Rivoluzione a Roma. Scuderie del Quirinale al Ministero, Palaexpo cuore del polo per il contemporaneo del Comune

Ufficializzata la scelta della Presidenza della Repubblica di affidare la gestione delle Scuderie del Quirinale al Mibact. L’assessore alla cultura Bergamo rilancia il progetto di una struttura comunale che coordini le attività. Ma intanto sulla cultura il piatto piange e dove ci si è mossi, lo si è fatto male

Le Scuderie del Quirinale
Le Scuderie del Quirinale

Continua a nel tentativo di riconfigurazione la scena culturale romana, con particolare riguardo alle strutture culturali. E continua a riconfigurarsi – come accade ormai da anni – sulla carta, visto che le scena politica notoriamente lontanissima da un’idea di stabilità&dignità e le caratteristiche intrinseche delle stesse strutture, spesso diversissime e complesse da inserire in un’organizzazione razionale, sembrano continuamente allontanare la prospettiva di un quadro gestibile. Su questo panorama si inseriscono due elementi che rimescolano le carte: da una parte la nuova giunta capitolina a trazione M5S, che si metterà prima o poi all’opera con priorità e prospettive divergenti da quella che l’ha preceduta. Dall’altra la decisione – già nota da tempo – della Presidenza della Repubblica di affidare la gestione delle Scuderie del Quirinale al Ministero dei Beni culturali, dopo 16 anni di gestione da parte dell’Azienda Speciale Palaexpo, ovvero di Roma Capitale.

MARIO DE SIMONI VERSO LE SCUDERIE?
Una scelta che di fatto è stata ufficializzata il 22 settembre 2016 a Roma, con l’incontro tra il Comune rappresentato dall’assessore alla Crescita culturale, Luca Bergamo, e il Mibact rappresentato dal segretario generale Antonia Pasqua Recchia. Riunione nel corso della quale i due soggetti hanno “condiviso la volontà di assicurare un passaggio di consegne che rafforzi ulteriormente il prestigio conquistato dalle Scuderie del Quirinale nel corso degli anni e con esso l’offerta culturale della città, garantendo al contempo che la transizione assicuri la valorizzazione delle competenze e professionalità che animano il Palaexpo che hanno in questi anni garantito il funzionamento e il successo delle Scuderie e del Palazzo delle Esposizioni”, come si legge nella nota dell’assessore Bergamo. Scuderie nell’orbita ministeriale, dunque, vedremo presto con quali disposizione (i primi rumors vogliono che qui si trasferisca in pianta stabile Mario De Simoni, già direttore generale di Palaexpo, oggi alla potente Ales, nuovo braccio armato del ministero sui musei statali). E il Palazzo delle Esposizioni? “Diverrà il cardine del tanto atteso polo per il contemporaneo a cui l’Amministrazione capitolina sta lavorando e le cui linee di sviluppo saranno illustrate nei prossimi mesi dopo un percorso di condivisione che includerà anche il personale dell’Azienda”, conclude Bergamo.

Palazzo delle Esposizioni, a Roma
Palazzo delle Esposizioni, a Roma

POLO O POLI PER IL CONTEMPORANEO?
Le prime riflessioni vanno innanzitutto a Innocenzo Cipolletta, l’economista per tanti anni direttore generale di Confindustria e fino al 2010 presidente delle Ferrovie dello Stato, nominato lo scorso anno commissario incaricato di gestire la transizione dell’azienda Palaexpo, ovvero Palazzo delle Esposizioni, Scuderie del Quirinale e Casa del Jazz, dopo le dimissioni del presidente Franco Bernabè e di tutto il consiglio di amministrazione. C’è stata mai una vera operatività commissariale? A cosa ha condotto? È stata inficiata dalla scelta della Presidenza della Repubblica, o dal brusco cambio politico in Campidoglio? Ma il vero centro dell’interesse è ora il (fantomatico) polo per il contemporaneo di Roma, di cui si dibatte da anni, e che ora torna a riproporsi con basi affatto inedite. E che avrebbe il suo fulcro nel Palazzo delle Esposizioni, come anche noi di Artribune predicavamo, all’indomani della notizia dello stanziamento da parte del ministero di ben 7 milioni di euro per l’Arsenale con l’obbiettivo di “realizzare un polo per l’arte contemporanea e le performance di giovani artisti italiani da destinare anche alle attività espositive della Quadriennale di Roma e creare residenze per giovani artisti italiani”.

DUBBI, DOMANDE E FALSE PARTENZE
Come si armonizzerà questo progetto con il nuovo polo nascente? Come staranno insieme i musei d’arte moderna e contemporanea del Comune – oggi inseriti sotto un’unico polo ma ormai da mesi privi di direttore – con il Palazzo delle Esposizioni? Quale è la strategia su spazi dalla vocazione internazionale come il Macro o l’ex Mattatoio? I primi 100 giorni di governo sono solitamente il periodo per fare le cose e incardinare le grandi riforme. A Roma non si è fatto granché eppure la città ne avrebbe avuto un grande bisogno. In compenso si è iniziato a consegnare – senza bando – il patrimonio culturale pubblico ai centri sociali in segno di riconoscimento elettorale per il sostegno ricevuto: è successo nel Pigneto dove il Cinema Aquila, esempio di polo culturale di qualità, è stato tolto ai gestori e girato ad un imprecisato e caotico gruppo di militanti estremisti di quartiere senza gara, senza bando, senza condivisione alcuna e in nome di una trasparenza pari a zero. Una storia triste e un precedente grave che speriamo non rappresenti lo stile amministrativo nella Capitale negli anni a venire. Altrimenti la sensazione che arrivati a questo punto si possa solo migliorare potrebbe essere perfino smentita.

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