Meno turismo in Francia per il terrorismo? Il Governo stanzia 3 miliardi per la cultura

Aumentato del 5% il budget dei musei statali, del 12% quello per le acquisizioni, anche da parte dei musei regionali. È la risposta per tornare a incrementare i visitatori

Il Louvre di Parigi
Il Louvre di Parigi

Gli attacchi terroristici del novembre 2015 a Parigi e del luglio 2016 a Nizza hanno ottenuto un innegabile perverso risultato. Quello di allontanare in misura crescente la Francia dalle rotte del turismo internazionale, se è vero che – dati alla mano – il numero dei visitatori è nettamente calato nell’ultimo anno. Le indagini dell’ente del turismo francese riferite alla sola Parigi, diffuse dalla BBC, parlano chiaro: una città capace di attrarre ogni anno circa 16 milioni di persone si trova, nel periodo tra gennaio e giugno 2016, ad aver perso un milione esatto di presenze rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato aggravato dalla tipologia delle presenze in questione, con un -11.5% di arrivi dall’estero: pressoché dimezzati gli sbarchi dal Giappone, calati di un terzo quelli dalla Russia, provenienze per un turismo che è l’esatto contrario del mordi e fuggi, con una disponibilità economica mediamente sostenuta e una lunga presenza sul territorio. E infatti troviamo che le camere occupate negli alberghi dell’Île-de-France sono calate -8,5%, e che l’intero comparto ha perso in dodici mesi qualcosa come 750 milioni di euro.
Per dare la misura di quanto successo basta riferirsi al caso limite del Louvre, che nelle due settimane successive l’attacco al Bataclan ha visto calare del 30% i suoi visitatori rispetto allo stesso periodo del 2014; o ancora al centre Pompidou, che in quei giorni ha staccato la metà esatta dei biglietti rispetto all’anno prima.

RIPARTIRE DALLA CULTURA
Come tamponare l’emorragia? La ricetta francese è semplice e lineare, ragionevole e sensata. Il Governo transalpino tratta la faccenda per la tragedia che è, proprio come se fosse una calamità naturale: un terremoto, ad esempio. Ovvero mette mano al portafoglio. L’annuncio arriva dal Ministro alla Cultura Audrey Azoulay, che nel presentare il budget per il 2017, a fronte dell’ecatombe di segni “meno” di cui vi abbiamo appena dato conto, ha presentato un robusto segno “più”: salgono del 6.6% gli investimenti dello Stato in favore dei musei pubblici, arrivando alla cifra di 2.9 miliardi di euro. Nello specifico aumentano del 5% le disponibilità per spese correnti e straordinarie – con particolare riferimento alle speciali dotazioni in termini di prevenzione e sicurezza che tutte le istituzioni, ora, sono costrette ad adottare – ma crescono del 12% anche i fondi per le acquisizioni. E non solo nei grandi musei statali, ma anche nelle realtà regionali. “So delle difficoltà che i musei affrontano oggi” ha dichiarato il ministro “tra il calo dei visitatori, legato in modo particolare al calo del turismo, e la crescite delle spese per la sicurezza”. Ecco spiegata, in sintesi, l’origine della manovra.

IL CASO ITALIANO
In Francia, insomma, hanno ben chiara l’incidenza della cultura su un comparto – quello del turismo – che vale il 7% del PIL nazionale. E in Italia? I dati diffusi da Eurostat nel marzo del 2016 (riferiti al 2014) dicono che siamo il penultimo Paese dell’Unione per investimenti in cultura, che ammontano nel Belpaese all’1,4% del PIL contro il 2,1% della media europea (la Francia viaggia sul 2.5%). Proviamo almeno a guardare il bicchiere mezzo pieno: nel 2011 eravamo ultimi con l’1,1%. Qualcosa, lentamente, sta cambiando

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