Una guida di Siracusa in 12 tappe

Dal parco archeologico con monumenti greci alle fortificazioni di epoca medievale, fino alle ricostruzioni barocche: le tappe principali per conoscere Siracusa

La piccola isola di Ortigia ha vissuto un’ininterrotta vicenda urbanistica dall’antichità a oggi: è il cuore pulsante di Siracusa e vi si concentrano luoghi altamente simbolici, come la fonte Aretusa, edifici di culto che hanno attraversato diverse religioni, ad esempio il duomo che in passato era un tempio dedicato a Minerva, e il castello Maniace, possente fortificazione a guardia del porto. A poca distanza il secondo fulcro di Siracusa, il centro di Neàpolis, manifesta tutta la grandiosità di una città di epoca greca e poi romana, con il suo imponente teatro, l’anfiteatro, i templi e gli altari. Ma Siracusa non è solo “antico”: un disastroso terremoto la colpì nel 1693 e la costrinse a dotarsi di una nuova veste, quella barocca. Uno scenario architettonico cangiante, che muta rapidamente a seconda del punto di vista, come i riflessi del suo mare.

Marta Santacatterina

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1. PARCO ARCHEOLOGICO DELLA NEÀPOLIS

Il teatro greco di Siracusa, Parco Archeologico della Neàpolis. Photo Michele Ponzio via Wikimedia

I maggiori monumenti classici della Siracusa greca e romana si concentrano nell’area di Neàpolis, dove è stato costituito un Parco archeologico esteso su ben 240mila metri quadrati e che di recente ha inaugurato due nuovi percorsi, quello della Grotta dei Cordari e della Grotta del Salnitro. L’accesso al parco è segnato dall’Anfiteatro romano, costruito in età imperiale (III o IV sec. d.C.), la cui parte inferiore è scavata nella roccia. Si incontra poi l’Ara di Ierone II, un altare lungo ben 198 metri su cui si svolgevano i sacrifici pubblici della città e che si affacciava in origine su una vastissima piazza porticata. Di notevolissimo rilievo il Teatro greco, esempio straordinario della tecnica scenica e testimonianza di una vivace attività teatrale di Siracusa antica; notizie di un edificio teatrale risalgono alla prima metà del V sec. a.C. – quello che è giunto fino a noi fu costruito nel III sec. a.C., poi riadattato in epoca romana – e qui forse si rappresentò per la prima volta I Persiani di Eschilo; in epoca moderna fu spogliato dei materiali e solo alla fine del Settecento cominciarono gli scavi e i primi interventi di tutela. Tra le tappe da non perdere citiamo inoltre la Latomia del Paradiso, una cava di pietra immersa nel verde, e l’Orecchio di Dioniso, una grotta artificiale che fu così denominata da Caravaggio. Presso la necropoli dei Grotticelli c’è invece un colombario romano chiamato “tomba di Archimede”, ma in realtà non si sa dove riposino i resti dello scienziato siracusano.

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2. CHIESA DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA

La chiesa di San Giovanni Evangelista di Siracusa. Photo Davide Mauro, CC BY SA 2.5, via Wikimedia

Oggi l’antica chiesa si presenta come una “splendida rovina”, ma senza dubbio un tempo era un luogo assai significativo, tanto che si tramanda che proprio qui fu sepolto il primo vescovo di Siracusa, San Marciano, martirizzato alla metà del III sec. d.C. Un primo edificio fu ricostruito durante la dominazione normanna della Sicilia, ma la chiesa fu danneggiata dal terremoto del 1693; si salvò il bel rosone trecentesco e i successivi restauri recuperarono elementi decorativi del XIV secolo. Merita la visita la cripta di San Marciano, con pilastri decorati da capitelli scolpiti con le raffigurazioni dei simboli degli Evangelisti, iscrizioni tratte dal Vangelo e ricordi del martire; molti inoltre sono i resti, purtroppo rovinati, di pitture murali, come quello che raffigura “le due Alessandre”, figure femminili in preghiera.
Tornati in superficie, l’invito è a ridiscendere nel ventre delle Catacombe di San Giovanni, un’ampia necropoli scavata nella roccia dove si trovano migliaia di loculi utilizzati dal 315-60 circa alla fine del secolo successivo: le sepolture potevano essere individuali, ad arcosolio con ingresso ad arco o familiari. Questa di Siracusa è tra le catacombe più importanti ancora esistenti e al suo interno si trovano dei lacerti di affreschi che, come è abituale per questi siti, raffigurano simboli cristiani.

3. MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE PAOLO ORSI

Il Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi di Siracusa. Photo Zde – Opera propria, CC BY SA 4.0, via Wikimedia

Il Museo Archeologico regionale è dedicato a un grande archeologo di Rovereto che si occupò di molte campagne di scavo a Siracusa tra la fine dell’Ottocento e il 1934. Vi si raccolgono circa 18mila reperti provenienti dal territorio della Sicilia orientale e che dal 1988 hanno trovato sede presso la Villa Landolina. La struttura ricorda nella forma una margherita e si sviluppa su tre settori disposti attorno a un corpo centrale e su tre piani: il punto di partenza è dedicato alle colonie greche di Sicilia, rappresentate da oggetti come vasi, bassorilievi, elementi architettonici; tra i capolavori spicca il torso di Kouros di Lentini risalente al V secolo a.C. Il percorso prosegue tra le testimonianze delle sub-colonie di Siracusa (Eloro, Akrai, Casmene e Camarina) e i territori di Gela e Agrigento – da non perdere le splendide ceramiche attiche a figure nere e rosse – per poi immergersi nel periodo che va dall’età ellenistica a quella romana: splendide statue come la Venere Anadiomene e la Venere Landolina, oltre a decorazioni architettoniche e numerosi altri reperti che documentano tutti gli aspetti della città. Infine, la sezione dedicata alle età cristiana e bizantina, che comprende una sala riservata al significativo Sarcofago di Adelfia (IV sec. d.C.) ritrovato nella catacomba di San Giovanni nel 1872. Infine il piano interrato è uno scrigno prezioso in cui si conserva il vasto medagliere, con monete e gioielli di grande valore.

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4. CHIESA DI SANTA LUCIA AL SEPOLCRO

La cappella del Sepolcro presso la chiesa di Santa Lucia di Siracusa. Photo Effems via Wikimedia

A Siracusa il culto di Santa Lucia è ancora assai sentito. Secondo la tradizione, proprio qui la vergine siracusana subì il martirio alla fine del III sec. d.C. – all’interno della chiesa a lei dedicata si trova una colonna in granito presso la quale si sarebbe compiuto il supplizio – e probabilmente un primo luogo di culto esisteva già in epoca bizantina. Della ricostruzione normanna si conservano le absidi, il portale e i primi due ordini del campanile, mentre il resto si deve a restauri e rifacimenti successivi. All’interno, sull’altare, spicca il Seppellimento di Santa Lucia, capolavoro di Caravaggio che dipinse la tela dopo il 1608 (negli ultimi anni il dipinto ha subito numerosi spostamenti); inoltre si possono ammirare sull’arco trionfale una croce dipinta di scuola pisana del XIII secolo, un Crocifisso del XV secolo e altre opere.
Attigua alla chiesa è la Cappella del Sepolcro, una costruzione ottagonale dove si trova il loculo in cui fu sepolta la santa: le sue spoglie però sono a Venezia. Le sottostanti catacombe con gallerie su tre piani, tra le più vaste della Sicilia, comprendono un piccolo oratorio con resti di preziose pitture bizantine.

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5. GINNASIO ROMANO

La cavea del Ginnasio Romano di Siracusa. Photo Davide Mauro – Opera propria, CC BY SA 4.0, via Wikimedia

Prima di esplorare la zona di Ortigia, è interessante visitare i resti archeologici del Ginnasio Romano, sorto probabilmente nella seconda metà del I sec. d.C. Il quadriportico a colonne delimita verso l’interno uno spazio in cui si collocano il teatro, il tempio e un altare; della cavea si sono conservati solo i gradini inferiori. Il tempio, edificato interamente in marmo, si innalzava in origine su un alto podio al centro dell’area e si sono ritrovati frammenti della volta a cassettoni. In questo sito nel 1864 furono trovate alcune statue di togati, nonché un’unica statua femminile riferibile all’età tardo-flavia, che ora sono conservate al Museo Archeologico. Non è certa l’identificazione del complesso come Ginnasio, tuttavia questo è testimoniato come esistente a Siracusa già in età greca; i resti che oggi si possono visitare sono comunque relativi a una ricostruzione del complesso avvenuta in epoca romana.

6. TEMPIO DI APOLLO

Il tempio di Apollo di Siracusa. Photo Berthold Werner – Opera propria, CC BY SA 3.0, via Wikimedia

Nel 1860 fu scoperta l’esistenza, all’interno di una caserma spagnola cinquecentesca, del tempio di Apollo, considerato verosimilmente come il più antico tempio dorico dell’Occidente greco. La sua costruzione si data all’inizio del VI sec. a.C. e in origine era caratterizzato da sei colonne sui lati brevi e 17 sui lati lunghi, per un totale di 46 fusti monolitici; altri due colonnati all’interno dividevano in tre navate l’area della cella. Dai resti ritrovati si è stabilito che la parte superiore del tempio fosse rivestita con terrecotte policrome, mentre sui frammenti dell’acroterio in pietra si legge ancora l’iscrizione dedicatoria ad Apollo: un unicum, poiché vi compare anche il nome del committente o dell’architetto che in questo modo celebra la grande impresa architettonica.
La struttura fu in seguito trasformata in chiesa bizantina – si conservano la scalinata e parti di una porta –, poi divenne moschea islamica, quindi l’area, a un livello del suolo molto più alto, venne occupata dalla chiesa del Salvatore, le cui porzioni furono poi inglobate nella caserma detta “Quartiere Vecchio”.

7. CATTEDRALE METROPOLITANA DELLA NATIVITÀ DI MARIA SANTISSIMA DI SIRACUSA

La cattedrale Metropolitana della Natività di Maria Santissima di Siracusa. Photo di Guillaume www.flickr.com, CC BY 2.0, via Wikimedia

L’area su cui sorge la principale chiesa di Siracusa ha rivestito un carattere sacrale fin dall’epoca preellenica: attraverso varie fasi, alla fine del VII sec. a.C. si pervenne alla costruzione di un grande tempio ionico, a cui nel V sec. a.C. si affiancò il tempio di Atena/Minerva, di ordine dorico. Quest’ultimo in epoca cristiana venne trasformato in basilica, chiudendo gli intercolumni per formare i muri perimetrali – le colonne originali sono ancora a vista –, quindi vi si trasferì la cattedrale; i normanni sopraelevarono l’edificio e decorarono le absidi con mosaici (rimangono alcuni lacerti) e in epoca moderna si susseguirono varie ricostruzioni, tanto che la facciata oggi è barocca e si deve ai lavori settecenteschi di Andrea Palma. Una volta entrati, le antiche colonne fanno capolino anche in controfacciata e nella prima cappella a destra si osserva il fonte battesimale di età normanna, circondato da sette leoncini in bronzo del Duecento. Particolarmente ricca di opere la cappella di Santa Lucia (ad esempio la statua in argento realizzata da Pietro Rizzo nel 1599). A destra del presbiterio la cappella del Crocefisso accoglie una tavola raffigurante San Zosimo, forse di Antonello da Messina, e una croce lignea bizantina. Merita anche la sagrestia, con i suoi 16 splendidi stalli lignei decorati a intarsio da Nardo Mirtello nel 1489.

https://arcidiocesi.siracusa.it/chiesa-cattedrale/

8. PALAZZO VERMEXIO

Palazzo Vermexio a Siracusa. Photo Tonio.86 via Wikimedia

Siracusa, e Ortigia in particolare, è popolata di maestosi palazzi storici, tra cui palazzo Vermexio che oggi è sede del Comune. Venne costruito nelle forme attuali agli inizi del XVII secolo per spostare il Senato siracusano dall’antica sede e i lavori si svolsero tra il 1629 e 1633 su progetto dell’architetto di origine spagnola Giovanni Vermexio.
I due piani del palazzo, pur riferendosi a diversi stili, si fondono in un equilibrio di forme esaltate da una raffinata balconata continua in ferro battuto che marca la separazione tra la parte inferiore, a semplice bugnato, e quella superiore che è rivestita da fastose decorazioni. Conclusa la parte architettonica, Gregorio Tedeschi si occupò degli ornamenti e realizzò l’aquila imperiale bicipite e le altre sculture. Due curiosità: sulla parete che fa angolo con via Minerva si conservano due graffiti che riproducono la facciata di una chiesa: c’è chi ipotizza che il graffito principale raffiguri la facciata della Cattedrale e che fu eseguito con la punta di una baionetta dai soldati di guardia del palazzo. In un angolo del cornicione superiore, inoltre, compare un geco: si tratta della “firma” di Vermexio che, per la sua magrezza e altezza, veniva chiamato con il nome del simpatico rettile.

9. FONTE ARETUSA

La fonte Aretusa di Siracusa. Photo Berthold Werner – Opera propria, CC BY SA 3.0, via Wikimedia

I più remoti insediamenti umani di Ortigia non sarebbero forse stati possibili senza una fonte d’acqua dolce che scaturisce sull’isola per poi riversarsi in mare. L’importanza di quella polla d’acqua ha inevitabilmente dato vita, in epoca greca, a un racconto mitologico che narra come Aretusa, ninfa di Artemide, sia stata trasformata in fonte per sfuggire alle pretese di Alfeo, che purtuttavia non si arrese e, diventato fiume, raggiunse l’amata affiorando proprio fra le rocce di Ortigia. Oggi lo specchio d’acqua appare nella sistemazione del 1843, quando vi si costruì attorno una struttura circolare, percorribile dai visitatori e fulcro del passeggio dei siracusani, nonché luogo di ritrovo. Al centro della fonte prosperano i papiri – si tratta di uno dei pochissimi papireti in Europa – e dimorano alcune specie acquatiche.

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10. CASTELLO MANIACE

La punta di Ortigia con il castello Maniace di Siracusa. Photo AndreaCT78 via Flickr _ Wikimedia

L’estrema punta dell’isola di Ortigia è occupata dal castello Maniace, così denominato in onore del capitano bizantino Giorgio Maniace, vissuto a cavallo dell’anno Mille: si tratta di una delle più significative testimonianze del periodo svevo di Siracusa. Il sito ha rivestito un’importanza difensiva cruciale per la città siciliana, poiché presidia il Porto Grande: è quindi più che verosimile che all’epoca di Maniace si sia intervenuti su preesistenti fortificazioni che probabilmente risalivano all’età greca. Il castello che vediamo è stato fatto costruire tra il 1232 e il 1239 dall’imperatore Federico II di Svevia sulla base del progetto dell’architetto Riccardo da Lentini e la struttura esterna è ancora ben conservata nella sua mole a pianta quadrata con quattro torri angolari cilindriche. Vi si accede tramite un bel portale ad arco acuto decorato da marmi policromi, che in origine era fiancheggiato da due arieti in bronzo del IV secolo a.C. (uno è al Museo Archeologico); l’interno ha subito molti danneggiamenti, in particolare a causa di un fulmine che nel 1704 fece esplodere la polveriera qui stoccata, tuttavia sono sopravvissute alcune volte a crociera costolonate sostenute da colonne e capitelli decorati. Il maniero è circondato da mura a picco sul mare ed è collegato al resto di Ortigia da un ponte in pietra di epoca spagnola.

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11. GALLERIA REGIONALE DI PALAZZO BELLOMO

La Galleria regionale di Palazzo Bellomo a Siracusa. Photo trolvag – Panoramio.com, CC BY SA 3.0, via Wikimedia

Il museo è stato allestito all’interno dei locali dell’ex monastero di San Benedetto e si compone di due distinte parti: il palazzo Parisio, un edificio del Trecento, e il palazzo Bellomo. Quest’ultimo ospitò l’omonima famiglia fin dal 1365 e si presenta con un basamento da attribuire all’età sveva, così come il portale gotico, e un’elevazione quattrocentesca su cui si aprono le finestre polifore ricche di decorazioni in stile catalano. Suggestivo il cortile porticato con la loggetta al primo piano, nonché il cortile trecentesco afferente a palazzo Parisio. Inaugurato nel 1948 e completato negli Anni Settanta, il museo conserva una ricca collezione di opere d’arte e oggetti, tra cui spicca senza dubbio l’Annunciazione di Antonello da Messina (1474) proveniente da una chiesa di Palazzolo Acrèide. Il percorso al piano terra è dedicato in particolare alle sculture, con rari pezzi del VI secolo e poi opere realizzate a partire dal Duecento. Una scala esterna porta alla pinacoteca, allestita al primo piano: qui si incontrano dipinti di Lorenzo Veneziano, di Giovanni Francesco da Rimini e di altri pittori che lavorarono a Siracusa nel corso dei secoli. Non mancano i codici miniati, gli oggetti di oreficeria e di uso liturgico, ceramiche di provenienza islamica o di produzione siciliana, fino a una curiosa sezione dedicata ai presepi e ai pastori.

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12. CASTELLO EURÌALO

Il castello Eurìalo di Siracusa. Photo Giovanni Dall’Orto via Wikimedia

Il modo migliore per salutare Siracusa è salire lungo le pendici dell’altopiano dell’Epìpoli fino a raggiungere il castello Eurìalo: il panorama che si apre incanta ancora oggi, nonostante i massicci interventi urbanistici più recenti. La fortificazione, che si estende su 15mila metri quadrati, è la più completa opera militare dell’epoca greca ed è stata fatta costruire da Dionisio il Vecchio in soli sei anni, dal 402 al 397 a.C., con lo scopo di difendere la città dagli assedi dei Cartaginesi. Romani e Bizantini intervennero sul castello, protetto da tre profondi fossati, adattandolo alle loro esigenze e riparandolo dei danni. Oggi è formato da due parti, suddivise da un muro con una porta sovrastata da un poderoso architrave megalitico di età bizantina; ha cinque massicce torri quadrate con merli e grondaie che in origine erano decorate da sculture a testa di leone. Nella visita si incontrano le cisterne per la raccolta dell’acqua, varie altre torri e porte, un complesso sistema di corridoi e gallerie funzionali alla difesa e allo spostamento delle truppe e non manca un’uscita segreta.

https://www.beniculturali.it/luogo/castello-eurialo

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AutoreAntonello da Messina
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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.