Useless Bodies? è la nuova, grande mostra del duo Elmgreen & Dragset da Fondazione Prada

Tremila metri quadri di esposizione trasfigurano completamente la sede museale, che affronta una delle analisi più grandi mai condotte al suo interno. Su Artribune in anteprima tutte le foto

Elmgreen & Dragset, USELESS BODIES?, Fondazione Prada Milano
Elmgreen & Dragset, USELESS BODIES?, Fondazione Prada Milano

Fondazione Prada apre una delle sue mostre più grandi e approfondite di sempre, dedicata al duo danese Elmgreen & Dragset, nome collettivo adottato dagli artisti Michael Elmgreen e Ingar Dragset. Useless Bodies?, che occupa quattro spazi espositivi e il cortile per un totale di oltre 3mila metri quadri (una delle mostre più diffuse mai allestite alla Fondazione Prada dalla sua apertura), esplora la condizione del corpo nell’era post-industriale. Non è solo post-Covid che la nostra presenza fisica sembra avere perso la sua centralità, a favore di una sterile bi-dimensionalità, ma una condizione anticipata da anni di avanzamenti tecnologici. La “superfliuità” del corpo, che il titolo dell’esposizione va a suggerire, è destinata ad avere un impatto su ogni aspetto della nostra vita, dalle condizioni di lavoro alla salute fino alle relazioni.

LA MOSTRA USELESS BODIES? DA FONDAZIONE PRADA A MILANO

La mostra – che apre il 31 marzo 2022 (in occasione dell’Art Week milanese) e chiude il 22 agosto – si articola in una sequenza di installazioni immersive, che i visitatori incontrano seguendo un percorso espositivo vasto. Dai due piani del Podium (al piano di sopra un grande intervento dedicato al corpo e al lavoro; sotto invece una distesa di statue classiche, antiche e realizzate dagli artisti. Esposte citando la grande esposizione inaugurale della Fondazione del 2015) si sviluppa nella galleria Nord (grande installazione dedicata alla casa) e nella Cisterna (con una riflessione sulle industrie del benessere, sempre in relazione al corpo). Lo spazio espositivo ne esce profondamente trasfigurato un po’ come i corpi di cui parlano i due artisti: in un mondo di progressiva spersonalizzazione e assoggettamento delle nostre vite alle aziende tecnologiche “fa un po’ paura pensare al ruolo futuro dei nostri corpi”, dicono. In attesa di una recensione più ampia, ecco tutte le foto della grandiosa esposizione.

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