The Expats on air. Africani, italiani, newyorkesi. Una nuova miniserie di documentari sui migranti creativi

I nuovi italiani e i mestieri creativi. Quattro documentari pensati per il web raccontano le storie di giovani afroitaliani che vivono a New York e si occupano di musica, comunicazione, streetwear, cinema. Presto anche su Artribune tv 

Johanne Affricot (c) Janine Gaelle Dieudji
Johanne Affricot (c) Janine Gaelle Dieudji

Di che colore sono gli italiani? Può un italiano non bianco essere riconosciuto come italiano?”. Si pone questa domanda Johanne Affricot, autrice di un progetto di documentari web intitolato The Expats on air, che a partire dal 21 novembre saranno visibili sul sito omonimo e sulla pagina Facebook GRIOT Italia. “Se in paesi europei come Francia e Inghilterra c’è una maggiore consapevolezza della diversità etnica di cui è composta la popolazione, la società italiana fa ancora fatica ad accettare l’evidenza che un italiano possa essere di etnia africana, o asiatica, o medio orientale o sudamericana”. Ecco che Affricot, fondatrice dal 2015 anche di GRIOTmag, il primo blog mag italiano (e in inglese) che racconta con la creatività il tema della diversità, ha girato questa serie di minidoc di dieci minuti che raccontano le storie di afroitaliani che hanno deciso di lavorare all’estero perseguendo la propria strada creativa.

LE STORIE
Sono quattro i racconti, tutti girati a New York. Alcuni di questi verranno trasmessi anche su Artribune Tv. Si parte il 21 novembre con Sarah Ahimin, una ragazza di Milano originaria della Costa d’Avorio, dj, manager e artist developer. Il 28 novembre tocca a Zoe Beatwoman (vero nome Daniela Croci, nata e cresciuta a San Benedetto del Tronto), una regista, videomaker e appassionata di graffiti art, Hip – Hop e musica Black. Il 5 dicembre Johanne incontra sempre a New York Pierre Andre Diedhiou, romano legato ad Haiti e al Senegal. Prima di trasferirsi negli Stati Uniti, dove è manager di un ristorante italiano, ha girato mezzo stivale, al seguito delle varie squadre di basket. Ha un sogno nel cassetto: riuscire a far esplodere il suo marchio di abbigliamento streewear, HISU, che in buona parte racconta la sua vita. Chiude il ciclo, il 12 dicembre, Semhar Ghebrenegus Salvati, di Lucca, di origine eritrea, account director in un’importante agenzia creativa.

GLI EXPATS
Il titolo della serie ha un senso provocatorio. “Il termine Expat”, continua Johanne, “nel lessico della comunità internazionale è spesso associato a persone bianche che emigrano all’estero per motivi di lavoro. Generalmente si tratta di figure che lavorano in multinazionali o grandi società, nelle organizzazioni non governative o governative, nelle grandi istituzioni internazionali”. Tutte queste persone si riconoscono e vengono riconosciute come expats – persone accomunate da una stessa “nazionalità expats” e facenti parte di una comunità – e non come immigrati. L’uso del termine, del titolo dato alla serie, vuole scatenare una riflessione. “Possono le parole cambiare lo status di una persona e farla accettare dalla società-comunità come una di loro? Può il colore della pelle, una diversa identità determinare la tua appartenenza o meno alla società?”.

http://theexpats.griotmag.com/
http://griotmag.com/it/

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