Il sassolino nella scarpa. La grandeur di Hollande contro l’Unesco

L’organismo transnazionale da quasi un anno ha approvato la proposta italiana di costituire i Caschi blu della cultura, che ormai sono una realtà operativa. Ma la Francia annuncia iniziative autonome a protezione del patrimonio culturale dagli attacchi terroristici

François Hollande
François Hollande

Un’iniziativa volta alla “protezione del patrimonio culturale dagli attacchi terroristici in tutto il mondo, con particolare riguardo per i siti del Medio Oriente, di recente colpiti dagli attacchi dell’Isis”. Vi vengono subito in mente i Caschi Blu della cultura? La task force internazionale a salvaguardia dei siti a rischio, la cui ideazione e successiva strutturazione resta sicuramente come il maggior successo internazionale del ministro italiano dei beni culturali Dario Franceschini, che oltre un anno e mezzo fa avanzò la proposta al Direttore Generale dell’Unesco, Irina Bokova? E invece no: le parole sopra le ha pronunciate il presidente francese François Hollande in uno speech dei giorni scorsi al Metropolitan Museum di New York. Nel quale si è soffermato sulla drammatica distruzione del patrimonio culturale in Siria, annunciando la creazione di un fondo di 100 milioni di dollari dedicato alla protezione e al ripristino dei siti, costituito con donazioni private e pubbliche: ma in nessun passaggio facendo riferimento al Caschi Blu della cultura.

UNA PROPOSTA VARATA PROPRIO A PARIGI
Ora: la creazione della task force internazionale non è che sia rimasta una bella idea di quel sognatore del ministro italiano: visto che la proposta, fatta propria dal Direttore Generale dell’Unesco Bokova, fu poi approvata nell’ottobre scorso da 53 paesi membri del Consiglio esecutivo dell’organismo, dopo un sentito dibattito che coinvolse la maggioranza delle delegazioni riunite proprio a Parigi. Il fatto che il presidente francese ora annunci un’iniziativa che ricalca millimetricamente gli obbiettivi dei Caschi Blu, senza però inquadrarla in quel contesto – che peraltro frattanto non è rimasto sulla carta, si è strutturato a guida italiana, con formazione degli operatori e primi interventi sul campo – pone diversi interrogativi. Siamo davanti all’ennesima conferma – di cui davvero non sentivamo la necessità – dell’assoluta inconsistenza operativa e pure politica di un mastodontico ente come l’Unesco, utile a fagocitare la larghissima parte dei suoi budget nei lautissimi stipendi ai propri funzionari, ma poi incapace anche solo di coordinare la azioni dei propri membri davanti a obbiettivi coincidenti? Oppure siamo davanti all’altrettanto ennesima conferma dell’ormai quasi comico sciovinismo francese, un’immarcescibile ansia di grandeur che in Hollande pare aver trovato il suo piccolo Luigi XX?

 – Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.