Giovanni Gaggia a Roma. Azione collettiva su violenza, discriminazioni e diritti negati. Con un film di Alessandro D’Alatri e in collaborazione con Amnesty International

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Giovanni Gaggia, The Sick Rose

Giovanni Gaggia, The Sick Rose

Ci sono molti modi per raccontare il piano irragionevole della violenza e del pregiudizio. Molti modi per accendere una luce sulle vite di uomini e donne che ogni giorno, ad ogni latitudine, fanno i conti con la persistenza del male. Razzismi, sessismi, persecuzione politica, reati d’opinione, marginalità, diritti negati, abusi di potere. Dal clamore mediatico al lavoro delle tante associazioni non governative, passando per quella rete sociale che si organizza, dal basso, intorno alle vittime, raccogliendone la denuncia e la solitudine.
E poi c’è l’arte. Che non di rado sceglie di prendere posizione, di agire sulla sensibilità collettiva: con azioni simboliche, radicali, spettacolari oppure intime, declinate sottovoce. Quest’ultimo è il caso di intexěre tempus – “ricamare il tempo” –  nuova performance di Giovanni Gaggia, pensata per gli spazi dell’antico lavatoio dell’ottocentesco Palazzo Lamperini, nel quartiere San Lorenzo, Roma. Nel solco di una ricerca che si concentra, da anni, intorno alla dimensione del corpo e dell’emotività, ai meccanismi dell’identità e delle relazioni affettive, al senso della comunità e dei suoi rituali, Gaggia esplora stavolta quei cortocircuiti perenni da cui il conflitto sociale si genera, al livello delle oscillazioni di massa o dei singoli rapporti tra persone.

Il lavatorio di Palazzo Lamperini, Roma

Il lavatorio di Palazzo Lamperini, Roma

E tornerà, in questo nuovo progetto romano, la sua attitudine per la narrazione, la passione per il ricamo, la fascinazione per gli spazi del rito. Optando per una formula corale, Gaggia costruisce un luogo della memoria e del racconto, in cui i partecipanti potranno raccogliere testimonianze di altri uomini e altre donne, archiviate in questi mesi dall’artista: pagine biografiche difficili, segnate da violenze fisiche o morali, diventeranno materia prima di una serie di confronti privati, in cui il gesto del ricamo e quello dell’ascolto saranno tutt’uno, intrecciati lungo un tempo della riflessione e dell’empatia. Nella fase precedente, quella della selezione di storie esemplari, un contributo importante è arrivato da Regina Josè Galindo, artista guatemalteca impegnatissima sul fronte dei diritti civili, con cui Gaggia intrattiene un dialogo costante. Quattro di quelle storie arrivano proprio dal Guatemala, terra di guerre civili, di miseria e di persecuzioni militari.
Una volta che il materiale prodotto – parole, sguardi, tessiture – sarà stato elaborato, vedrà la luce una grande installazione, protagonista di una personale, a cura di Diego Sileo, attesa il prossimo 27 aprile presso la nuova sede della galleria Rossmut, proprio San Lorenzo. A completare l’opera anche un film di Alessandro D’Alatri, invitato a riprendere l’azione e a tradurla in un progetto audiovisivo: una nuova collaborazione per Gaggia, che dopo l’esperienza musicale con Giuliano Dottori (The Sick Rose), cerca altre contaminazioni con il cinema.
Partner d’eccezione è Amnesty International, storica ONG indipendente, apolitica e autofinanziata, leader assoluta nella battaglia internazionale contro le violazioni dei diritti umani, dalla tortura alla pena di morte, dalle persecuzioni per reati d’opinione agli abusi contro le donne e i minori. Per prendere parte all’evento è indispensabile prenotarsi, potendo scegliere tra le due sessioni di mercoledì 18 e giovedì 19 marzo.

– Helga Marsala

Giovanni Gaggia, intexěre tempus
18-10 marzo 2015, ore 10-17
Palazzo Lamperini – via Tiburtina 180, Roma
Info e prenotazioni: [email protected]; tel. 06-5803788
http://www.rossmut.com

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