Elezioni 2016. Milano città Stato: si può dare di più? Alla fine della campagna elettorale, un dibattito sul ruolo della capitale morale

“Che cosa accomuna Barcellona, Madrid, Berlino, Londra e Parigi, città che stanno crescendo e che attirano le migliori intelligenze del mondo? In una parola ciò che le accomuna è l’autonomia”. Questo in sintesi il pensiero di una sorta di “manifesto” stilato dall’Associazione Milano, spin-off dell’associazione Vivaio nata 5 anni fa da componenti di tutte le […]

Milano - vista dalla Terrazza Martini

“Che cosa accomuna Barcellona, Madrid, Berlino, Londra e Parigi, città che stanno crescendo e che attirano le migliori intelligenze del mondo? In una parola ciò che le accomuna è l’autonomia”. Questo in sintesi il pensiero di una sorta di “manifesto” stilato dall’Associazione Milano, spin-off dell’associazione Vivaio nata 5 anni fa da componenti di tutte le idee politiche accomunati dal desiderio di rendere Milano la città più bella del mondo. L’Associazione oggi ha chiamato all’appello tutti i candidati Sindaco della città di Milano a confrontarsi in un dibattito pubblico ospitato nel Salone d’Onore della Triennale, aperta appositamente ed eccezionalmente di lunedì.
La prime domande che ci vengono spontanee sono: cosa significa città migliori? Secondo quali parametri vengono definite tali? Economici, culturali, per la politica ambientale? Non sarebbe forse appropriato parlare di città più vivibili? Nella lista che la rivista “Monocle” compila annualmente sulle città più vivibili nel mondo non sembrano comparire nei primi posti quelle citate nel “manifesto”. E soprattutto in un momento così drammaticamente delicato con l’intensificarsi dello spirito xenofobo in tutta Europa, la chiusura dei confini e la creazione di sempre nuove barriere, al di là delle potenzialità politiche, imprenditoriali e fiscali che sicuramente una città Stato potrebbe avere, non si rischia di dividere anziché unire?
L’associazione Milano lamenta che la città sia nella periferia della cultura internazionale: “Le sue produzioni sono strettamente locali, le sue fiere di settore non attirano più mercati stranieri e hanno pure perduto il primato nazionale, superate da città come Bologna e Torino” sostengono fermamente. La neo Fondazione Prada è forse una realtà locale? La città ha eccellenze invidiate da tutto il mondo, dal Teatro alla Scala a prestigiose università, ai capolavori conservati nei musei cittadini, tra cui la Pinacoteca di Brera; eventi internazionali come il Salone del Mobile, Expo e la fiera d’arte miart, entrata ormai nel palcoscenico dell’arte internazionale. Come non tenerne conto in questo dibattito?

MODELLO TED
Ad affiancare il lavoro dell’associazione negli ultimi mesi è stato Corrado Passera secondo cui “Milano può puntare al massimo. Ma per fare questo ci vuole una velocità che Milano oggi non ha. Per essere veloci ci vuole un livello di autonomia che tutte le città concorrenti hanno. La città ha bisogno dei poteri di una Regione”.
L’incontro è stato organizzato sul dinamico modello TED: 7 minuti per ogni candidato, interventi rigorosamente in ordine alfabetico con una presentazione su ogni candidato prelevata dalle prime notizie recenti apparse su Google news. Il tutto in diretta streaming sul sito del Corriere.
Ad aprire ufficialmente il dibattito, l’intervento della professoressa d’Amico, Ordinario di Diritto Costituzionale dell’Università Statale che in buona sostanza ha detto che trasformare la città di Milano in Regione si può fare, da un punto di vista costituzionale, elencando una serie di parametri. Si può creare una regione con un minimo di 1 milione di abitanti; la proposta va approvata da un referendum. Per i candidati Sindaco, in piena campagna elettorale, è stata l’ennesima occasione per 7 minuti di spot. Assenti? Basilio Rizzo (Milano in Comune), Natale Azzaretto (Partito Comunista dei Lavoratori) e, non passata inosservata, la grande assenza di Giuseppe Sala (centrosinistra). Ai candidati presenti, alla fine del loro intervento, è stato chiesto di apporre la loro firma su un cartellone e dare la loro preferenza sul Sì o il No sulla proposta di Milano città Stato.

GLI INTERVENTI IN SITESI
Per Maria Teresa Baldini (Fuxia People) “La creatività salverà il mondo e solo dagli opposti nasce la bellezza. Sì per una Milano città Stato ma intesa come valore per la gente”, è più cauto Marco Cappato (Radicali) che sostiene come “La Forza di una città sia nell’apertura. Non si può rischiare di finire in una trappola del regionalismo e dello statalismo che hanno affossato le nostre regioni. Sì a una città autonoma ma con condizione. Non sull’attuale modello di chiusura burocratica” Per Gianluca Corrado (Movimento 5 Stelle) “Le 14 città metropolitane sono strutture vuote perché non hanno sufficienti conferimenti statali. Milano merita un’autonomia maggiore, ma questa autonomia deve esplicarsi nella sovranità energetica”; Nicolò Mardegan (NoixMilano) sottolinea l’incapacità di osare della politica italiana: “La politica è morta e Milano cerca di ricostruirla ed è l’unica città che trascina la Nazione” dice “Sì per la città Stato per liberare Milano dagli avvoltoi dei Palazzi romani”
Stefano Parisi (centrodestra) evidenzia il vuoto amministrativo della Legge Delrio sulle Province: “Milano deve riprendere in mano il suo destino. Il modello deve essere di maggiore autonomia fiscale. Sì, ma con una chiara idea di cosa sia l’autonomia”, infine Luigi Santambrogio (Alternativa Municipale) vuole che siano i cittadini al centro dell’elaborazione politica: “Sì alla città Stato” afferma “ma restituendo ai cittadini il rispetto per la cittadinanza”.

PROPOSTE SULLA CULTURA
E la cultura? Le proposte per migliorare la città di Milano e per renderla sempre più competitiva?  Baldini ha brevemente sottolineato quanto la creatività sia importante nel rendere le città migliori, prendendo a prestito Dostoevskij. Ma non ha fatto proposte concrete e ha puntato il suo intervento sulla fuga dei cervelli e sulla Sanità, ambito che conosce bene, essendo medico chirurgo all’Istituto dei tumori.
L’arte, il teatro, il design, la moda sono le nostre eccellenze e sarebbero dovute essere al centro del dibattito. Senza cultura, senza momenti di partecipazione popolare al bello, le città diventano aride. Sul Sì alla città Stato, però, tutti concordi e tutti con riserva. Tranne naturalmente gli assenti. Non previste le domande del pubblico: i cittadini non sono, evidentemente, ancora al centro. Neppure nella Città Stato.

– Daniele Perra

www.milanocittastato.it
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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Collabora con "ICON DESIGN", “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano” e ha collaborato con Artribune come editorialista e consulente.