Una Maxxi storiaccia. Cominciano ad affastellarsi le dichiarazioni internazionali. Da New York infilano il coltello nella piaga. Da Londra pure Zaha Hadid dice la sua, laconicamente

Su due cose i media internazionali si sono divertiti in questa ultima settimana a prenderci ennesimamente per i fondelli. Sui lingotti e i diamanti della Lega Nord e sulla Maxxi storiaccia del museo d’arte contemporanea nazionale, commissariato dal suo stesso governo. L’Observer ha mandato avanti il suo informatissimo e puntualissimo art-blogazine GalleristNY il quale ha […]

Su due cose i media internazionali si sono divertiti in questa ultima settimana a prenderci ennesimamente per i fondelli. Sui lingotti e i diamanti della Lega Nord e sulla Maxxi storiaccia del museo d’arte contemporanea nazionale, commissariato dal suo stesso governo. L’Observer ha mandato avanti il suo informatissimo e puntualissimo art-blogazine GalleristNY il quale ha raccontato la questione e, notando come il budget annuale del Maxxi ammonti attorno ai 12 milioni di dollari, ha mostrato tutto il suo stupore: “A New York – non ha mancato di far notare l’autorevole sito web – 12 milioni non sono che la frazione dei budget dei nostri maggiori musei. Il MoMA ha un budget pari a 155 milioni e 11 milioni sono giusto le spese accessorie per gestire le membership”. Insomma quello che da noi sembra troppo, sembra eccessivo (regalare 200 milioni di euro all’anno al sistema criminogeno dei partiti è okkay, darne qualche decina ai musei è spreco, no?), altrove è una bazzecola.
Da New York a Londra. Dall’ironia sferzante della Grande Mela allo studio d’architettura della grande irachena che ha firmato l’architettura del Maxxi. Zaha Hadid, proprio lei, vista la situazione di difficoltà ha deciso di intervenire con un messaggio laconico, neutro, ma in chiaro sostegno dell’attuale dirigenza del museo. Così l’architetta angloirachena: “attraverso l’organizzazione di mostre di successo, il Maxxi si è costruito un’importante reputazione internazionale, posizionando Roma tra le più importanti città al mondo per l’arte contemporanea. Questo risultato così significativo deve essere attribuito all’impegno e allo spirito di abnegazione della Fondazione Maxxi. Con una guida così lungimirante, sono convinta che il successo del Maxxi continuerà a crescere oltre ogni aspettativa”. Certo, visto lo spiccato ego dell’architetto – ego più che riscontrabile, ehm, nella struttura del museo stesso… – è come chiedere all’oste notizie sul suo vino, tuttavia la dichiarazione della Hadid è significativa nel senso della chiave di lettura che fin da principio abbiamo dato a questa vicenda: per dirla con un francesismo, lo sputtanamento internazionale che l’Italia del contemporaneo sta subendo a causa della incapacità ministeriale di gestire le criticità. Qui la conferma: se ne parla ovunque, se ne parla anche a New York e Londra, le due capitali del mondo.

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