Ma dove sono esposti i capolavori di Mario “Mertz” e Fortunato “De Pero”? Ve lo diciamo noi: nel museo degli orrori del cialtro-giornalismo italiano…

Ce l’avete presente la curiosa notizia che vi abbiamo passato durante questi giorni riferita al gallerista falsario e anche un po’ spacciatore di stupefacenti? Bene, ci ritorniamo su non tanto per rivelarvi la vera identità del reo – le lettere che sono arrivate in redazione con richieste a tal riguardo non si contano… -, quanto […]

Ce l’avete presente la curiosa notizia che vi abbiamo passato durante questi giorni riferita al gallerista falsario e anche un po’ spacciatore di stupefacenti? Bene, ci ritorniamo su non tanto per rivelarvi la vera identità del reo – le lettere che sono arrivate in redazione con richieste a tal riguardo non si contano… -, quanto per far partire da questa storiaccia una riflessione sulla pochezza dell’attuale nostrana offerta giornalistica. Specie quando quest’ultima è costretta a confrontarsi con il mondo dell’arte, specie contemporanea. Direte voi: cosa c’entra un falsario trovato con le mani nella marmellata, anzi nella cocaina, con la qualità dell’editoria italiana?
C’entra eccome invece. Dunque torniamo all’inizio, anzi alla fonte (della notizia). La fonte della notizia è stato, come sovente accade, un dispaccio d’agenzia, questa volta compilato appunto dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Nel dispaccio, che vi alleghiamo, raccontavano le circostanze dell’accaduto ed elencavano i nomi degli artisti falsificati con qualche errore. Succede: i Carabinieri non sono critici d’arte né giornalisti culturali, fanno il loro lavoro e lo fanno egregiamente tanto che sono i migliori al mondo quando si tratta di andare a recuperare opere trafugate o capolavori rubati. E così per loro è immediato il perdono quando scrivono Fortunato “De Pero” e Mario “Mertz”. Perdono che è un po’ meno immediato, invece, per tutte le testate giornalistiche che oggi, domenica 20 novembre, sono uscite con la notizia scopiazzando bellamente il comunicato oppure sviluppandolo ma, in ogni caso, pubblicando nomi di artisti sbagliati, completamente inesistenti, frutto di evidenti errori di battitura. Corriere, Repubblica e via dicendo, senza nessuna distinzione, hanno fatto nascere i nuovi capolavori di De Pero e di Mertz.
Ora, per carità, non è che noi non si sbagli mai, anzi. Ma qui non si tratta banalmente di errori, si tratta di un diffuso senso di sciatteria collettiva. Che infetta tutte le redazioni, tutti i collaboratori. Che si dipana in giornali che solo una strada hanno per rispondere ad una crisi e ad un cambio dei costumi che tenderà a farli scomparire: la strada della qualità e dell’accuratezza. E invece stiamo ancora al punto che copiamo le agenzie. Pure quando sono smaccatamente sbagliate.

Il comunicato dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale

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