A Parigi il progetto R4 di Jean Nouvel cambia proprietà, ma gli investitori confermano la sua vocazione culturale

La grande cittadella dell’arte di Parigi cambia proprietà, dopo una serie di stop che ne avevano rallentato la consegna. Il progetto, dicono gli investitori, conserverà la destinazione d’uso primigenia. Ma i dettagli sono in discussione

R4, render del progetto di Jean Nouvel per Parigi
R4, render del progetto di Jean Nouvel per Parigi

Annus horribilis per Jean NouvelLa scorsa primavera vi avevamo detto del progetto Tours Duo, le due torri di 29 e 37 piani contestate a Parigi dal collettivo Monts 14 e da un nutrito gruppo di residenti per il loro impatto sullo skyline della città; poi era arrivato lo stop al suo piano per l’estensione del Museo d’Arte e Storia di Ginevra, rifiutato da una consultazione pubblica che ha coinvolto l’intera cittadinanza, con il 54% dei votanti a sfavore del progetto. Ora si torna a mettere in discussione anche il progetto R4, la città dell’arte all’île Seguin, ex isola industriale nella periferia di Parigi che un tempo ospitava uno degli stabilimenti Renault e che era entrata nelle mire di François Pinault quando, nel 2000 – 2001, aveva commissionato qui a Tadao Ando la costruzione del suo museo privato, dirottato poi su Punta della Dogana vista la difficoltà di dribblare in tempi ragionevoli impedimenti burocratici e tecnici. Anche l’attuale progetto da 150 milioni di euro, che già di suo ha avuto una gestazione complessa viste le continue interruzioni del cantiere, arriva oggi ad un nuovo punto cruciale della sua storia. Un punto fatalmente interrogativo. Le cronache di questi giorni raccontano infatti di un cambio di proprietà, con il complesso che passa dalle mani della holding EuroAsia a quelle del gruppo Emerige e del suo partner finanziario AOG.

LA DESTINAZIONE D’USO
Lo spazio progettato da Jean Nouvel, con 19.300 metri quadri sviluppati su otto piani più tetto terrazzato, avrebbe compreso un’area espositiva, un parco delle sculture, un luogo dedicato alle arti performative, uffici, una casa d’asta, gallerie private, magazzini.  Non è ancora chiaro, ora, se questa destinazione d’uso sarà confermata, perché il nuovo gruppo, pur  assicurando che la vocazione culturale del progetto rimarrà intatta, ha annunciato – è quanto riporta il Journal Des Arts – che i dettagli sono però oggetto di discussione.
Una dimensione che ricorda, per ora con un epilogo all’orizzonte diametralmente diverso, quanto accaduto con il progetto di riqualificazione dell’ex area Falck a Sesto San Giovanni che ha spinto Renzo Piano a fare un passo indietro e abbandonare il guida del lavori dopo il cambiamento di direzione da parte dei nuovi investitori, passati da volere un intervento con una vocazione legata alla sostenibilità ambientale a centro commerciale.

www.jeannouvel.com

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