Labics in mostra a Roma, da Stefania Miscetti. Cinquanta modelli realizzati dallo studio romano, per esplorare il ruolo della struttura in architettura

Non ha più bisogno di presentazioni lo studio Labics, fondato nel 2002 da Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori. Negli ultimi anni, gli architetti romani hanno dimostrato di sapersi confrontare con tutte le scale di progetto, ottenendo risultati di indubbio valore. Pensiamo al centro polifunzionale MAST di Bologna o alla Città del Sole, complesso abitativo […]

Labics, Structures - Stefania Miscetti, Roma, 2015

Non ha più bisogno di presentazioni lo studio Labics, fondato nel 2002 da Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori. Negli ultimi anni, gli architetti romani hanno dimostrato di sapersi confrontare con tutte le scale di progetto, ottenendo risultati di indubbio valore. Pensiamo al centro polifunzionale MAST di Bologna o alla Città del Sole, complesso abitativo ormai giunto a compimento a Roma. O alla recentissima selezione tra i cinque finalisti del Progetto Flaminio, il concorso internazionale per la definizione urbanistica del quartiere dedicato alla Città della Scienza, sempre a Roma.
Il 23 aprile, negli spazi della galleria Stefania Miscetti, una mostra ha messo in luce  un aspetto diverso del lavoro dei Labics. “Structures”, curata da Luca Molinari, mette in scena un paesaggio costituito da cinquanta modelli realizzati appositamente nell’ultimo anno: una riflessione sul ruolo della struttura in architettura. L’utilizzo di archetipi spaziali conduce in modo sintetico e diretto ai principali temi della ricerca dello studio, come il rapporto tra interno ed esterno o tra l’architettura e il paesaggio.
Come scrive Molinari nel libro pubblicato per l’occasione da Nero Edizioni: “La ricerca silenziosa e solida di Labics si confronta con altre azioni e tentativi d’individuare strade alternative in cui si sta dibattendo molta della buona architettura internazionale in questo particolare momento storico. Siamo in un momento di transizione di cui non si vedono che i primi confini sfuocati, ma sarà anche attraverso azioni di questo tipo, imperfette ma generose e aperte, che in questi prossimi anni si disveleranno progressivamente alcune delle strade che sarà importante imboccare”. Qui un po’ di immagini dell’allestimento, insieme ai singoli modelli realizzati dai Labics.

– Emilia Giorgi

www.studiostefaniamiscetti.com

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Emilia Giorgi
Emilia Giorgi (Roma, 1977) è critica e curatrice di arti visive e architettura contemporanee. Dal 2002 al 2009 collabora con il MiBACT, tra le altre attività alla definizione del programma culturale del museo MAXXI di Roma, dove poi lavora dal 2010 al 2012. Come curatrice indipendente ha collaborato tra gli altri con La Triennale di Milano, la Fondazione Feltrinelli, il Centro Pecci di Prato, l’Istituto Centrale per la Grafica, la Fondazione VOLUME!, la Fondazione Pastificio Cerere (Roma). Nel 2015 cura la sezione Cut and Paste del Padiglione Italiano (diretto da Cino Zucchi) della Biennale di Architettura di Venezia. Autrice di numerosi saggi e pubblicazioni, scrive per le principali testate italiane, come Il Manifesto, Artribune, Flash Art, Domus, Abitare, Icon Design. Il suo libro più recente è "Giorni come stanze. Riappropriarsi della città" (Libria, 2020). Fa parte del direttivo dell’IN/ARCH Lazio.