A rischio i graffiti del Leoncavallo di Milano. I commercianti vogliono cancellarli: squadre di volontari pronti all’azione. Gli occupanti si mobilitano con un presidio

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Un murale di Blu al Leoncavallo

Un murale di DEM al Leoncavallo

LEONCAVALLO VS COMMERCIANTI: BATTAGLIA ALL’ULTIMO GRAFFITO
Spugnetta e raschietto: ecco il fascista perfetto”. Con questo titolo politicamente caustico il Leoncavallo apre il suo messaggio di denuncia: i celebri graffiti, che negli anni hanno coperto l’edificio, sono a rischio di cancellazione. E qui non c’entra l’amministrazione comunale. Anzi. L’annunciata azione di pulizia nasce quasi come una sfida contro la giunta Pisapia, giudicata troppo indulgente. Ad armarsi e partire è l’Asscomm di Porta Venezia, impegnata in una guerra senza quartiere contro la street art, nel tentativo di restituire ai milanesi una Milano linda, ordinata, mondata da libere tracce di crew metropolitane o singoli imbrattatori.
Spugnetta e raschietto, dunque, ma non solo per togliere di mezzo scritte vandaliche, scarabocchi, tag dilettantesche: travolti dalla foga censoria, finiscono nel mucchio anche opere d’arte, storie importanti impresse sui muri e prove di buona pittura. Un colpo secco, nel nome del sacro decoro urbano. Senza eccezione alcuna: “Non possono esistere zone franche”, specificano i militanti dell’associazione, “i cittadini chiedono rispetto delle regole. Che piaccia o no noi saremo lì con le tv ed i giornali e documenteremo eventuali azioni violente o intimidatorie da parte di alcuni“.
L’appuntamento è fissato il prossimo 15 giugno, dinanzi al Leoncavallo, per fare piazza pulita di quella che persino Vittorio Sgarbi aveva definito una “Cappella Sistina” del nostro tempo, pubblicando un catalogo per Skira nel 2006 – “I graffiti del Leoncavallo”, 2006 – insieme ad Alessandro Riva e Davide Atomo Tinelli.

Graffiti al Leoncavallo

Graffiti al Leoncavallo

CRONACHE DI UN’AUTOGESTIONE. VENT’ANNI IN VIA WATTEAU
Dura la risposta degli occupanti, che nell’ex cartiera di via Watteau risiedono dall’ 8 settembre del 1994, avendo costruito tra quelle mura un frammento corposo della scena indipendente italiana, con tanto di link internazionali, tra concerti, dibattiti, mostre, progetti sociali, movimenti di lotta. “Ci chiediamo come possano pretendere di cancellare la nostra creatività e la memoria della città scritta su quei muri”, scrivono, “in un bel paese che non ha mai annoverato tra le sue (pur numerose) virtù quella iconoclasta”.
Che si possa o meno essere in linea con il dna culturale del mitologico spazio autogestito, che si possano condividerne linea politica o metodi di appropriazione illegale, difficile è non riconoscere il valore di un progetto ormai storicizzato, affezionato all’idea di una perenne trincea politica ed intellettuale, difesa con passione. Una pagina importante della storia recente di Milano e della sua corrente underground è racchiusa in questo luogo. Insieme a una serie di testimonianze: racconti, libri, canzoni, flyer, scatti, filmati. E naturalmente graffiti. Segni distintivi del volto di un quartiere.

Un murale di 2501 al Leoncavallo

Un murale di 2501 al Leoncavallo

NON CHIAMATELO DECORO URBANO. LA MEMORIA COME PATRIMONIO
Non esistono zone franche, sostengono gli organizzatori del prossimo clean-day: una certezza miope, che sfoca lo sguardo nell’ubriacatura muscolare di un legalitarismo ‘a prescindere’. Il decoro prima di tutto, d’accordo. Ma indecoroso non è forse è spazzare via ciò che custodisce talento, qualità, narrazioni collettive? Indecoroso è, semmai, sconoscere l’elasticità, laddove spuntano fattori altri, paralleli. Scambiando per offesa ciò che è diventa patrimonio comune.
Questi professionisti della pulizia urbana”, avvertono i leoncavallini, “ troveranno ad attenderli un presidio ed eventualmente denunce in sede civile e penale ché quelle opere sono in numerosi cataloghi”. Una minaccia? No, una promessa. Per tutti coloro che al Leoncavallo devono qualcosa. Un concerto, un’immagine custodita, uno scontro dialettico, una riflessione corale, una presa di coscienza, la maturazione di una distanza o l’attestazione di una battaglia condivisa. E anche quei graffiti, a modo loro, fanno parte del pacchetto. Il decoro è nel rispetto della memoria, prima che in una mano zelante d’acqua e sapone.

– Helga Marsala

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  • angelov

    Dai commercianti di Milano, vera ossatura della Capitale Morale d’Italia, maggioranza silenziosa & punta di diamante del puritanesimo lombardo, non ci si poteva aspettare di meglio.
    Per loro che sono sempre andati a butega e mai ingiro a perditempo, è arrivato il momento della verità e del confronto.
    Avanti il prossimo,
    signori,
    e non spingete,
    c’è posto per tutti…
    su su
    un’altro selfie con quella scritta