Pochi lo sanno, anzi quasi nessuno, ma a Roma si sta realizzando un’altra Nuvola di Fuksas. Non all’Eur, ma in pieno centro storico. Qui le prove


Si tratta davvero di un miracolo. Il cantiere volge al termine e ancora non ci siamo dovuti sorbire nessuna sterile polemica, nessun discorso da benpensante sulla tutela del profilo antico della città storica (come se la città storica non fosse diventata quel che l’è proprio grazie ai suoi continui cambiamenti), nessun allarme contro la contaminazione contemporanea in un contesto antico. Sarà, anche, che il cantiere è tanto rivoluzionario quanto nascosto. Lo noti solo se lo sai, se ci fai caso, se ti posizioni nella corretta angolazione, nell’unico pezzettino di marciapiede che ti permette di vedere la bizzarra escrescenza organica spuntare dal tetto. Anche perché proprio non te l’aspetti, non ti aspetti che lì, a venti metri da San Carlo e a dieci da Palazzo Ruspoli, l’intero edificio storico dell’Unione Militare (mole d’inizio Novecento a metà strada tra Piazza Navona e l’Ara Pacis) stia subendo un totale sventramento, si stia apprestando a ospitare uno store Benetton che punta a rilanciare l’immagine del gruppo tessile veneto e che il tetto del palazzo offra un così radicale cambiamento dell’immutabile skyline capitolino.
Di Massimiliano Fuksas è tutto il progetto del megastore romano Benetton, qualcosa di più di 5mila mq. Ma non si tratta solo di un “riallestimento” degli interni: le architetture sfociano anche sul tetto proponendo una colonna di vetro che erutta sul tetto con una bolla e che, restando sempre nel centro storico di Roma, andrà a fare il paio con la teca trasparente di Paolo Desideri alle spalle del Palazzo delle Esposizioni. Anche qui, nell’ancora pochissimo pubblicizzata nuvola di Fuksas griffata Benetton, il contenuto sarà mangereccio: un caffè ed un ristorante che, se non si faranno errori di gestione, si trasformerà in uno dei luoghi più ambiti in città, anche perché da lissù il panorama difficilmente sarà qualcosa di meno che mozzafiato. Sarà la minore complessità del cantiere, sarà che il committente privato è decisamente più in grado di stringere i tempi rispetto al pubblico, ma la piccola nuvola Benetton, pur avendo dato lo start ai lavori in corso molto molto dopo, sembra correre veloce, talmente più veloce dell’esasperante grande Nuvola dell’Eur (l’ufficialmente denominato Centro Congressi Italia, in costruzione ormai dal 2007) da rischiare di inaugurare anche prima…

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  • anna valeriani

    se il nuovo è bello, denso di significati, ricerca e trovato personale…. più fiorire in ogni dove. E’ la leggerezza dell’imbecillità che colpisce lo stomaco. E va rimossa.

  • anna valeriani

    il nuovo è all’interno delle mura perimetrali del precedente palazzo… grazie… Certo che i lavori sono invisibili. Bello che il succedersi degli stili nel tempo resti inalterato…Poi all’interno del palazzo sarà visibile l’evoluzione odierna !!

  • Hyber

    Anna non diciamo sciocchezzuole. Il nuovo deve essere dappertutto.

  • Mauro

    Gli interventi radicali (e di qualità ovviamente) sono accettati solo all’estero… vedi il Parasol a Siviglia, tanto per fare un esempio.
    Qui in Italia vige invece il concetto preistorico di “musealizzazione”, tutto deve restare cosi com’è in eterno, l’architettura contemporanea deve esplicarsi solo nelle periferie… Certo, per un intervento in un ambito cosi delicato come un centro storico, DEVE esservi un’architettura di qualità, tramite concorsi internazionali e non per affidamento privato.

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  • Lorenzo

    Fatevi un giretto per Londra va’…il contrasto antico/moderno è molto interessante!