Lo Strillone: quel gesto di Giuseppe Penone che diventa natura nell’intervista su La Stampa. E poi Huang Yong Ping a Parigi, Salvatore Ferragamo a Firenze

“La natura è così, e per questo mi attrae, come quando un fiume trova un masso e modifica, reinventa il proprio percorso. Vista da di fuori può parere un’effrazione, un’imposizione bronzea. Ma l’albero no, avvolge, ingloba, metabolizza. Anche quel gesto diventa natura”. L’albero, elemento ricorrente nell’opera di Giuseppe Penone, che in occasione delle mostre al […]

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La natura è così, e per questo mi attrae, come quando un fiume trova un masso e modifica, reinventa il proprio percorso. Vista da di fuori può parere un’effrazione, un’imposizione bronzea. Ma l’albero no, avvolge, ingloba, metabolizza. Anche quel gesto diventa natura”. L’albero, elemento ricorrente nell’opera di Giuseppe Penone, che in occasione delle mostre al Mart di Rovereto e alla Reggia di Venaria ne parla con Marco Vallora nell’intervista su La Stampa. “Una strana posizione concettuale, che però poi materializza l’invisibile e da forma al respiro, che pure è immateriale. ‘Però è presentissimo nella nostra vita, accompagna la nostra esistenza, sino alla morte. E poi respiro è anche il fiato che esce dalla nostra bocca, quando fa freddo. Ha una sua visibilità, che io restituisco in scultura’”. Bellissime le parole riferite al piccolo busto del figlio Ruggero: “Come mai inedita? ‘Erano gli Anni 80, a bloccarmi non c’era soltanto il tabù, infranto, di un busto figurativo, ed il rapporto intimo, mimetico, con mio figlio, e pure il cavalietto, da vecchio scultore. E già che allora si parlava di un ritorno alla figuratività, con la Transavanguardia, non volevo si creassero ambiguità. Tutto nasceva dall’idea che la scultura è un adattarsi della mano alle forme delle cose. Ho posato la mia mano sulla sua fronte e ho cercato di trasferire quelle forme nella creta. Che poi si riverberano in bronzo nello spazio. Sì, forse come in un’esplosione cosmica’”.

La Stampa è in vena di interviste: e allora Rocco Moliterni arriva fino al Grand Palais di Parigi per chiacchierare con l’artista cinese Huang Yong Ping protagonista della rassegna Monumenta. “Il serpente rimanda alla mitologia cinese? ‘In parte sì, ma anche a una metafora di Deleuze, che mi aveva intrigato. Senza dimenticare un passo della Bibbia che dice: Aronne gettò il bastone davanti al faraone e davanti ai suoi servi ed esso divenne un serpente’“. “Prototipi degli anni Venti così avanzati da sembrarci ancora d’avanguardia, quelle scarpe incredibili fatte di plexiglas, di acciaio, di materiali poveri, il simbolo dell’immaginazione al potere del Picasso della moda, fondatore della casa fiorentina”. La casa di cui si parla è Ferragamo, ed è il Corriere della Sera a raccontare la mostra fiorentina divisa in cinque percorsi, dal Museo Salvatore Ferragamo alla Biblioteca Nazionale Centrale, la Galleria del Costume e la Galleria d’Arte Moderna a Palazzo Pitti, il Museo Marino Marini e, a Prato, il Museo del Tessuto.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.