowak. Due anni in giro per le discoteche di Francia e Germania. Lui cantava e io e Angelo ballavamo. Angelo era un ragazzo di banlieu con un passato di prostituzione omosessuale che aveva imparato a danzare in strada.

Come hai costruito il tuo percorso d’autrice e la tua compagnia?
In Italia ho lavorato con Giorgio Rossi, Raffaella Giordano, molto con Roberto Castello e in Francia con Jean-Claude Gallotta e Georges Lavaudant per una produzione del Teatro dell’Odeon. La carriera d’autrice è invece cominciata nel 2004, con degli assoli. Avevo voglia di creare qualcosa di mio. Così è nata Eda. Nel 2006 ho incontrato Caterina Basso nella compagnia con Castello. Ho sentito per lei una sorellanza. Insieme, abbiamo creato un duo, Passo (Premio Equilibrio 2009).
Gli altri interpreti sono arrivati con le creazioni successive. Tommaso Monza, della compagnia Abbondanza/Bertoni, Claudia Catarzi, allora danzatrice di Castello, Elisa Ferrari, mia ex studentessa universitaria, Matteo Ceccarelli del Teatro Sotterraneo. Dal 2012, con questa compagnia sono artista associata della Scena Nazionale di Besançon.

Ambra Senatore, Petites briques - photo ©Viola Berlanda

Ambra Senatore, Petites briques – photo ©Viola Berlanda

Alla 18esima Biennale di Val-de-Marne a La Briqueterie hai presentato Petites briques
M’interessa lavorare coreograficamente sul tempo e scomposizione. Per questa creazione, sollecitata da una proposta del direttore de La Briqueterie, Daniel Favier, si tratta di mettere in scena “chiacchiere tra amici”: una relazione tra persone in cui quello che si dice non è fondamentale. Al centro c’è il gioco che se ne fa. Ho lavorato con i miei danzatori a quattro interventi brevi, cui si è aggiunta una creazione in situ con la partecipazione di sei allievi del Conservatorio di Danza di Parigi. I pezzi che ho presentato qui, oltre a quello con gli allievi, sono due: petites formes (circa quindici minuti ciascuna). Sono segmenti autonomi, anche se preferisco mostrarli in dittico.
All’inizio, ispirata dal modello delle serie televisive, che non seguo ma che hanno tanta eco in questo momento, pensavo a episodi singoli ma legati: come ritrovare gli stessi personaggi, mentre la storia si evolve. Ma non è stato così perché mi interessava il gioco. A La Briqueterie, antica manifattura di mattoni su tre piani di vetrate e corridoi, ho sviluppato con gli allievi del Conservatorio la coreografia sul piano verticale e orizzontale, esasperando il principio delle ripetizioni con sottili differenze nella ripetizioni di un’azione che comincia in un punto, e finisce in un altro.

Il montaggio di storie che si disfano, di flashback, è un tuo topos coreografico.
M’interessa la s-composizione di un puzzle, di una drammaturgia unitaria a partire da indizi che si trasformano e che si ritrovano pian piano. Come accade spesso nella scrittura filmica: una scrittura costruita a pezzettini. L’occhio chiama la testa a comporre non una storia, ma una situazione chiara che ogni spettatore può eventualmente ampliare o meno.

Ambra Senatore, A Posto - photo ©Viola Berlanda

Ambra Senatore, A Posto – photo ©Viola Berlanda

E il posto della danza in questo montaggio di scene?
Come autrice riesco sempre meno a trovare il posto per una danza dinamica e ariosa. Già in Eda c’era pochissima danza. Creo sempre una cornice che la renda necessaria e legittima, pur sapendo che non è oggettiva tale legittimità. In A posto (2011), il lavoro in cui la composizione è più riuscita, ci sono dei momenti danzati che chiamiamo “danza del quotidiano”. Abbiamo lavorato su situazioni, posture, posizioni del corpo nel “quotidiano”, affiancate in una sequenze che non segue la logica della vita di tutti i giorni. La loro giustapposizione, il loro approssimarsi è trattato come danza.

Come coreografa oggi da cosa ti senti toccata?
C’è un tempo nelle cose e ne sono affascinata. M’ispiro a quella donna che accavalla la gamba, a quell’altro che si tocca la testa… Anche i tempi, lei fa così e la sua amica di fronte fa un altro gesto.

Presenterai Petites briques in Italia?
Petites briques è un omaggio a La Briqueterie. Il pezzo in situ è pensato solo per questo spazio. A Torino per Interplay/15 ho presentato invece i due pezzi più un terzo con il titolo Mattoncini. Si tratta del medesimo progetto.

Marco Villari

www.ambrasenatore.com
www.alabriqueterie.com
www.mosaicodanza.it/interplay15senatore.htm

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