London Updates: stand da Biennale per Massimo De Carlo a Frieze. Le foto della nuova sezione Nineties

Convince per qualità il programma della fiera dedicato ai lavori degli Anni Novanta. Con la galleria italiana che ricrea Aperto ’93, la mostra che portò a Venezia Maurizio Cattelan

Lo stand di Massimo De Carlo a Frieze - foto di Mario Bucolo
Lo stand di Massimo De Carlo a Frieze - foto di Mario Bucolo

Poche ma buone le gallerie di Nineties, la nuova sezione con cui Frieze chiede di omaggiare ed evocare le mostre che hanno segnato il passo nel corso degli Anni Novanta, risultando seminali per quello che sarebbe accaduto successivamente nel mondo dell’arte. Un progetto curato da Nicolas Trembley, che si inserisce in quel clima da revival inaugurato nel 2013 dalla collettiva NYC 1993 curata da Massimiliano Gioni al New Museum di New York, proseguita solo un anno fa al Museo Ettore Fico di Torino con il focus dedicato da Cristiana PerrellaLuca Beatrice alla scena italiana e arrivata in questi mesi al MAMCO di Ginevra – città con cui Trembley collabora attivamente – con la collettiva Récit d’un temps court. Unidici i booth di questa nuova avventura, con spazi come la svizzera Andrea Caratsch, le tedesche Buchholz, Neu e Nagel Draxler e un’unica presenza italiana, quella di Massimo De Carlo.

L’OMAGGIO ALLA BIENNALE DEL ‘93
Affascinante e coinvolgente lo stand, che reinterpreta Aperto ’93, la mostra all’interno della Biennale di quell’anno, curata da Achille Bonito Oliva, ideata da Helena Kontova e Giancarlo Politi, che presentò nomi destinati ad avere enorme fortuna: da Cattelan a Damien Hirst, e che consacrò il talento allora emergente di Matthew Barney. “Aperto ‘93 è mostra epocale ed un punto di svolta” spiega Laura Ravelli direttrice associata della galleria milanese, che così inquadra quella stagione: “si tratta di un decennio essenziale per l’arte contemporanea, che noi abbiamo voluto reinterpretare con una collettiva in cui figurano gli italiani Maurizio Cattelan con uno “Zorro” e Rudolf Stingel con una tela astratta, entrambi del 1995”.
Altri progetti notevoli sono l’omaggio della 303 Gallery di New York a Karen Kilimnik, con la sua Fountain of Youth (Cleanliness Is Next to Godliness) presente anche nella prima mostra museale dedicata all’artista, era il 1992, all’ICA di Philadelphia; ma anche l’allestimento della francese Air de Paris, che ci riporta al 1991: l’anno in cui Pierre Joseph comincia a lavorare con i tableau vivant.

– Federica Beretta

https://frieze.com/article/new-section-nineties

 

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Federica Beretta
Direttrice di una galleria d'Arte Contemporanea nel quartiere di Chelsea a Londra in cui organizza mostre per artisti affermati ed emergenti. Nella capitale inglese ha frequentato un master in Arts Management e studiato Contemporary Art al Sotheby's Institute of Art . Laureata in Lettere Moderne a Parma, citta' in cui ha lavorato come giornalista per diversi anni occupandosi di cronaca, arte, cultura e viaggi.

2 COMMENTS

  1. A distanza certi eventi perdono molto del ricordo che si era fatto, spesso conferma che gli attimi sono irripetibili, nel complesso una bella idea, forse ci voleva un apparato informativo più forte

  2. Che sviolinata, non basta certo uno stand
    Con pochissime opere di pochissimi autori a riecheggiare
    Una mostra come Aperto 1993 , che vedeva tra i partecipanti una lista di diversi curatori e molti artisti.
    Queste recensioni sono un disastro

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