La Pietà secondo Pier Paolo Pasolini. L’opera di street art, moltiplicata per Roma, appartiene al grande artista francese Pignon. Ed è già vandalizzata

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Pasolini, Pietà - Roma, 2015

Pasolini, Pietà – Roma, 2015

QUELLA STRANA PIETÀ IN CERCA D’AUTORE
È spuntata intorno alla metà di maggio, improvvisamente. Ancora un’opera di street art, a Roma, dedicata alla figura di Pier Paolo Pasolini, solo l’ultima di una nutrita serie, che annovera, tra gli autori più noti, Mr. Klevra, Omino 71, Maupal, Zilda, David Vecchiato, Nicola Verlato.
Stavolta, però, un alone di mistero ha avvolto la faccenda. Se ne è parlato soprattutto tra i social, facendo rimbalzare foto, commenti, avvistamenti: da Piazza di San Calisto a via Giovanni Borgi, da Via di Porta Portese a Vicolo del Moro, passando per Via Monterone, la stessa immagine si è ripetuta, effimera e potente, in modalità virale. Un poster incollato al muro, per il ritratto di un Pasolini doppio, vivo e morente, colto nell’atto dell’ultima (auto)contemplazione. Strana pietà laica, in cui l’intellettuale tiene fra le braccia il proprio cadavere: una luttuosa premonizione, con quell’idea di morte così presente, sempre, nella sua scrittura, o viceversa un’ostinata affermazione vitale, esibendo egli stesso l’immagine del delitto e del dolore. Ma chi è, dunque, l’autore della criptica visione, restituita con tale iperrealismo tragico?

Ernest Pignon-Ernest, Pasolini, Certaldo, 1980

Ernest Pignon-Ernest, Pasolini, Certaldo, 1980

PIGNON, PASOLINI, CARAVAGGIO E L‘ITALIA
Trattasi di Ernest Pignon-Ernest, francese, classe 1942, pioniere della street art, con un passato tra Fluxus e il Situazionismo, noto per i suoi poster incollati sui muri di molte città e pensati per interagire coi contesti, le memorie, le storie, i simboli locali: scene sacre, intellettuali e maitre à penser (da Artaud a Rimbaud e Jenet), personaggi del quotidiano, figure della tradizione o fantasmi della storia, sempre riprodotti a grandezza naturale.
Pignon, che zitto zittosi è mosso in queste ore per le strade della Capitale, è in realtà legatissimo a un’altra città italiana: tra la fine degli anni Ottanta  e l’inizio dei Novanta disseminò per Napoli i suoi lavori murali su carta, riprendendo, tra le altre cose, tele di Caravaggio, Luca Giordano, Ribera. Un intervento grandioso, rimasto negli annali dell’arte urbana, di cui ora non rimane più traccia.

Il collettivo Sikozel mentre riprende Pignon a lavoro, a Roma - foto Facebook, pagina ufficile Sikozel

Il collettivo Sikozel mentre riprende Pignon a lavoro, a Roma – foto Facebook, pagina ufficile Sikozel

Ancora prima, nel 1980, impresse su un antico muro di Certaldo, patria del Decamerone, l’icona straziante di un Pasolini martire, appeso a testa in giù e ridotto a un mucchio d’ossa. Pignon, riconoscendo sempre in PPP una guida spirituale, raccontò d’amare“il carattere del suo impegno, il rapporto con il corpo – questo elemento del vocabolario che abbiamo in comune – la scelta dei pittori che lo affascinavano, il suo modo singolare di parlare del presente, affidandosi ai grandi miti che hanno formato la nostra coscienza (Medea, Edipo, Cristo)”.

Pasolini, Pietà - Roma, 2015 - dopo l'atto di vandalismo

Pasolini, Pietà – Roma, 2015 – dopo l’atto di vandalismo

L’OPERA EFFIMERA: DOCUMENTATA E SUBITO VANDALIZZATA
Altra informazione riguarda il collettivo video italo-francese Sikozel, che nel 2014 aveva prodotto un film dal titolo”La pasqua secondo Ernest Pignon-Ernest“, riallacciandosi a quell’incredibile esperienza partenopea. Di nuovo dietro la telecamere, di nuovo sui passi di Pignon, i film maker di Sikozel hanno lasciato in giro alcune tracce dell’ultimo passaggio capitolino: c’erano loro, a riprendere l’artista, mentre attaccava i suoi poster a Trastevere. Che qualcosa – un nuovo film, un progetto più vasto – stia bollendo in pentola?
Intanto, il primo atto vandalico è compiuto. Il poster di Piazza San Calisto è stato imbrattato domenica 24 maggio, dal solito teppista armato di bomboletta. Un coltellaccio giallo, sul corpo di Pasolini, per ribadire tutta l’imbecillità della violenza. Vestita d’ignoranza.

– Helga Marsala

 

 

 

 

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  • Litantrace

    quello che voi chiamate vandalizzare é semplicemente il concetto primo della street art, che é fatta per essere cambiata, nel tempo anche breve, eventualmente da altri interventi. per questo é fatta in strada e non su di una tela esposta in un museo: é soggetta a cambiamenti, aggiunte e modificazioni dovute al tempo atmorsferico e all´intervento di terzi, é li perché tutti ne possano fruire, anche attivamente, é destinata alla continua trasformazione e alla finale distruzione. In fondo la street art nasce come vandalismo, non puö essere vandalizzata a sua volta. L´immagine che voi vedete come vandalizzata é ancora piú forte dell´originale.

    • fm1976

      concordo, non vedo deturpazione.

      • vicino

        ma infatti questa non è street art ma figurazione di cattivo gusto

    • Mah

      Io ci vedo la voce di un poveraccio qualunque che cerca di elevarsi sopra ad un’idea più intelligente urlando il proprio nome o qualunque altra stronzata irrilevante.
      La cultura che privilegia il diritto a dire la tua (qualunque cagata sia) piuttosto che quello di impegnarti per far sì che quello che hai da dire diventi interessante. Questa è l’anti-poesia ed è madre di un sacco di merda che vediamo in giro.