Da Eleonora Duse a Patty Pravo: “Donne protagoniste del Novecento” apre i festeggiamenti per il trentennale della Galleria del Costume di Palazzo Pitti. Ecco le immagini in anteprima

Restituire un soffio di vita ad abiti ed accessori appartenuti a personalità femminili di rilievo nel campo della moda e in altre discipline artistiche e creative: è questo il criterio del riallestimento della Galleria del Costume di Firenze. A partire da mercoledì 13 novembre il museo ospitato all’interno di Palazzo Pitti riapre le porte al […]

Restituire un soffio di vita ad abiti ed accessori appartenuti a personalità femminili di rilievo nel campo della moda e in altre discipline artistiche e creative: è questo il criterio del riallestimento della Galleria del Costume di Firenze. A partire da mercoledì 13 novembre il museo ospitato all’interno di Palazzo Pitti riapre le porte al pubblico con la mostra Donne protagoniste del Novecento, uno dei tre eventi in programma per celebrare il trentennale della sua fondazione. Nata nel 1983, grazie alla spinta trainante di istituzioni pubbliche e imprenditoria cittadina e unica istituzione a gestione MiBAC votata alla raccolta, valorizzazione ed esposizione del settore moda, la galleria possiede oltre seimila pezzi, dal Settecento ai giorni nostri; con frequenza biennale rinnova i propri spazi all’interno della Palazzina della Meridiana, nella reggia fiorentina, sia per rispondere a ragioni di tipo conservativo, sia per dare visibilità ad un patrimonio in costante arricchimento grazie a donazioni private e pubbliche.
E tra i donatori figurano anche Patty Pravo, la collezionista di moda Cecilia Matteucci Lavarini e le designer di moda Susan Nevelson e Lietta Cavalli, a ciascuna delle quali si è scelto di dedicare uno specifico ambito del nuovo allestimento, accostando personalità eterogenee, per gusto ed epoca. Tra gli espedienti messi in campo dal progettista dell’intervento, l’architetto Mauro Linari, c’è anche una sinuosa scala, memore delle scenografie del Festival di Sanremo, disposta nella sala da ballo della Palazzina: qui trovano posto i quattro abiti da sera firmati Versace, Gucci e Cavalli donati al museo dalla cantante veneta. In mostra, tra gli altri, anche le tuniche di Fortuny di Eleonora Duse, i preziosi vestiti di Rosa Geroni, considerata all’inizio del secolo scorso “l’ideatrice della moda italiana”, gli abiti da gran sera di Emilio Shuberth appartenuti a Antonella Cannavò Florio, una selezione di gioielli realizzati con materiali in plastica e fibre vegetali e alcuni abiti da sposa, testimoni dell’evoluzione di questo indumento nel corso del secolo scorso.

– Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.