Della Valle sfruttatore del Colosseo. Ora ci si mette anche la Corte dei Conti

La magistratura contabile si lancia nel prevedere che la Tod’s sfrutterà l’immagine dell’Anfiteatro Flavio per 20 anni, a “soli” 1,25 milioni all’anno. Ma sono tutte congetture che nascondono il preconcetto italiano anti-privati

Colosseo, Roma
Colosseo, Roma

La congenita idiosincrasia esclusivamente italica verso quasi tutto ciò che osi avvicinare il concetto di “economia” a quello di “beni culturali” trova spesso sfogo in prese di posizione di commentatori anche prestigiosi come Tomaso Montanari, o di associazioni come l’habitué Italia Nostra, o l’ultimamente agguerrita – pittoresca, in qualche sfumatura – Associazione Guide Turistiche Abilitate Roma. Fin qui si tratta di una dialettica comprensibilissima e anzi inevitabile, che anche noi di Artribune ci prestiamo ad alimentare, su posizioni opposte a quelle sopra esposte. Ma quando quelle posizioni vengono fatte proprie da un organo istituzionale come la Corte dei Conti, allora la questione sale di livello, rivelando quanto l’approccio ultraconservatore in tema di patrimonio, che individua nel privato che investe nel restauro di un bene artistico non un mecenate, ma uno sfruttatore attento solo al proprio tornaconto, alligni anche nelle stanze del potere.

ATTEGGIAMENTO OSTILE, PRECONCETTO, IDEOLOGICO
Lo spunto, ormai ricorrente ed assurto a paradigma, è il restauro del Colosseo, sponsorizzato dalla Tod’s di Diego Della Valle: sul quale la magistratura contabile ha diffuso una nota nella quale esprime “perplessità sull’economicità dell’operazione, soprattutto sul fronte dei diritti d’immagine concessi allo sponsor”. Certo, l’ambito di intervento dell’organo è espressamente questo, sindacare sugli aspetti di bilancio in questioni che coinvolgano un ente pubblico: per cui è difficile aspettarsi dallo stesso considerazioni contestualizzate, che valutino l’argomento con prospettiva equilibrata. Eppure i toni usati nell’esternazione, la puntigliosità nel preconizzare un futuro tutto ancora da valutare, lo slancio nel prevedere addirittura che i diritti medesimi saranno prorogati e anche per quanti anni (fra gli scranni siede forse qualche cartomante?), tradiscono un atteggiamento ostile, preconcetto, ideologico.

Colosseo - l'intervento di restauro
Colosseo – l’intervento di restauro

PERPLESSITÀ SULLA DURATA DEI DIRITTI
Sollevano perplessità la quantità e la durata dei diritti (in prevalenza diritti d’uso di immagini, spazi e informazioni) concessi allo sponsor e alla istituenda associazione ‘Amici del Colosseo’, di diretta emanazione dello stesso”, si legge ancora nel documento. “Sul punto, l’originario avviso pubblico aveva espressamente previsto che i diritti d’uso fossero concessi per la durata dei lavori e non per periodi ulteriori. Diversamente, nel contratto stipulato si stabilisce, per un verso, che i diritti dello sponsor si protraggono per i due anni successivi alla conclusione dei lavori − allo stato completati in minima parte − senza che ciò comporti corrispettivi aggiuntivi al contributo e, per l’altro, che quelli concessi all’associazione avranno una durata di quindici anni a partire dalla data della sua costituzione (di cui non si ha notizia) eventualmente prorogabili: con il risultato che, a fronte di una esclusiva sicuramente ultraventennale, il corrispettivo pagato dallo sponsor ammonta a euro 1.250.000 ad anno (importo che si ottiene dividendo la somma di 25.000.000 euro, che corrisponde al finanziamento totale offerto dallo sponsor, per il tempo di durata dei diritti concessi all’associazione)”.

BACCHETTATA ANCHE ALLE AMMINISTRAZIONI
Nessuna considerazione, nessuna chiosa sui benefici tratti dalla collettività, che pure si traducono in dati di bilancio e quindi materia ben nota alla Corte. Ma per contro un calcolo da pallottoliere sul “canone” annuo pagato da Della Valle: quasi che questi potesse o intendesse trasformare il Colosseo in un flagship store del suo marchio. Quando invece è noto che l’unica contropartita richiesta e ottenuta, a tutt’oggi, si riduce a una serata di gala per festeggiare il restauro. Se poi Della Valle la prossima volta quei 25 milioni li utilizzerà per comprarsi un nuovo yacht, invece che donarli agli italiani, chi potrà biasimarlo? E non manca una bacchettata alle amministrazioni coinvolte, alle quali si raccomanda “di dare impulso, in considerazione dei notevoli ritardi accumulatisi, all’attività di progettazione ed esecuzione dei lavori e di vigilare in ordine al rispetto dei tempi previsti”.

– Massimo Mattioli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.