Gabellone, Pessoli, Manzelli: invenduti. Giovani italiani (ma pure Cattelan) massacrati nella New York dei record: solo Gnoli salva l’asta Phillips di Bonami

Qualcuno aveva voluto interpretare la vendita come una sorta di Italian Sale newyorkese, la casa d’aste spingeva sul surplus dato dalla relativa novità dell’asta “curata”, in questo caso dall’italiano Francesco Bonami. Non era poca, dunque, l’attesa The Great Wonderful: 100 Years of Italian Art, la sessione di evening sale che Phillips contrapponeva a New York […]

Giuseppe Gabellone, Untitled (GG09- 2719F), 2009, invenduto

Qualcuno aveva voluto interpretare la vendita come una sorta di Italian Sale newyorkese, la casa d’aste spingeva sul surplus dato dalla relativa novità dell’asta “curata”, in questo caso dall’italiano Francesco Bonami. Non era poca, dunque, l’attesa The Great Wonderful: 100 Years of Italian Art, la sessione di evening sale che Phillips contrapponeva a New York alle sue serate da scintille delle sorelle maggiori Christie’s e Sotheby’s. Ma i risultati sono stati deludenti, quasi un vero e proprio flop: se di questo si può parlare, quando in un clima euforico come quello di questi giorni nella Grande Mela restano invenduti 24 lotti sui 65 in catalogo.
Ma è la tipologia degli invenduti a dover far riflettere maggiormente: innanzitutto perché è rimasto al palo il campione che tutti riconoscono come la nostra stella più lucente sul piano globale, nelle ultime generazioni, ovvero Maurizio Cattelan, e con entrambe le opere che schierava in lizza. E poi perché hanno fallito quasi tutti – fa eccezione Pietro Roccasalva – i giovani artisti italiani che Bonami contava di proiettare nel firmamento: da Giuseppe Gabellone ad Alessandro Pessoli, a Margherita Manzelli, tutti ignorati dai pubblico collezionistico. Come anche nomi forti quali quelli di Scheggi, Pascali, Baruchello, Ceroli, a poi Fontana, Fabio Mauri, Manzoni, Marino Marini, Guttuso: una specie di Caporetto, insomma.

Domenico Gnoli, Shirt Collar Size 14 ½
Domenico Gnoli, Shirt Collar Size 14 ½

Poche le eccezioni, per un risultato che comunque testimonia che anche le scelte del curatore fiorentino evidentemente non hanno convinto il mercato oppure, cosa ancor più grave, gli artisti in mancanza di acquirenti interessati non sono stati difesi correttamente dai loro galleristi. Star della serata, Domenico Gnoli, presente in catalogo con Shirt Collar Size 14 ½, atteso top lot, che comunque con i suoi 6.885.000 dollari non ha raggiunto neanche la stima minima di 7 milioni. Bene, o forse benino?, anche Giuseppe Penone, il cui Idee di pietra – il celebre albero in bronzo visto anche a Documenta – ha toccato 1.325.000 dollari, anche qui però leggermente sotto la stima minima, di 1,5 milioni.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.