Rapporto Federculture. Nel 2015 cresciuta del 4% la spesa degli italiani in cultura

L’analisi segnala un trend positivo per il settore culturale. Con un aumento dei consumi e tante buone notizie: ma si legge sempre meno

Andrea Cancellato, presidente Federculture
Andrea Cancellato, presidente Federculture

Presentazione gremita da un pubblico qualificato all’Auditorium del Museo Maxxi di Roma del Rapporto annuale Federculture Impresa e Cultura[eu1], nel 2016 giunto all’edizione numero 12 pubblicata da Gangemi con un voluminoso malloppone di ben 40 contributi. Uno sforzo enorme a giustificare l’entusiasmo dei promotori, l’associazione nata nel 1997 e che oggi conta molte adesioni anche tra eccellenze a livello europeo e che lavora al fianco di privati e istituzioni pubbliche nella valorizzazione e nella gestione della cultura. Uno scenario positivo quello che emerge dall’analisi operata dai soggetti coinvolti dal rapporto e anche dalle parole di Giovanna Melandri, padrona di casa, che saluta e che racconta un interesse aumentato, dal suo osservatorio, da parte del pubblico, più attento e disponibile a consumare cultura.

LA NUTTATA PASSATA
Un rapporto, questo, che nelle parole dei promotori – in primis il presidente Andrea Cancellato, in secundis il direttore Claudio Bocci, artefice più nei dettagli – e nei dati della presentazione di queste pagine, pur salvaguardando l’aspetto numerico non vuole essere economicistico, bensì guardare al tema occupazionale, ma anche del rapporto tra cultura, turismo e territori. In primo piano sono “i tanti di noi”, come spiega Cancellato, “che in questi anni non ce l’hanno fatta”. Soggetti che hanno perso il lavoro, che hanno magari perso una sfida culturale, che non hanno proseguire in questo settore. Ma il mondo della cultura sembrerebbe successivamente aver sviluppato gli anticorpi, questo il parere del presidente, tanto da capire di non dover più rifarsi in maniera assistenziale ad uno Stato che prima nega e poi interviene a scongiurare la crisi, creando invece nuove risorse e nuovi modi di fare sistema. E nel frattempo, la “nuttata” sarebbe passata.

TUTTI I NUMERI
67,8 miliardi di euro: questa la spesa delle famiglie italiane per la cultura nello scorso 2015, con una crescita del 4% circa rispetto all’anno precedente. Un trend che si conferma positivo e che se visto in riferimento all’ultimo biennio sale al +6% rispetto al 2011-2013, con oltre 4 miliardi di euro di spesa in più nel periodo preso in esame. Sale del 5.5% la spesa per i servizi culturali, mentre arranca (variazione positiva di appena lo 0.6% nel 2015, ma in calo di due punti percentuali rispetto al 2013) il mercato librario. Si legge meno, insomma, ma si va di più nei musei (+7%, con 2.2 milioni di biglietti staccati in più), a teatro (+4% con 400mila accessi in più nelle sale) e a sentire un concerto (+6%, un milione circa di presenze in più). In due anni il pubblico di teatro e cinema è aumentato dell’8%, quello museale del 18% e la partecipazione ai concerti è cresciuta dell’11%. Ammonta “solo” al 18.5% della popolazione la quantità di persone che ha ammesso, nel 2015, di non aver fruito di alcun tipo di “intrattenimento culturale”: era il 19.3% un anno prima.
Riprendendo i dati ISTAT si conferma invece l’emorragia di lettori: solo il 42% degli italiani ha letto un libro nell’ultimo anno, quando nel 2010 erano il 46%.
La geografia della cultura risponde più o meno alle attese: nelle zone dove il PIL è più alto si spende di più (al primo posto il Trentino Alto Adige, con oltre 203 euro pro capite spesi in cultura al mese, seguono Emilia Romagna e Lombardia), in quelle più povere fatalmente meno: fanalino di coda la Calabria e Basilicata, dove tra cinema, musei, libri e teatri non si spende a testa più di 59 euro al mese.

PLAUSO PER IL MINISTERO
Importante riconoscimento al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che avrebbe secondo tutti i presenti rimesso insieme al Governo la cultura al centro del dibattito nazionale, al di là dell’appartenenza politica, con un apparato notevole di riforme. Prima di tutte l’Art Bonus, ma anche numerose altre sfide. Raccontate in parte anche dagli interventi di Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola e il suo impegno per il sostegno ai piccoli comuni e Gianni Torrenti, Assessore alla Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia e coordinatore della Commissione Cultura della Conferenza Regionale che ha commentato invece l’Avviso del Mibact Progettare per la Cultura. Ed è proprio sul tema di progettazione integrata e di gestione, linee guida, temi dominanti del rapporto che si è concentrato l’intervento del Presidente della Quadriennale Franco Bernabé, che reduce dal successo della mostra ha messo al centro il tema della partecipazione e del rischio come grande risorsa per la cultura.

www.federculture.it

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