Savage Beauty. Alexander McQueen a Londra

“I am going to take you on journeys you never knew were possible. There is no way back for me now”. Ed è questo senso del viaggio, dell’entrare nella mente di un creatore straordinario come Alexander McQueen, che fa di “Savage Beauty” una mostra diversa da ogni altra dedicata alla moda. Dal MoMA al Victoria and Albert, per la mostra dell’estate.

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Alexander McQueen - Savage Beauty - veduta ella mostra presso il Victoria and Albert Museum, Londra 2015 - Plato's Atlantis

Alexander McQueen – Savage Beauty – veduta ella mostra presso il Victoria and Albert Museum, Londra 2015 – Plato’s Atlantis

NASCITA E MORTE DI UN ARTISTA
Nato a Lewisham e cresciuto nell’East End, Alexander “Lee” McQueen (1969-2010) è il figlio di un taxista e di un’insegnante che sin da bambino vuole creare abiti. Lasciata la scuola all’età di quindici anni, diventa apprendista in Savile Row, il tempio della moda maschile britannica, prima di trasferirsi a Milano per un breve periodo per lavorare da Romeo Gigli. A  Londra, dove era tornato nel 1992, completa quasi per caso un master in Fashion Design alla Saint Martin’s School of Art dove era approdato cercando un lavoro, ufficializzando così la sua metamorfosi da sarto altamente competente e creativo a stilista di moda. Diventa direttore creativo di Givenchy al posto di John Galliano nel 1996, a soli 27 anni (dove rimarrà tra alti e bassi fino al 2001) e vince il British Designer of The Year, il premio come migliore stilista inglese dell’anno, per quattro volte. La sua carriera sembra inarrestabile ed è all’apice del successo quando nel 2010, a soli quarant’anni e devastato dalla morte della madre che adora, McQueen si toglie la vita lasciando di sasso il mondo della moda.

Butterfly headdress of hand-painted turkey feathers Philip Treacy for Alexander McQueen, La Dame Bleu - Spring-Summer 2008 - photo Anthea Sims

Butterfly headdress of hand-painted turkey feathers Philip Treacy for Alexander McQueen, La Dame Bleu – Spring-Summer 2008 – photo Anthea Sims

LA MOSTRA AL VICTORIA AND ALBERT
Ora la grande retrospettiva del MoMA di New York, che nel 2011 ha visto la folla attendere pazientemente in fila per ore, è arrivata al Victoria and Albert Museum, più grande e più ricca che mai. E con una sala dedicata a Londra, città e musa di McQueen, che ospita i dieci pezzi della sua collezione di laurea del 1992, intitolata Jack the Ripper Stalks His Victims.Ho passato molto tempo a imparare come costruire abiti,” amava ripetere lo stilista. “È importante se poi li si vuole smontare”.
E basta guardare le sue creazioni, che combinano storicismo e modernità e infrangono ogni regola pur mantenendo intatte le tecniche sartoriali tradizionali, per capire di cosa stesse parlando. I suoi abiti sconfinano nell’arte e nel teatro e ricordano le opere di un altro enfant terrible britannico, Damien Hirst. Non a caso, visto che per età ed esperienze, McQueen era vicino a molti degli YBAs, i quelli della “Sensation Generation” degli Anni Novanta. Non solo lo stilista esplora lo stesso territorio artistico di Hirst, Tracey Emin e dei fratelli Jake e Dino Chapman, ma li frequenta, compra le loro opere e soprattutto condivide la loro volontà di stupire.

Alexander McQueen, Tulle and lace dress with veil and antlers - Widows of Culloden - AW 2006-07

Alexander McQueen, Tulle and lace dress with veil and antlers – Widows of Culloden – AW 2006-07

LA MODA ECLETTICA ED ESTREMA
Non è necessario essere esperti di moda per accorgersi che McQueen non amava le mezze misure. E questo è evidente in ognuna delle dieci sale di questa straordinaria mostra, organizzate tematicamente in modo da esplorare ogni aspetto del suo genio e con circa 240 elementi, tra capi e accessori: qui troviamo l’aggressivo e l’etereo, il romantico e il macabro, la Storia e la Natura. Dalla provocante scelta di materiali (pizzi, ricami, fiori, piume multicolori) alla complessa costruzione dei suoi capi, ogni abito riscrive il concetto di bellezza tradizionale.
Un’intera stanza è dedicata al Cabinet of Curiosities, una Wunderkammer abitata da un’incredibile sfilata di pezzi unici creati in collaborazione con altri stilisti come Phili Treacy per le sfilate e non destinati alla vendita, come gli Armadillo boots che sospendono le modelle a 30,5 cm dal suolo.

Alexander McQueen, 1997

Alexander McQueen, 1997

DA KATE MOSS A PLATONE
Dalla sublime bellezza degli abiti alle musiche, dalle luci alla teatralità della scenografia, Savage Beauty non è una semplice mostra, ma un’esperienza totalizzante che culmina con un fluttuante ologramma di Kate Moss avvolta in un abito di organza, che si muove come nuotando sott’acqua al suono del tema musicale del film Schindler’s List.
Nell’ultima sala, Plato’s Atlantis è una meditazione sulla vita e sulla sopravvivenza ispirato allo scenario apocalittico raccontato da Platone. È l’ultima collezione di Alexander McQueen: la stagione successiva questo visionario della moda era già morto, spegnendo insieme alla stella della sua vita anche quel periodo irripetibile di grande energia creativa che ha caratterizzato la scena artistica britannica alla fine del XX secolo.

Paola Cacciari

Londra // fino al 2 agosto 2015
Alexander McQueen – Savage Beauty
VICTORIA AND ALBERT MUSEUM
Cromwell Road
+44 (0)20 79422000
www.vam.ac.uk

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