Logo for America: Alfredo Jaar a Piccadilly Circus. L’artista proietta a Londra un lavoro pensato per Times Square nel 1987

Prima di agire, dice Alfredo Jaar, bisogna capire ciò che ci circonda. Questo è lo scopo, quasi una missione, per l’artista contemporaneo cileno più famoso al mondo. Dopo la performance dedicata al problema della migrazione a Basilea, ecco il video “geopolitico” a Piccadilly Circus…

Alfredo Jaar, A Logo for America, Piccadilly Circus, Londra 2016
Alfredo Jaar, A Logo for America, Piccadilly Circus, Londra 2016

A Logo for America, opera video dell’artista cileno Alfredo Jaar (Santiago del Cile, 1956) è proiettata a Londra sugli schermi di Piccadilly Circus, ogni sei minuti, fino al 31 luglio.
Il progetto, presentato per la prima volta sugli schermi di Times Square nel 1987, sbarca a Londra in occasione della mostra Under The Same Sun: Art from Latin America Today alla South London Gallery, coprodotta dal museo Guggenheim e da UBS MAP Global Art Initiative, aperta fino al quattro settembre.
L’artista ha inaugurato la proiezione con una lectio alla Royal Institution, a due passi da Piccadilly Circus, dove ha ripercorso la genesi di alcuni dei suoi progetti artistici sviluppati negli ultimi anni. Da un memoriale per le vittime di Fukushima a un’installazione luminosa a Montreal, dedicata ai senzatetto, l’artista ha inoltre illustrato il suo più recente progetto, presentato quest’anno ad Art Basel, riflessione sulla tragedia dei migranti nel Mediterraneo e sull’uso, e abuso, mediatico delle immagini.

Alfredo Jaar durante la lectio alla Royal Institution, 2016
Alfredo Jaar durante la lectio alla Royal Institution, 2016

AGIRE NEL MONDO
“Prima di agire nel mondo”, ha esordito Jaar, “dovrò capirlo”: la ricerca nei luoghi in cui opera è una metodologia che catapulta l’artista nel cuore della politica, ovvero nel tessuto sociale, per comprendere, con l’intento di segnare, la vita di piccole comunità (come Skoghall, città dell’azienda Tetra Pak, dove Jaar ha costruito una Kunsthalle di carta, per poi bruciarla); così come di stati nazionali (come la Finlandia, dove nel 1995 l’artista ha fatto produrre, mettere in mostra, e distruggere un milione di passaporti finlandesi).
Calando un logo in uno spazio pubblicitario, un angolo particolarmente spettacolare nel distretto commerciale par excellence di Londra, siamo costretti a pensare all’uso di un’entità geografica come un simbolo, attraverso due truismi: “questa non è l’America” e “questa non è la bandiera americana”.

IL LOGO E IL SIMBOLO
L’immaginario visivo contemporaneo diventa un unicum col linguaggio mediaticamente globalizzato, dove un’entità geografica e plurinazionale come l’America Latina sparisce, per elisione, seguendo le regole del potere egemonico nel mondo. Dalle immagini, dal linguaggio abbiamo sempre da imparare. Quando è un artista a interrogare dei segni possiamo forse renderci conto di potere opporre resistenza, attivamente, alla loro sopraffazione; imparando a usarli in modo nuovo.

-Elio Ticca

http://southlondongallery.org/page/alfredo-jaar-3

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Elio Ticca
Nato a Nuoro nel 1988, si laurea allo IUAV di Venezia in arti visive e dello spettacolo. È in partenza per il Regno Unito per approfondire i propri studi in storia dell'arte alla University of Leeds, attratto dalle connessioni fra l'arte di ogni tempo, i gender studies, gli studi warburghiani, le scienze umane e le discipline umanistiche contemporanee. Cerca un proprio Gesamtkunstwerk personale sulla tela, attraverso l'obiettivo della videocamera, con un violino, attardandosi nella città nel tentativo di lasciarla. Spinto dalla passione verso (vecchie) nuove forme estetiche, necessarie allo sviluppo umano, collabora con Artribune dal 2013.