Basel Updates: collezionisti milionari chiusi per un drink in baracche di legno. Tante foto dal “Favela Café” di Tadahi Kawamata a Messeplatz

Art Basel, First Choice VIP preview. Milionari, affaticati, degustano un bicchiere di vino in calici dallo stelo lungo. Questa edizione di Basilea, che segna una recrudescenza dell’uso del paradosso, della sineddoche e anche della traslitterazione, porta i milionari succitati a riposare dentro baracche di legno che il giapponese Tadahi Kawamata, già Documenta IX, appronta per […]

Art Basel, First Choice VIP preview. Milionari, affaticati, degustano un bicchiere di vino in calici dallo stelo lungo. Questa edizione di Basilea, che segna una recrudescenza dell’uso del paradosso, della sineddoche e anche della traslitterazione, porta i milionari succitati a riposare dentro baracche di legno che il giapponese Tadahi Kawamata, già Documenta IX, appronta per il “Favela Café” a Messeplatz.
L’effetto è straniante e, forse, un po’ sconsolante. Molto più delle provocazioni di Koons con Cicciolina, o degli shock legati all’uso del corpo da parte di personaggi come Gina Pane o Marina Abramovic, questa installazione potrebbe diventare il nuovo paradigma di un mondo dell’arte, quello attuale, che nella sua oltre-post-modernità non soltanto non offre più giudizi di valore sulle cose ma si appresta a liquefare ogni possibile premessa di un possibile giudizio di valore, “estetizzando” qualsiasi realtà o idea. L’arte rischia di diventare così come il Candide di Voltaire, specie qui a Basilea, dove sono tutti ricchi, giovani e belli. Candide crede di vivere nel migliore dei mondi possibili, malgrado la realtà intorno a lui insista nell’offenderlo.
L’arte di oggi rischia un po’ la stessa cosa. Costruendo il Favela Café, quindi un’opera d’arte “applicata” alla refrigerazione delle bevande ed al consumo di panini, il rischio che si corre è di trasmettere una sorta di indifferenza etica pensando di alimentare una sempre più avvincente sensibilità estetica.

– Nicola Davide Angerame

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Nicola Davide Angerame
Nicola Davide Angerame è filosofo, giornalista, curatore d'arte, critico della contemporaneità e organizzatore culturale. Dopo la Laurea in Filosofia Teoretica all'Università di Torino, sotto la guida di Gianni Vattimo con una tesi sul pensiero di Jean-Luc Nancy, inizia la collaborazione con quotidiani e riviste scrivendo d'arte ma anche di cinema, architettura e cultura contemporanea. In vent'anni di attività ha fondato e diretto, su modello delle Kunsthalle tedesche, la Galleria Civica di Alassio e la Galleria Civica di Andora. Ha fondato e diretto l'associazione culturale "whitelabs. Culture in progress" con sede e spazio espositivo a Milano. Fino ad oggi ha progettato e curato decine di eventi culturali e più di cento mostre personali e collettive di artisti e fotografi, italiani e stranieri, collaborando con istituzioni private e pubbliche in Italia e all'estero. Ha tenuto conferenze sui temi dell'arte e della filosofia in istituzioni italiane e straniere ed ha curato progetti culturali e mostre a New York, Seoul, Bangkok, Parigi, Berlino e Londra. Dopo aver vissuto e lavorato tra Milano e New York, attualmente vive e lavora a Torino, dove insegna Storia dell'Arte Contemporanea presso il Collegio Universitario Luigi Einaudi e dove tiene seminari presso l'Università degli Studi di Torino (cattedra di Estetica). Suoi articoli sono apparsi su Robinson (La Repubblica), L'Unità, Il Manifesto, Art Presse (Paris), Il Mucchio Selvaggio, Exibart, Arte e Critica, Artribune, Segno, FC Fotografia e [è] Cultura.