Venezia Updates: la mostra più bella dell’off-Biennale? La Nuova Oggettività al Museo Correr. Ecco la Top 5 a insindacabile giudizio della redazione di Artribune

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Nuova oggettività, Museo Correr

Nuova oggettività, Museo Correr

1 – Nuova oggettività, Museo Correr
Ci sono mostre che si rapportano ad una precisa situazione, ad una determinata temperie: noi qui le consideriamo per la loro valenza nel creare a Venezia il “clima” biennalesco. Ma ci sono mostre che valicano il contingente, pronte a finire direttamente nella storiografia: questa è una di quelle. La prima grande rassegna che in Italia e negli Stati Uniti – è organizzata dal Los Angeles County Museum of Art – riconsidera il fondamentale ruolo della Nuova Oggettività negli sviluppi di tanta pittura novecentesca, soprattutto americana. Svelando – fra i molti pregi all’attivo – quanto nella Germania dei primi decenni del secolo breve la fotografia fosse già sdoganata ad Arte primaria, molto prima che ciò avvenisse nel resto del mondo. Imperdibile, e ineludibile.

Cy Twombly – Paradise, Ca' Pesaro

Cy Twombly – Paradise, Ca’ Pesaro

2 – Cy Twombly – Paradise, Ca’ Pesaro
Le prime congratulazioni sono per il coraggio di produrre grandi eventi assieme ai galleristi privati. Una cosa normalissima in tutto il mondo, e che fino a qualche anno fa in Italia veniva guardata con i soliti sospetti da strapaese. Gabriella Belli non si ferma a facili provincialismi e propone una mostra di stampo e caratura ultramuseale grazie alla collaborazione con Larry Gagosian. Leggi il comunicato e pensi ad un cammeo, entri a Ca’ Pesaro e trovi una mostra ampia e ariosa. Che riempie gli occhi con opere importanti del grande artista americano attraverso sei decenni di lavoro.

3 – The Bridges of Graffiti, Arterminal
Rarissime e residuali sono state le apparizioni della street art alla Biennale di Venezia. The Bridges of Graffiti (ma quest’ultima parola è barrata) ricapitola e rilancia mettendo insieme dieci top artist che hanno lavorato in collaborazione su muri e opere site specific. Con il carico delle fotografie di Henry Chalfant e Martha Cooper e la selezione editoriale di Christian Omodeo, è la mostra outsider che a tavolino non avresti mai detto di vedere nella top five. E invece è fra le cose più fresche e intelligenti di questa Biennale.

PROPORTIO. Venezia Palazzo Fortuny

Proportio, Palazzo Fortuny

4 – Proportio, Palazzo Fortuny
Dici Palazzo Fortuny, e non hai bisogno di aggiungere altro. Tanto forte è il contributo che l’affascinante, immersiva, sensuale residenza cresciuta ad immagine del raffinatissimo flâneur dell’arte Mariano Fortuny y Mandrazo regalò in passato a mostra come Artempo, In-Finitum, TRA, e regalerà ora a Proportio. Ma non basta: perché questi spazi sono tornati – dopo una breve cesura – ad essere riempiti da un altro istrionico connaisseur come Axel Vervoordt, animatore – con il suo gusto, condiviso nella curatela con Daniela Ferretti, e con la sua collezione – di un nuovo emozionante viaggio nella bellezza eterna.

Portable Classic, Fondazione Prada

Portable Classic, Fondazione Prada

5 – Portable Classic, Fondazione Prada
La mostra fa il paio con quella concomitante a Milano, all’interno della nuova location firmata da Rem Koolhaas. Il tocco dello studio OMA è facilmente percepibile anche qui, grazie a un allestimento che ri-crea studioli e infilate di copie scalari della stessa opera, sempre ricorrendo a teche trasparenti e divisori in plexiglass. L’esposizione ne guadagna in concettualità, riuscendo evidente il messaggio di fondo del progetto curatoriale di Settis e Gasparotto: più che identificarsi in una singola opera, il classico è un’idea che nel corso dei secoli viene tanto perseguita quanto riformulata in concreto. Fino a giungere al Laocoonte in gres policromo o al Mercurio in porcellana che, da soli, valgono la visita della mostra.

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