New York Updates: le 5 cose top e le 5 cose flop della settimana dell’arte newyorkese secondo il nostro insindacabile giudizio

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Victoria Siddall

Victoria Siddall

TOP

1. VICTORIA SIDDALL
Vincitrice su tutta la linea. La giovane curatrice che ha inventato a Londra Frieze Master e che da qualche mese ha preso la direzione di tutte le edizioni di Frieze – londinesi e newyorkesi – ha marcato una differenza enorme rispetto agli anni passati. Tanto erano state deludenti le precedenti edizioni della fiera, quanto questa è stata sorprendentemente interessante, divertente, ben curata, di qualità. Chapeau: una delle fiere più belle mai vista in assoluto

Uber a NYC

Uber a NYC

2. UBER
Mentre da noi si perde tempo tra protezionismi medievali, Uber a New York diventa a tal punto sistema e istituzione dal trasformarsi nel partner ideale di tutte le fiere della artweek di maggio della Grande Mela. Non c’era una fiera, dalla main fair Frieze alla più piccola collaterale, che non vantava una qualche forma di partnership con Uber. Gli altri sponsor e gli altri partner tecnici cambiano per tutti, Uber è una costante

Thomas Houseago sotto il Rockefeller Center

Thomas Houseago sotto il Rockefeller Center

3. ARTE PUBBLICA
New York ne sta diventando semplicemente la mecca mondiale. Le organizzazioni che se ne occupano sono ramificate e potentissime (il Public Art Fund, la High Line e quest’anno anche Creative Time) e la città si sta trasformando sempre di più in un museo gratuito a cielo aperto. Non c’è piazza o parco che si salvi. E quest’estate si insiste, con Jeffrey Deitch che porterà la street art a Coney Island. È un tassello molto politico, molto voluto. Una tessera del mosaico della città pubblica immgainata – e realizzata! – nel quindicennio di Michael Bloomberg

Korakrit Arunanondchai e la sua sedia-massaggiante

Korakrit Arunanondchai e la sua sedia-massaggiante

4. CECILIA ALEMANI
In stato interessante lei (tante felicitazioni per il piccolo Gioni in arrivo), interessanti le proposte che ha messo insieme nella sezione “Projects” di Frieze che è da lei curata. Meno cose nel parco – che effettivamente non si prestava – e più progetti complessi nel flusso della fiera. Tra stand e stand. Labirinti fluxus, poncho d’artista da indossare, poltrone massaggianti e altre storie perfettamente inserite in questa edizione di Frieze

La torre residenziale più alta d'occidente appena terminata su Park Avenue

La torre residenziale più alta d’occidente appena terminata su Park Avenue

5. REAL ESTATE
New York sta esagerando. La città vive un boom economico forse mai sperimentato. Questo boom economico si appoggia su corsi immobiliari che arrivano a vedere compravendite di appartamenti (singoli appartamenti!) che sono salite sopra i 100 milioni. Cosa c’entra con l’arte? C’entra molto: la città si svuota di artisti, si svuota di no profit, si svuota persino di gallerie. E anche Brooklyn (Williamsburg, Bushwick) e il Queens (Long Island City) iniziano d essere inaccessibili. Una china che rischia di trasformare New York in un luogo decisamente poco accessibile alla classe creativa: e l’arte contemporanea a Manhattan potrebbe rimanere rappresentata esclusivamente dalle case d’asta e dai loro risultati record oltre che dai collezionisti milionari nelle loro penthouse. “Hanno sempre quattro cose in comune: uno yatch, un jet privato, tanti soldi e una collezione d’arte contemporanea“, dicono gli immobiliaristi per definire i loro clienti. Fossimo in Bill DeBlasio sarebbe la prima nostra preoccupazione

FLOP

1. RANDALL’S ISLAND
Non se ne può più. Qualcuno dica agli organizzatori di Frieze che posizionare una fiera in una location remota e irraggiungibile andava bene a livello di comunicazione e curiosità per i primi anni, ma poi basta. I galleristi sono disperati (impossibile fare appuntamenti al mattino o pensare di frequentare gli opening la sera se sei costretto a ore di spostamenti), i visitatori scarseggiano – sabato la fiera era mezza vuota – e i collezionisti ci pensano due volte a fare più di una visita. E così la fiera funziona un giorno solo: spostatela!

2. ITALIANI IN ASTA
Ne abbiamo parlato, ma della débacle dell’asta degli artisti italiani curata da Francesco Bonami per Phillips bisognerà probabilmente parlare ancora perché l’episodio ha dei contorni piuttosto inspiegabili

3. I MUSEI
Il Guggenheim con le rampe chiuse per allestimento. Il MoMA con una mostra discutibile su Bjork e poi piccole rassegne su Warhol e Gilbert&George. Il New Museum con una Triennale un po’ slegata e il Metropolitan con una installazione site specific di Pierre Huyghe sul terrazzo accanto al bar. Insomma l’accoglienza che la New York dei grandi musei ha riservato al pubblico della Frieze Week non è stata delle migliori

4. FIERE COLLATERALI
L’arrivo di Art Miami con tutto il suo secondo mercato. Il fritto misto della fiera Select (però belle le feste sul tetto dell’ex Dia building a Chelsea). Il caos della fiera Flux. E Nada che promette ma non mantiene, non riuscendo ad arrivare al livello della sua edizione di Miami. Per fortuna che Frieze era bellissima quest’anno, perché le fiere collaterali…

5. WHITNEY MUSEUM
Questa settimana di Frieze è stata per molti la prima occasione di vedere da dentro e da fuori il nuovissimo Whitney Museum firmato da Renzo Piano. E per molti è stata l’occasione di apprendere come siano belli gli spazi interni e come siano brutti gli spazi esterni di questo museo. Ma come ha fatto Piano a fare un progetto così? Mah…

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